GROTTAMMARE – “La mostra ‘Il Tarpato e il Sacro’ celebra il genio artistico di Giacomo Pomili, riconosciuto come una delle voci più originali e suggestive del surrealismo visionario e fantastico di matrice naïf”.

Con queste parole il prof. Andrea Viozzi, storico dell’arte, presenta la rassegna da lui curata, in programma dal 9 al 31 Agosto 2026 a Grottammare, presso il Museo “Il Tarpato”, che prende il nome proprio dallo pseudonimo con cui il pittore grottammarese firmava i suoi quadri.

La mostra, che è promossa dal Comune di Grottammare con il patrocinio della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto e la collaborazione dell’Associazione Pelasgo 968, verrà inaugurata il 9 Agosto, alle ore 18:30, nelle Logge di Piazza Peretti, con il saluto delle autorità e la partecipazione straordinaria di mons. Gianpiero Palmieri, vescovo delle Diocesi del Piceno.

Durante l’evento inaugurale, oltre al prof. Andrea Viozzi, interverranno anche Tiziana Capocasa, giornalista e ideatrice della rassegna, Giuseppe Gabrielli, vicepresidente dell’associazione culturale Pelasgo 968 che gestisce il Museo “Il Tarpato” nel borgo storico di Grottammare, e Filippo Massacci, divulgatore culturale.

Il sacro come rifugio e come rivelazione

Spiega il prof. Viozzi: “Lo scorso anno il Comune di Grottammare ha celebrato il centenario della nascita di Pomili con numerosi eventi e con il catalogo ‘Il Tarpato, la vita e le opere’, a cura di Tiziana Capocasa, che è anche l’ideatrice della mostra.
Con questa rassegna vogliamo celebrare questo artista legatissimo alla sua terra e alle sue radici, sottolineando come abbia trovato nell’arte sacra un punto di riferimento fondamentale per la sua evoluzione“.

La mostra si articola in quattro sezioni che raccontano il rapporto profondo dell’artista con la spiritualità: “Devozione mariana”; “Il paesaggio come mappa dell’anima”; “La Natività”; “Le Crocifissioni”.

“Nelle pievi e nelle chiese del borgo, Pomili ha osservato Madonne, Natività, la Madonna della Misericordia, la tela della bottega di Vincenzo Pagani del 1527 conservata nella chiesa di Sant’Agostino, le scene della Passione e quelle di San Giovanni Battista, patrono di Grottammare – prosegue Viozzi -. Dedicare spazio alle opere sacre del Tarpato, quindi, consente di completare il ritratto dell’uomo e dell’artista, che ha cercato nel divino un rifugio e una risposta alle sue inquietudini terrene, creando un cortocircuito affascinante e misterioso tra sacro e profano. Non è solo un omaggio al pittore di paese, ma il recupero di una testimonianza spirituale autentica e priva di filtri, in cui il dramma umano incontra la promessa della redenzione“.

Una mostra che racconta l’uomo oltre l’artista

Pomili è uno degli artisti grottammaresi più enigmatici e profondi. Non fece studi artistici, né ebbe un’istruzione in tal senso. Dopo le Scuole Elementari, lavorò come muratore, per poi divenire “guardalinee” delle Ferrovie dello Stato. Un uomo umile, semplice e senza pretese, schivo e solitario, eterno incompreso dai suoi compaesani.

Fu segnato da una vita complessa, durante la quale riuscì a trasformare il dolore in visione creativa. Cominciò, infatti, a dedicarsi alla pittura durante la metà degli anni ’60, a quarant’anni circa, dopo essere stato colpito da una grave malattia ai polmoni e da vicende personali difficili. Nonostante la mancanza di studi e titoli legati all’arte, Pomili scoprì un grande talento artistico fin dai primi tentativi pittorici, dimostrando di possedere sicurezza e padronanza dei pennelli, nonché quella spontaneità e originalità del segno che ne fanno un’artista unico nel suo genere.

Molto prima che la critica si affannasse a collocarlo tra i Naïf o nell’Art Brut, Pomili trovò nella pittura una vera e propria cura dell’anima, capace di trasformare il tormento interiore in forza creatrice e musa ispiratrice, giungendo direttamente al cuore delle persone semplici. La sua personalità artistica, istintiva e svincolata dalle convenzioni  e delle influenze accademiche, parlava infatti un linguaggio figurativo visionario, ricco di colori accesi, forme stravaganti e una carica simbolica dirompente, che ancora oggi affascina.

“Il Tarpato e il Sacro” diventa così un’occasione unica per riscoprire un artista che ha saputo trasformare la fragilità in visione, la sofferenza in colore, la spiritualità in un linguaggio personale e potentissimo.

Le parole del primo cittadino Rocchi e del vicesindaco Rossi

Il primo cittadino di Grottammare Alessandro Rocchi e il vicesindaco Lorenzo Rossi, che è anche assessore alla crescita culturale e all’accoglienza turistica, dichiarano:

Lo scorso anno abbiamo celebrato il centenario della nascita di Giacomo Pomili, rianimandone, insieme a una comunità di amici e collezionisti, la memoria di uomo e di artista, intrecciate nella sua biografia così fragile e intensa. E abbiamo provato a dare alla sua opera un primo contributo critico ad ampio spettro, con una mostra antologica, due pubblicazioni e un convegno. Ma le ricorrenze hanno un senso soltanto se non esauriscono il loro compito nella memoria di una data. Se riescono, invece, a trasformarsi in un impegno duraturo, capace di mantenere viva la voce di un artista e di rinnovarne continuamente lo sguardo. È con questo spirito che nasce Il Tarpato e il Sacro“.

I due amministratori colgono l’occasione per ringraziare chi ha permesso di realizzare la mostra:
“Un ringraziamento particolare va a Tiziana Capocasa, promotrice di questa esposizione e tra le custodi più appassionate della memoria di Giacomino. Poi all’Associazione Pelasgo 968, che, dopo aver accompagnato le iniziative del centenario, continua a sostenere con dedizione la valorizzazione del Museo e l’organizzazione delle sue attività. Infine al prof. Andrea Viozzi, che ha individuato il tema della mostra e ne ha curato con competenza l’impianto critico, offrendo una nuova chiave di lettura dell’opera del Tarpato.
È grazie alla collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini che il patrimonio culturale di una comunità continua a vivere e a rinnovarsi. Perché un artista appartiene davvero alla sua comunità, quando la sua eredità non viene custodita soltanto nella memoria, ma continua a generare conoscenza, emozione e nuovi sguardi in chi, oggi come allora, si lascia attraversare dalla forza delle sue opere”.

L’invito di Tiziana Capocasa

Una mostra tra poesia e spiritualità che stupirà con molte opere mai esposte prima! Opere che aiuteranno a completare lo sguardo su un artista capace di narrare il sacro con il suo personalissimo linguaggio istintivo e visionario”, afferma la giornalista Tiziana Capocasa, custode della memoria artistica ed umana del Tarpato, insieme alle nipoti Rosamaria ed Antonella Pomili.

E conclude: “Invitiamo tutti a scoprire la forza visionaria e profondamente umana del Tarpato. La mostra offre un percorso intenso, autentico, che merita di essere attraversato con lo sguardo e con il cuore. Vi aspettiamo per condividere insieme questa esperienza”.

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