Di Pietro Pompei
GROTTAMMARE – Partire dalla Chiesa di S. Martino, alla sinistra del Tesino, è quasi d’obbligo per iniziare la storia di Grottammare. Il nome stesso, poi, ci riporta alla particolare conformazione del terreno su cui sorse, nel Medioevo, il vecchio incasato che ha resistito fino ai nostri giorni, nonostante le varie disavventure derivanti da assalti provenienti dal mare o dalla terraferma e dai dissesti provocati dalle ripetute frane della collina. Con il formarsi dei “relitti” di mare, iniziò il nuovo insediamento, specialmente lungo la nuova strada Aprutina (o Lauretana). La Chiesa di S. Martino ci parla anche dell’intervento dei Monaci Benedettini, la cui presenza, secondo l’ipotesi dello storico Speranza, risalirebbe all’VIII secolo. Si sa che fu costruita su un tempio pagano che, a sua volta, era stato ristrutturato dall’imperatore Adriano: un luogo di convergenza religiosa e commerciale, di cui la “Sagra”, che si ripete ogni volta che il primo luglio coincide con la domenica, resta significativa testimonianza. È ipotizzabile, inoltre, intorno al XII-XIII secolo, la presenza dei Monaci Cisterciensi, le cui “Rance” sono diffuse nella nostra regione, che tentarono una bonifica del luogo, particolarmente adatto, per il clima, alla coltivazione degli agrumi, come intuì nel XVIII secolo il vescovo Bacher, che aveva trasferito la propria abitazione nella nostra città.
Le vicissitudini dell’insediamento sul colle sovrastante la Chiesa di S. Martino, più sicuro contro l’imperversare delle incursioni saracene e delle varie piraterie, si intrecciarono, nel periodo medievale, con quelle della potenza monastica farfense e papale, dei vari imperatori e della città di Fermo, alla quale Grottammare fu donata dal re Manfredi nel 1258, “cum suo portu”. Fermo pensò subito a rafforzare le strutture murarie del luogo e a riattivare il porto, tenendo in grande considerazione il Castello di Grottammare, tanto da collocarlo fra i primi otto castelli di prima classe, con tutti i privilegi che ne conseguivano, tra cui l’elezione del podestà fra i patrizi di quella città.
Negli anni successivi, Grottammare si trovò coinvolta, tra avventure e disavventure, nella storia della città di Fermo, fino alla formazione del Regno Italico, quando quest’ultima perse la propria autonomia. La nostra città fu posta a capo del Dipartimento del Tronto, con giurisdizione su S. Benedetto, Acquaviva e Monteprandone.
Non vanno dimenticate l’attenzione e la generosità manifestate verso Grottammare da papa Sisto V nel XVI secolo, sempre sensibile alle richieste dei cittadini del “luogo natio”. Egli intervenne dapprima come Amministratore del Vescovo di Fermo, favorendo l’assegnazione di una cospicua somma di denaro per il ripristino del porto dopo la disastrosa frana del 1574, e successivamente, da Papa, con varie regalie, compresa quella riguardante l’istruzione.
Alle bellezze naturali e alle favorevoli condizioni climatiche della nostra città si affiancò, nel corso del XIX secolo, una fiorente attività imprenditoriale e commerciale, favorita dalla viabilità e da una certa politica di protezionismo industriale voluta dai governanti del tempo. All’inizio del XIX secolo fu avviato un primo opificio ad opera del teramano Vincenzo Comi, sul cui esempio, ben presto, ne furono avviati altri per la produzione di cremortartaro e di oli di lauro. Grande risonanza ebbe la “raffineria di zuccheri” promossa dal conte fermano Francesco Paccaroni. Questa fu sostituita, nel 1867, da una “raffineria di petrolio” che, nonostante l’impiego di numerosa manodopera, venne presto chiusa poiché si era rivelata nociva per la salute degli abitanti. Non va dimenticata l’attività del “Premiato Pastificio Danieli e Ricciotti”, che dalla fine del XIX secolo operò fino al 1940, arrivando a impiegare fino a 60 operai. Altre imprese contribuirono, nell’ultimo scorcio dell’Ottocento, a portare lavoro e ricchezza alla città di Grottammare. Ricordiamo le “Filande a vapore” per la lavorazione della seta, che favorirono gli allevamenti locali dei bozzoli; la “fabbrica di fiammiferi”; la “fabbrica di Acque Gazose e Seltz” e quella dell’“Acqua Fior d’Arancio”. Infine, una delle voci più consistenti dell’economia di Grottammare è oggi rappresentata dal turismo.