ASCOLI PICENO – “Marta è la santa dell’accoglienza. Nei poveri, negli ammalati, nelle persone con disabilità, noi accogliamo il Signore, come lei faceva con Gesù e i discepoli”.

Con queste parole, don Lino Arcangeli, direttore della struttura, descrive il servizio offerto nel Villaggio Santa Marta, ad Ascoli Piceno, dove domani, Mercoledì 29 Luglio 2026, alle ore 11:00, il vescovo Gianpiero Palmieri presiederà una Santa Messa in occasione della festività di Santa Marta.

Una celebrazione che, come ogni anno, unisce spiritualità, memoria e gratitudine attorno a una realtà che da trent’anni custodisce e accompagna persone fragili.

Un’opera nata per accogliere: servizi, cura e relazioni

Il Villaggio Santa Marta è una struttura profondamente radicata nel territorio ascolano.
Voluta e realizzata dal vescovo Marcello Morgante ed inaugurato nel 1996 dal suo successore, il vescovo Pierluigi Mazzoni, il Villaggio è oggi un punto di riferimento per anziani soli o malati, grazie anche alla vicinanza e al sostegno di tutti i vescovi che si sono succeduti – Silvano Montevecchi, Giovanni D’Ercole e Gianpiero Palmieri -, i quali lo hanno spesso definito cittadella della carità”.

In questi 30 anni, il Villaggio di Santa Marta ha offerto un ambiente protetto, familiare e attento alle diverse fragilità, senza alcuna interruzione. Guidato da mons. Lino Arcangeli, il centro ha infatti attraversato anche i momenti più complessi dell’emergenza sanitaria, garantendo sempre sicurezza, cura e vicinanza ai suoi ospiti.

“Attualmente ospitiamo 70 persone – spiega il direttore -, che sono divise in tre strutture diverse:

  • abbiamo una casa albergo con 12 casette che ospitano in tutto 15 residenti: si tratta di persone autonome ed autosufficienti, che vivono per conto proprio; ogni casetta ospita 1 o 2 persone;
  • poi abbiamo una casa di riposo per gli anziani autosufficienti, che attualmente ospita 25 persone;
  • infine abbiamo anche una residenza protetta per 30 persone che non sono autosufficienti, ma non hanno malattie gravi, per cui possono vivere insieme, aiutati da operatori infermieristici, personale sociosanitario e operatori che si occupano della mensa e della pulizia dei locali.

Tutte le persone sono accompagnate da un’équipe che unisce professionalità e attenzione umana. Offriamo numerosi servizi, a seconda delle diverse esigenze e necessità. Oltre all’assistenza e alle attività di animazione – che comprendono disegno, canto e giochi -, cerchiamo di dare molta attenzione anche alla sfera dell’ascolto e della spiritualità, attraverso la presenza di due suore Ancelle Francescane del Buon Pastore, suor Rosa Kolattukudy e suor Lissy Mavely“.

Una presenza discreta e preziosa, quella delle religiose, che da anni affiancano il personale nella cura spirituale e relazionale degli ospiti.

Santa Marta, la donna che accoglie

Prosegue il presbitero:
La festa di domani richiama la figura evangelica di Santa Marta, la donna di Betania che apre la sua casa a Gesù e ai suoi discepoli,  li accoglieva, li serviva e offriva loro ristoro. Marta è la santa dell’ospitalità concreta, quella che non si limita alle parole, ma si traduce in gesti quotidiani di cura.

Santa Marta ci ricorda che ogni persona fragile è presenza di Cristo: quando accogliamo un povero, un ammalato, un anziano, una persona con disabilità o una persona sola, noi stiamo accogliendo Gesù stesso. È questo lo spirito che anima il Villaggio Santa Marta fin dalla sua nascita: un luogo dove chi arriva non trova soltanto assistenza, ma una casa, relazioni, attenzione, dignità“.

“La nostra missione – conclude don Lino Arcangeli – è continuare a vivere quell’accoglienza evangelica che Marta ha incarnato. Ogni giorno, attraverso il lavoro del personale, la presenza delle suore e la vicinanza della comunità, cerchiamo di essere segno di quella cura che il Vangelo ci chiede: una cura che non fa rumore, ma cambia la vita delle persone”. Un messaggio che risuona con particolare forza in una struttura nata proprio per essere casa, riparo, ristoro per chi vive la fragilità.

La Messa presieduta dal vescovo Palmieri sarà, quindi, un momento di ringraziamento e di incoraggiamento, soprattutto per gli ospiti e per il personale che ogni giorno si dedica al loro benessere. Un’occasione per riconoscere il valore di un’opera che da trent’anni continua a essere segno concreto di prossimità, cura e accoglienza evangelica.

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