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Una nuova narrazione per San Benedetto, Città d’Arte

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Generalmente siamo portati a pensare a San Benedetto del Tronto esclusivamente come a una città di turismo balneare. Da alcuni mesi, essendo coinvolto nella preparazione di diversi eventi per il Museo di Arte Sacra di Via Pizzi, ho preso coscienza dello straordinario patrimonio artistico e culturale della mia città natale e ho condiviso con qualche amico l’idea di scrivere un articolo – questo che state leggendo – nel quale avrei parlato di San Benedetto Città d’Arte. Alcuni si sono messi a ridere, altri mi hanno chiesto se si trattasse di una provocazione e per mostrare loro che ero serissimo ho sentito l’urgenza di fare un breve catalogo di tutte le meraviglie del nostro territorio per rendere ragione non tanto del mio pensiero, ma di una realtà che è sotto i nostri occhi e che sottovalutiamo. 

Queste nostre attrazioni hanno dignità culturale e meritano una nuova narrazione che coinvolga scuole, associazioni culturali, professionisti della comunicazione, albergatori e amministratori locali per dedicare loro la giusta attenzione. 

Si può partire dal nucleo più antico del Paese Alto dove abbiamo chiesa madre della Città, nella sua veste settecentesca, con interessanti dipinti, tanto nell’abside quanto nell’unica navata (si veda QUI). C’è poi uno dei simboli iconici di San Benedetto, ovvero il Torrione, aperto tutte le sere in estate, dalle 21.00 alle 23.00. Mi domando sempre quanti sambenedettesi siano effettivamente saliti sulla cima di questo monumento dal quale si può godere di un ottimo panorama. Recenti scavi hanno portato alla luce i resti di una domus romana, visibili in Piazza Sacconi. Il Paese Alto è protetto da possenti bastioni a scarpa, rinforzo delle più antiche mura castellane che risalgono al medioevo, visibili lungo le vie del Consolato, Bastioni e Forte.

La Casa della nostra poetessa Bice Piacentini – parente del più illustre architetto e urbanista Marcello Piacentini – ospita la Pinacoteca del Mare che attraverso la sua collezione racconta la nostra civiltà marinara. Interessanti i nomi degli autori dei dipinti esposti: Angelo Landi, autore della decorazione della cupola del Santuario della Madonna di Pompei con 327 personaggi; Adolfo De Carolis, poliedrico artista illustratore di opere di D’Annunzio e Pascoli; e Alfred Chatelain, pittore svizzero che ha soggiornato dal 1908 al 1920 nella Riviera delle Palme raccontando, la vita della gente di mare, come anche ha fatto Armando Marcheggiani. Nella struttura opera la stessa cooperativa che gestisce il Museo del Mare.

La nostra cattedrale, costruita a fine Ottocento grazie alla indefessa operosità di don Francesco Sciocchetti e decorata da suo fratello don Luigi, ha nel suo interno le sembianze della rinascimentale e romana San Giovanni dei Fiorentini. Conserva il dipinto realizzato da Armando Marcheggiani del Battesimo di Gesù, copia di quello in mosaico che si trova all’ingresso della Basilica di San Pietro in Vaticano, a sua volta copia di un’opera pittorica del marchigiano Carlo Maratti, oggi conservata a Santa Maria degli Angeli e dei Martiri in Roma. La chiesa ha anche dei pregevoli altari laterali e un colossale dipinto di Ugolino da Belluno (si veda QUI, QUI e QUI). 

In Piazza Nardone si trova la bella fontana di Guido Cirilli, allievo di Sacconi, ispirata a quella di Giacomo della Porta davanti al Pantheon, e qui collocata dopo essere stata ai piedi del Torrione prima e nel giardino di Via Paolini poi. In Via Pizzi 25 si trova il già menzionato Museo di Arte Sacra che racconta attraverso le sue opere la storia civile e religiosa della nostra diocesi (si veda QUI). 

La chiesa di San Giuseppe, opera di Virginio Vespignani, affermato artista dell’Ottocento, riprende nella sua facciata quella di Sant’Eligio dei Ferrari a Roma e la sua volta è decorata da Michelangelo Bedini, che oltre a decorare altre chiese locali – come il duomo di Ripatransone – ha dipinto edifici sacri negli Stati Uniti e in Brasile. Sempre di Vespignani è il disegno della fontana che si trova davanti alla chiesa (si veda QUI e QUI). Nel Santuario dell’Adorazione, officiato sempre dai Padri Sacramentini, si trova il gigantesco mosaico di János Hajnal, artista contemporaneo scomparso nel 2010, autore, solo per citare alcune sue opere, delle vetrate del duomo di Milano, come del rosone di Santa Maria Maggiore in Roma e degli “oblò” dell’Aula Nervi in Vaticano.

Un altro gioiello dell’arte contemporanea è la chiesa Cristo Re, realizzata, come la chiesa di San Filippo Neri, dal celebre architetto Innocenzo Sabbatini, autore degli alberghi della Garbatella, come delle case di mezza Roma, e decorata in larga parte dall’artista croato Josip Botteri Dini (si veda QUI).

Abbiamo poi l’opera di valenti artisti che sono nati a San Benedetto o che qui hanno operato. Giuseppe Pauri ha affrescato numerose chiese fra Marche e Abruzzo (si veda QUI). Come il già citato Armando Marcheggiani, anche Mario Lupo ha raccontato la vita della gente di mare attraverso le sue tele. Paolo Annibali, artista pur segnato dalla malattia, ha realizzato numerose opere in Città – come “I sognatori” in Piazza Matteotti e “Il mare, il ritorno” sulla Banchina Malfizia – ed è l’autore di ben 13 porte di chiese nel Centro Italia (di cui 4 a San Benedetto). Magnifico inno all’amore è “La famiglia del Pescatore” e altro omaggio alla vita familiare e al lavoro  è “La Retara” dell’offidano Aldo Sergiacomi, autore anche della Cappella della Madonna di Lourdes e del monumento dedicato alla memoria di Francesco e Luigi Sciocchetti.

Un altro altro aspetto interessante della nostra Città è quello che unisce arte e turismo e si esprime nei numerosi villini che impreziosiscono il contesto urbano. Se i più antichi – Bonaduce, Chauvet e Rosetti nell’attuale via Antonio Gramsci – sono scomparsi, rimangono i cinque villini liberty del 1908 dell’ingegnere Alessandro Tamanti in Via Paolini, espressione di quella gioia di vivere che si affermò ai primi del Novecento. Numerosi altri villini sono sparsi qua e là in città come il Morpurgo, il Sorge, il Nico, il Brutti, l’Anelli

Bellissima è la passeggiata che si può fare in quello che è diventato un vero e proprio museo a cielo aperto ovvero il Molo Sud e fantastiche promenade le dobbiamo a Luigi Onorati che negli anni Trenta del Novecento ha ingentilito il nostro lungomare – la bella fontana ha la forma della sezione della cupola di Sant’Ivo alla Sapienza di Borromini – e a Farnus Davarpanah che ha proseguito l’opera conferendogli un volto esotico. Infine, diverse istallazioni contemporanee che ad onor del vero la cittadinanza ha fatto fatica a digerire vivacizzano il centro cittadino: una su tutte “Lavorare, lavorare, lavorare” di Nespolo, diventata a suo modo uno dei simboli della San Benedetto contemporanea.