SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alla fine di via Trento, sulla parete del penultimo caseggiato a destra si può notare l’effige del nostro santo patrono. Questo manufatto ha una storia interessante. Proviene dall’ingresso della Caserma Militare che una volta si trovava fra Via Ugo Bassi e Via Mazzocchi, dove oggi c’è il Tigre. Questo edificio fu edificato nel 1873 e demolito nel 1961 per costruire il palazzo attuale e il supermercato Gabrielli. La famiglia conservò questa immagine e la appose dove appunto oggi la possiamo ammirare.
Se si presta attenzione però il volto non è quello a cui siamo abituati a pensare, ovvero quello di un giovane ventottenne. Facciamo un confronto iniziando a parlare dell’iconografia tradizionale del nostro Patrono. Una delle immagini più antiche di Benedetto compare in un inventario della parrocchia del Paese Alto del 1711 – dunque più frutto della fantasia che di un riscontro storico – oggi conservato presso il Museo di Arte Sacra di Via Pizzi: il Santo indossa un’armatura e ci appare di una bellezza angelicata, con la mano al petto e lo sguardo rivolto al cielo. In un’acquaforte, anch’essa settecentesca, Benedetto, sempre rappresentato con un viso giovanile, indossa una tunica, con la mano sinistra regge una palma che lo caratterizza come martire, mentre con la destra indica il Castello.
Al contrario, se si osserva il San Benedetto proveniente dall’antica caserma si potrà notare che il volto è quello di un adulto dai capelli lunghi e dalla folta barba: a mio giudizio in questi tratti somatici possiamo scorgere quelli di Giuseppe Garibaldi. Il “San Benedetto Gabrielli” è dunque molto diverso anche dall’immagine scolpita nel 1626 dal dalmata Simone Lazzaricchio per la chiesa di Santa Maria della Spiaggia, oggi conservata nei locali della parrocchia San Benedetto Martire: qui il patrono ha un leggero pizzo.
Se l’impressione dunque è corretta, non ci si deve stupire più di tanto. Infatti, se mettiamo in relazione la costruzione della Caserma e il contesto storico possiamo facilmente osservare che i primi decenni del neonato Regno d’Italia – la penisola era stata unificata nel 1861 e Roma era diventata capitale nel 1870 ponendo fine al potere temporale – furono animati da un forte anticlericalismo.
In tale contesto è del tutto plausibile che nell’effige posta all’ingresso della caserma Benedetto, pur conservando i panni del soldato, sia stato rappresentato con le sembianze di Giuseppe Garibaldi. Un caso analogo è avvenuto a Roma nella chiesa anglicana di San Paolo dentro le Mura dove nel mosaico absidale San Giacomo è stato rappresentato col volto di Garibaldi. Non bisogna dimenticare che spesso in modo ideologico l’eroe dei Due Mondi veniva rappresentato come un santo col chiaro intento di sostituire i santi riconosciuti dalla Chiesa con i nuovi “santi laici”, ovvero i protagonisti del Risorgimento.
La nostra Città si può vantare (come quasi tutte le città italiane!) di aver ospitato Garibaldi nella notte fra il 24 e il 25 gennaio 1849. Di questo evento fanno memoria due targhe che sono state motivo di polemica nella nostra Città agli inizi del Novecento.
Infatti, nel 1907 in occasione del centenario della nascita dell’Eroe dei Due Mondi, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, per iniziativa della Società Operaia (di orientamento socialista) furono poste due targhe commemorative per ricordare alla Città il passaggio di Garibaldi: la prima si trova al Paese Alto, la seconda sulla facciata dell’ex Comune. Furono queste occasioni per rinverdire la polemica anticlericale e l’Avvocato Gioacchino Palestini, fervente anticlericale, nel discorso per l’inaugurazione delle lapidi ne approfittò per lanciare strali contro «il Dio dei preti», ma, dopo aver aver iniziato il suo panegirico – notò con ironia il benemerito parroco della Marina don Francesco Sciocchetti – l’avvocato fu obbligato a terminarlo al Teatro Concordia a causa di un inaspettato, fragoroso e provvidenziale temporale.
Insomma, la nostra Città, che ancora da molti è considerata in modo esclusivo un luogo turistico, è piena di storia, aneddoti e curiosità tutte da raccontare.