Federico Piana – Castel Gandolfo, Vatican News
Trenta primi Nobel, venti principali esperti di intelligenza artificiale, tra cui membri di Big tech del calibro di OpenAI, Google DeepMind, AarU e Anthropic. E poi trenta ex capi di Stato e di governo e trenta esponenti di università e istituzioni di ricerca tra le più importanti ed influenti del mondo, come Harvard University, University of Oxford, Columbia University, tanto per citarne alcune.
Confronto virtuoso
Da oggi e fino al prossimo 16 luglio, il Borgo Laudato si’ sta ospitando la “Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War” — l’Assemblea mondiale dei premi Nobel sull’intelligenza artificiale e la guerra nucleare — che ha l’obiettivo dichiarato di generare un confronto virtuoso sul «futuro della sicurezza internazionale, sulla governance delle tecnologie emergenti, sul disarmo e la costruzione di un’economia di pace». E la pace, ha sottolineato nel suo saluto di benvenuto il cardinale Fabio Baggio, pro-prefetto del Dicastero dello sviluppo umano integrale e direttore generale del Centro di formazione superiore del Borgo Laudato si’, «non rappresenta semplicemente l’assenza di guerra. È un ordine fondato sulla giustizia, sulla fiducia reciproca, sul rispetto del diritto e sulla dignità inviolabile di ogni essere umano».
A servizio del bene comune
L’intelligenza artificiale, dunque, diventa uno strumento che deve essere autenticamente orientato al servizio della persona e della pace: «Essa costituisce una straordinaria opportunità per il progresso della medicina, della ricerca, dell’educazione, dell’economia e della cooperazione tra i popoli. Proprio per questo essa richiede una riflessione etica proporzionata alla portata delle sue conseguenze».
Visione ampia
L’evento iniziato questa mattina, ideato da diverse organizzazioni internazionali che si occupano di disarmo, gestione delle crisi umanitarie e studi scientifici d’avanguardia, tra ispirazione e linfa vitale dall’enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale e, come sostengono gli organizzatori, «si inserisce nella visione del Pontefice di una pace disarmata e disarmante. Al centro del dibattito di questi giorni c’è la ricerca di un nuovo paradigma globale capace di coniugare innovazione, responsabilità ed etica». E non è certamente un caso se un evento di così grande portata si stia svolgendo proprio nel Borgo Laudato si’, 55 ettari all’interno delle ville pontificie di Castel Gandolfo che non ospitano solamente giardini storici, serre, orti, uliveti, vigneti, alberi monumentali e numerose specie vegetali, ma essenzialmente un centro di ricerca, accoglienza, formazione e riflessione sul rapporto tra uomo, natura, tecnologia e sviluppo.
Cambio geopolitico
Una crescita tecnologica a cui, in questi anni, sta dando un grande impulso la corsa agli algoritmi, ha spiegato il cardinale Silvano Maria Tomasi, nunzio apostolico e presidente della Fondazione Communis, ente impegnato nel sostegno di incontri internazionali, forum ed eventi incentrati sull’etica e la promozione del bene comune: «L’intelligenza artificiale, i sistemi autonomi, le tecnologie quantistiche, le capacità informatiche e le infrastrutture computazionali avanzate stanno ridefinendo il concetto stesso di sicurezza». Queste novità tecniche, ha spiegato il porporato, stanno impattando in una situazione geopolitica mondiale dove «il linguaggio della deterrenza è tornato a dominare le relazioni internazionali, le minacce nucleari vengono nuovamente invocate apertamente e le attuali strutture di controllo degli armamenti si sono progressivamente indebolite».
Il pericolo di Babele
Il cardinale Tomasi ha sostenuto con preoccupazione che i conflitti regionali coinvolgono sempre più le potenze globali mentre la possibilità di un’escalation nucleare non è più percepita come uno scenario astratto ma come un rischio concreto e imminente. Citando la Magnifica humanitas il porporato ha voluto ricordare che l’umanità di oggi si trova davanti a una scelta, come in fondo è capitato ad ogni generazione: «Quella di costruire una nuova Babele dove il potere tecnologico diventa un idolo che promette la salvezza riducendo al contempo la persona umana a dati, efficienza e controllo. Oppure ricostruire Gerusalemme dove la diversità diventa comunione, la tecnologia è al servizio della fraternità e ogni innovazione si misura in base alla dignità della persona umana piuttosto che all’espansione del potere. Il Santo Padre ci ricorda che la tecnologia non è mai moralmente neutra».
Diritti fondamentali
Che un algoritmo, capace di cambiare profondamente il modo di vivere e lavorare dell’uomo, non possa sostituirsi alla capacità di discernimento umana è pure la convinzione del cardinale Ángel Fernández Artime, pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Nel suo intervento davanti ai relatori e agli ospiti internazionali ha messo in evidenza che «il problema non è la tecnologia ma l’orientamento che gli vogliamo dare. Se non si tiene conto dei diritti fondamentali il rischio è creare sistemi che favoriscano il controllo la manipolazione e perfino nuove forme di disuguaglianza».
Verso la Dichiarazione di Roma
Durante tutta mattinata si sono susseguiti numerosi interventi di premi Nobel, esperti, ex capi di Stato e di governo e responsabili di organizzazioni della società civile. Il pomeriggio prosegue con le sessioni a porte chiuse in un processo di ascolto e condivisione. Al termine dei tre giorni di lavori verrà redatta la “Dichiarazione di Roma per una pace disarmata e disarmante nell’era dell’intelligenza artificiale, delle armi nucleari e autonome, dei nuovi protocolli digitali e dei modelli emergenti di sviluppo digitale”, che verrà presentata il 16 luglio nell’ambito di un evento solenne che si svolgerà in Campidoglio. Questo documento, hanno fatto sapere gli organizzatori, «si propone di definire principi e linee guida per la governance dell’intelligenza artificiale, promuovendo una visione della sicurezza internazionale fondata sulla cooperazione, sulla dignità umana, sullo sviluppo integrale e sulla pace tra i popoli».




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