“Noi in Europa crediamo che siano i genitori a educare i figli, non gli algoritmi predatori”. Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, alla presentazione del rapporto della Commissione speciale sulla sicurezza dei minori online, che analizza benefici, opportunità e rischi degli algoritmi dei social media per i minori. “Ho atteso con impazienza le vostre raccomandazioni e non vedo l’ora di leggere questo rapporto”, ha aggiunto Von der Leyen. Anticipando che “c’è già un consenso generale sulla necessità di stabilire un’età minima per l’accesso ai social media” e che “permettere alle grandi aziende tecnologiche un accesso illimitato ai nostri figli, non farà altro che condannare un’altra generazione a ulteriori danni psicologici, dipendenze e sofferenza”.
Sei ore al giorno, che arrivano a cubare vent’anni della loro vita: questo il tempo che i giovani oggi dedicano allo smartphone. “Non possiamo aspettarci che i bambini abbiano successo in un sistema che non è mai stato progettato pensando al loro benessere, proprio quando sono più vulnerabili”.
Ne deriva, secondo Von der Leyen, che le piattaforme sono responsabili di garantire la sicurezza e hanno il dovere di tutelare i propri utenti, soprattutto quelli più vulnerabili. Serve introdurre “restrizioni adeguate all’età per le piattaforme”, per offrire sicurezza. E bisogna stabilire un’età minima per l’accesso ai social media, esattamente come c’è quella per la patente o per l’alcool, ha spiegato Von der Leyen. E niente schermi prima dei tre anni per proteggere l’infanzia, perché “una volta persa, non possiamo restituirla”.
Alla luce del rapporto e delle sue raccomandazioni, la Commissione presenterà proposte d’azione dopo l’estate.