“Plauso alle forze dell’ordine e alla Procura; l’operazione della Guardia di Finanza è la conferma che il mondo del gioco d’azzardo è un vero e proprio affare per la criminalità. Una delle voci più remunerative del bilancio mafioso. Una ‘grande roulette’ dove si ricicla denaro derivante da altri traffici; si impongono beni e servizi (per esempio le slot machine) agli esercenti dei locali; si estorce denaro ai giocatori fortunati o lo si presta a usura a quelli sfortunati; si truffa lo Stato manomettendo gli apparecchi di gioco o semplicemente si investe con società formalmente legali”. Libera, in una nota, commenta l’operazione della Guardia di Finanza in collaborazione con lo Scico sul riciclaggio nel settore delle slot e delle macchinette, che ha portato a 23 misure cautelari personali a carico di altrettante persone residenti nelle province di Bari, Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Taranto e Roma sequestrando beni per oltre 60 milioni di euro.
“Ormai le mafie – sottolinea Libera – alla ricerca di nuovi modi di riciclaggio e di arricchimento considerano l’azzardo legale fonte primaria di guadagno verosimilmente superiore al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e all’usura, basti pensare che un euro investito dalle mafie nel narcotraffico produce profitti per 6-7 euro, uno investito nell’azzardo 8-9, con molti meno rischi. E mentre miliardi di euro scorrono nelle slot machine, nelle piattaforme online e nei nuovi canali di scommessa, crescono silenziosamente indebitamento, dipendenze, isolamento, lo Stato continua a espandere l’offerta di gioco come un biscazziere che non conosce limiti.”
Nel dossier Azzardomafie, Libera ha analizzato le relazioni della Direzione nazionale antimafia e della Direzione investigativa antimafia, pubblicate tra il 2010 e il 2024: “Sono 147 clan censiti che hanno operato in attività di business sia illegali che legali, con il coinvolgimento di 25 Procure antimafia. A livello regionale è la Campania a guidare la classifica con 40 clan che hanno messo le mani sul gioco d’azzardo, seguita dalla Calabria con 39 clan e dalla Sicilia con 38 clan. La Puglia con 22 clan censiti che hanno operato in attività di business sia illegali che legali risulta la quinta Regione d’Italia”.

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