L’intervento del Vescovo Gianpiero Palmieri, ringraziamo Gianbattista Burrasca per la collaborazione.
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Venerdì 10 luglio si è svolto al Palariviera di San Benedetto del Tronto il convegno organizzato da Confindustria Ascoli Piceno in collaborazione con le diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, dal titolo “Un futuro da scrivere: l’architettura invisibile della nuova architettura industriale”.
All’incontro ha partecipato anche il vescovo Gianpiero Palmieri. Nel corso della giornata si è svolto anche il passaggio di consegne tra il presidente uscente Simone Ferraioli e la nuova presidente Roberta Faraotti.
Aprendo il proprio intervento, il vescovo Palmieri ha rivolto un saluto ai presenti e un augurio alla nuova presidente: «Saluto Simone Ferraioli e rivolgo i miei auguri a Roberta Faraotti. Quando ci sono i fondamenti, ciò che ci riguarda è soprattutto l’aspetto etico. La prima scelta non è tra un sì e un no alla tecnologia: il sì alla tecnologia c’è, ma la vera scelta – citando l’Enciclica di Papa Leone XIV – è tra edificare Babele e ricostruire Gerusalemme, tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che lavora unito per rialzare le mura della convivenza fraterna. Per questo il tema della pace è fondamentale. È un buon segno che oggi stiamo riflettendo su questi temi, perché i problemi vanno affrontati a 360 gradi. Non è invece un buon segno che, durante un incontro della Nato, venga regalata una pistola».
A moderare i lavori è stato il giornalista scientifico di Radio 24 Maurizio Ameli, che ha aperto il convegno sottolineando come «stiamo vivendo un momento estremamente complesso, caratterizzato da una profonda transizione, nella quale occorre affrontare il grande tema del rapporto tra uomo e macchina».
Il senatore Guido Castelli, commissario straordinario del Governo per la ricostruzione post-sisma, è intervenuto in collegamento video da Norcia, dove era presente per una cerimonia istituzionale, ribadendo l’importanza di rilanciare le aree interne.
Il neosindaco di San Benedetto del Tronto, Nicola Mozzoni, ha evidenziato la rapidità dei cambiamenti in atto: «C’è molto lavoro da fare. Ringrazio Confindustria per aver promosso questo importante momento di confronto».
Lucia Albano, sottosegretaria di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha invitato a guardare l’economia mettendo al centro la persona: «Se non c’è fiducia nel futuro delle persone, non ci sono investimenti».
Il presidente della Camera di Commercio delle Marche, Gino Sabatini, ha ricordato il lavoro svolto a sostegno delle imprese: «In questi mesi abbiamo collaborato con la Regione per consolidare la presenza nei mercati esistenti e aprirne di nuovi. Apriamo bandi, mettiamo a disposizione voucher e vogliamo continuare ad aiutare le imprese, migliorando il tessuto imprenditoriale e sostenendo i giovani».
Nel suo intervento, il presidente uscente di Confindustria Ascoli Piceno, Simone Ferraioli, ha affrontato il tema della quarta rivoluzione industriale e dell’intelligenza artificiale: «Siamo per il progresso e per lo sviluppo dei data center. L’IA generativa richiede enormi quantità di energia e questo apre anche un problema di carattere energetico e di disponibilità d’acqua. I data center vengono spesso localizzati in Paesi dove i costi sono inferiori, ma consumano grandi quantità di energia e risorse idriche».
In collegamento da un data center realizzato a circa cento metri di profondità in una miniera del Trentino è intervenuto Dennis Bonn, amministratore delegato della struttura. «I data center custodiscono i nostri dati e devono essere rispettosi dell’ambiente. La miniera, che in passato ospitava mele, spumante e formaggi, oggi rappresenta un luogo ideale anche per i data center, limitando l’impatto sul territorio».
Salvatore Pinto, amministratore delegato di diverse aziende e presidente di Green Energy Storage, ha ribadito come l’Italia importi ancora una quota significativa dell’energia consumata e ha indicato nelle fonti rinnovabili l’unica strada percorribile per il futuro.
Il professor Andrea Carlo Ferrari, docente di nanotecnologie all’Università di Cambridge, ha richiamato l’attenzione sull’impatto ambientale delle tecnologie digitali: «Ogni bit consuma energia. Anche una semplice richiesta a ChatGPT comporta emissioni di anidride carbonica e consumo di acqua per il raffreddamento dei sistemi. Moltiplicando queste operazioni per milioni di utenti, l’impatto diventa significativo».
La seconda parte del convegno, intitolata “L’ultima goccia”, è stata dedicata al tema dell’acqua. Sono intervenuti in collegamento Mauro Grassi e Piero Ferrari.
L’architetto e designer spaziale Arturo Vittori ha illustrato i propri progetti per il recupero dell’acqua nelle aree desertiche dell’Africa, dove ha realizzato sistemi capaci di ricavare acqua dall’umidità dell’aria. «Senza alberi rimaniamo senza acqua», ha affermato, spiegando come le tecnologie sviluppate per l’industria spaziale possano essere applicate a beneficio delle popolazioni più povere.
Salvatore Fabrizio, responsabile dello sviluppo commerciale di A. Quantum, ha illustrato il ruolo della depurazione e della distribuzione dell’acqua, sottolineando come la robotica possa contribuire a rendere più sicure ed efficienti le attività di controllo degli acquedotti.
La terza tavola rotonda è stata dedicata agli umanoidi e alle implicazioni etiche e sociali dell’intelligenza artificiale e della robotica.
Emanuele Frontoni, docente dell’Università di Macerata, ha ricordato che «noi lavoriamo per gli esseri umani, non per le macchine» e ha ribadito la necessità di preservare il settore manifatturiero.
Gianluigi Viscardi ha evidenziato il ruolo della ricerca e dell’innovazione come strumenti di crescita per il sistema produttivo.
In collegamento è intervenuto anche il gesuita padre Gaetano Piccolo, docente di antropologia presso la Pontificia Università Gregoriana, che ha espresso alcune riflessioni di carattere culturale: «Questa sera ho imparato molte cose, ma sono anche preoccupato per la visione del mondo che sta emergendo. Alla rivoluzione industriale si accompagna una rivoluzione culturale. Quale mondo stiamo costruendo? L’intelligenza artificiale modifica il nostro rapporto con la memoria e pone interrogativi sulla centralità della persona». Richiamando il magistero di papa Francesco, ha ricordato il rischio del «paradigma tecnocratico», nel quale la tecnologia non è più al servizio dell’uomo ma degli interessi economici, e ha denunciato il pericolo della «cultura dello scarto», che esclude milioni di persone dall’accesso alle opportunità offerte dall’innovazione. «Occorre educare al discernimento», ha concluso.
Nel corso del convegno è emersa la consapevolezza che la quarta rivoluzione industriale rappresenti una sfida non soltanto tecnologica, ma anche sociale, ambientale ed etica. Dalla crescente domanda di energia alimentata dai data center fino alla necessità di investire nelle fonti rinnovabili, dalla tutela dell’acqua alla valorizzazione dell’intelligenza umana rispetto a quella artificiale, i relatori hanno condiviso la convinzione che il progresso debba essere accompagnato da regole, responsabilità e attenzione alla dignità della persona. Un cambiamento epocale che, è stato sottolineato, non può essere guidato esclusivamente da logiche economiche, ma deve mantenere al centro l’uomo e il bene comune.














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