Quattro minori palestinesi uccisi in appena sei giorni dalle forze israeliane tra Gaza e Cisgiordania, tra cui un bambino di 10 anni colpito mentre si trovava in una tenda nella Striscia e un neonato di quattro mesi morto dopo il ritardo nel trasferimento per cure urgenti a causa di un posto di blocco militare.
È la denuncia lanciata da Save the Children, che torna a chiedere un intervento urgente della comunità internazionale per fermare gli attacchi contro i bambini palestinesi. Secondo l’organizzazione, dall’inizio del mese si sono susseguiti episodi che hanno coinvolto direttamente i minori: venerdì un bambino è stato ucciso mentre andava a prendere acqua a Gaza; un ragazzo di 16 anni ha perso la vita e altri due minori sono rimasti feriti durante un’incursione nel campo profughi di Qalandia, in Cisgiordania; martedì un altro bambino è stato ucciso in un attacco con droni contro un veicolo a sud di Gaza City. L’organizzazione sottolinea che queste morti si sono verificate a sole due settimane dalla pubblicazione del rapporto della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite che, secondo Save the Children, accusa le autorità e le forze di sicurezza israeliane di aver preso deliberatamente di mira i bambini palestinesi. Il numero complessivo dei minori uccisi dalle forze israeliane dalla pubblicazione del rapporto è ora salito ad almeno 11. “L’uccisione di un altro bambino non deve ridursi a una semplice statistica: si tratta di una vita preziosa che è sopravvissuta a 1.000 giorni di guerra, sfollamento e fame, per poi essere spezzata in pochi istanti”, dichiara Ahmad Alhendawi, direttore regionale di Save the Children per Medio Oriente, Nord Africa ed Europa dell’Est. “In sole due settimane altri 11 minori palestinesi sono stati uccisi a sangue freddo e la vita di un altro è stata spezzata mentre attendeva cure salvavita. Che avvenga sotto i colpi delle armi o a causa del negato accesso all’assistenza sanitaria, ogni singola vita spezzata riflette un grave fallimento nella protezione dei minori. È il segno di una totale impunità”. Save the Children rinnova inoltre l’appello ai governi affinché interrompano il trasferimento di armi a Israele e adottino misure per prevenire ulteriori violazioni nel Territorio palestinese occupato. L’organizzazione opera nell’area dal 1953 e, insieme ai partner locali, nel 2025 ha raggiunto quasi 890mila persone, tra cui circa 430mila bambini. A maggio 2026, i programmi realizzati nella Striscia di Gaza avevano già sostenuto oltre 107mila minori.




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