(Foto UN/Manuel Elías)

Di Marco Calvarese

(Foto UN)

A meno di 5 anni dalla scadenza fissata dall’Agenda 2030, il percorso verso gli Sdgs-Obiettivi di sviluppo sostenibile registra risultati importanti, ma procede ancora troppo lentamente. È quanto emerge dal Rapporto 2026 sui progressi degli Sdgs, presentato dalle Nazioni Unite in occasione dell’apertura del Forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile Hlpf-High-level political forum, in corso a New York fino al 15 luglio. Il documento riconosce chegli investimenti e la cooperazione internazionale degli ultimi anni hanno migliorato la vita di miliardi di persone, definendo gli Obiettivi di sviluppo sostenibile un “progetto condiviso per la pace”.Al tempo stesso, però, avverte che senza un deciso cambio di passo sarà difficile conseguire i 17 obiettivi entro il 2030. Dal 2015, anno in cui tutti i 193 Stati membri dell’Onu hanno adottato l’Agenda 2030, sono stati registrati progressi significativi.Quasi un miliardo di persone ha ottenuto l’accesso all’acqua potabile sicura e 1,2 miliardi dispongono oggi di servizi igienico-sanitari gestiti in modo sicuro. Le nuove infezioni da Hiv sono diminuite del 30% tra il 2015 e il 2024, mentre l’accesso all’elettricità ha raggiunto il 92% della popolazione mondiale. Anche la diffusione di Internet è cresciuta rapidamente, passando dal 40% al 74% della popolazione globale, e oltre la metà degli abitanti del pianeta beneficia ormai di sistemi di protezione sociale.Accanto ai risultati, il rapporto evidenzia tuttavia criticità profonde.Una persona su dieci vive ancora in condizioni di povertà estrema e 2,3 miliardi di persone soffrono di insicurezza alimentare. La mortalità materna resta quasi tre volte superiore all’obiettivo fissato dall’Agenda 2030, mentre 273 milioni di bambini e giovani sono ancora esclusi dall’istruzione. Sul fronte ambientale, il 2025 ha fatto registrare una temperatura media globale di 1,43 gradi Celsius superiore ai livelli preindustriali. A pesare è anche il forte aumento delle persone costrette alla fuga: negli ultimi dieci anni la popolazione mondiale dei rifugiati è più che raddoppiata.L’analisi dei dati mostra un quadro preoccupante: soltanto il 36% degli obiettivi monitorati è in linea con i tempi previsti o registra progressi moderati. Quasi la metà procede troppo lentamente, mentre il 15% presenta un arretramento rispetto ai livelli del 2015. Secondo le Nazioni Unite,a rallentare il raggiungimento degli Sdgs sono l’intensificarsi dei conflitti armati, gli effetti del cambiamento climatico, il rallentamento della crescita economica, l’aumento del debito pubblico e la riduzione degli aiuti ufficiali allo sviluppo, fattori che colpiscono soprattutto le popolazioni più vulnerabili.

(Foto UN/Loey Felipe)

Nel presentare il rapporto, la vice segretaria generale dell’Onu, Amina Mohammed, ha richiamato la necessità di rafforzare gli strumenti finanziari a disposizione dei Paesi più fragili, chiedendo una riforma delle banche internazionali di sviluppo che consenta un maggiore alleggerimento del debito e finanziamenti di lungo periodo. “Molti Paesi – ha osservato – sono chiamati a mantenere promesse senza avere gli strumenti necessari per farlo”. Il Forum politico di alto livello concentra quest’anno l’attenzione su alcuni ambiti strategici: acqua e servizi igienico-sanitari, energia pulita e accessibile, industria e innovazione, città sostenibili e partenariati globali. Nel corso dei lavori, 36 Stati presenteranno le proprie revisioni volontarie sui progressi compiuti. Nella bozza della dichiarazione ministeriale, i Paesi membri si impegnano ad aumentare gli investimenti destinati agli Obiettivi di sviluppo sostenibile e a promuovere una governance condivisa delle nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale. Il messaggio che arriva dalle Nazioni Unite è chiaro:il tempo a disposizione si riduce rapidamente, ma la possibilità di raggiungere risultati concreti esiste ancora.Per riuscirci sarà necessario trasformare gli impegni politici in interventi concreti, rafforzando la cooperazione internazionale e mettendo al centro le persone e i territori più esposti alle disuguaglianze. Per quanto riguarda l’Italia, l’Istat fotografa il percorso del nostro Paese, evidenziando progressi ma anche ritardi e squilibri. Nell’ultimo anno il 51% delle misure statistiche monitorate risulta in miglioramento, mentre permangono criticità soprattutto su povertà, istruzione, disuguaglianze e qualità delle istituzioni. Il rapporto conferma inoltre il persistente divario territoriale tra Nord e Mezzogiorno, particolarmente evidente negli indicatori legati al reddito, all’occupazione e all’inclusione sociale. Nel confronto europeo l’Italia mostra alcuni punti di forza, come economia circolare, consumo responsabile ed energia, ma resta indietro su biodiversità, innovazione, lavoro e contrasto al cambiamento climatico. Secondo l’Istat, il monitoraggio degli Sdgs resta uno strumento essenziale per orientare politiche capaci di coniugare sviluppo economico, sostenibilità ambientale e coesione sociale.

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