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Giuseppe Pauri, un artista sambenedettese da riscoprire

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Settantasette anni fa concludeva la sua vita terrena un artista sambenedettese tanto talentuoso quanto dimenticato ovvero Giuseppe Pauri che il 9 luglio 1949 si spegneva nella Città di Ascoli Piceno. Proprio di questo oblio nel quale è caduto qualche giorno fa mi lamentavo a tavola con degli amici e sottolineavo il fatto davvero imbarazzante che la nostra Città non gli abbia mai intestato una via o una piazza. Con stupore ancora maggiore ho appreso da una commensale che la situazione era peggiore di quanto avessi potuto immaginare: a Pauri era stata intestata la scuola elementare che poi negli anni ’70 del secolo scorso, per ragioni del tutto incomprensibili, ha assunto in maniera asettica il nome dalla via nella quale è ubicata, ovvero “Colleoni”, capitano di ventura del Quattrocento che, da quello che mi risulta, non ha nulla a che fare col nostro territorio. Nel 2009, infine, la scuola assunse il nome di “Spalvieri”, tornando ad avere almeno un’attinenza con la storia di Porto d’Ascoli.

E allora, parafrasando il manzoniano don Abbondio, domandiamoci: «Giuseppe Pauri! Chi era costui?». L’arte fu la sua passione sin da adolescente. Aveva appena 15 anni quando iniziò ad assistere ai lavori del più noto Adolfo De Carolis di Montefiore dell’Aso. A 17 anni si trasferì a Roma per affinare le sue qualità artistiche, che proprio grazie allo studio e alla formazione, egli seppe utilizzare in modo poliedrico. Pauri infatti divenne non solo pittore, ma anche decoratore e nella Capitale venne a contatto con Ludovico Seitz, maestro di tanti altri nostri artisti delle nostre terre come don Luigi Sciocchetti, Biagio Biagetti e Armando Marchegiani. 

Seitz fu una figura determinante nel percorso artistico di Pauri, essendo in quegli anni un personaggio di primo piano sul palcoscenico romano. Egli era figlio d’arte: infatti il padre aveva aderito ai Nazareni, ovvero quei pittori nord-europei che a metà Ottocento, seguendo la corrente del Romanticismo e avendo un certo interesse per il Medioevo, avevano messo a tema nelle loro opere la Religione, la Storia e la Nazione. Seitz risentì moltissimo di questo ambiente culturale e questo è evidente se si guardano le sue opere più importanti, come la decorazione della Galleria dei Candelabri ai Musei Vaticani o la Cappella Tedesca nel Santuario della Santa Casa di Loreto. 

Se in un primo momento Pauri lavorò di concerto con altri pittori come frescante, nel 1911 debuttò in forma solitaria, decorando l’interno della chiesa di San Giovanni Battista al Paese Alto di Grottammare – oggi una delle sedi dei Musei Sistini del Piceno – dove fortissimi sono gli influssi e l’eco del suo maestro Seitz. Grande spazio diede alle forme geometriche, ma interessantissime appaiono ai nostri occhi gli elementi figurativi: la Deposizione di Cristo, gli angeli che portano in gloria il capo di San Giovanni Battista, i quattro Evangelisti con alle spalle gli aranci tipici di Grottammare, San Paterniano e San Patrizio. 

Nel 1920 realizzò San Michele Arcangelo in Appignano, nel 1922 il catino absidale della chiesa di Santa Maria del Buon Gesù in Carassai e nel 1926 Sant’Egidio a Ripanerarda. Un altro capolavoro assoluto, risalente al 1923, è Santa Maria dei Lumi in Civitella del Tronto: qui Pauri rappresentò l’Assunzione e l’Incoronazione di Maria in Cielo, coppie di angeli con titoli mariani, una splendida cupola la Vergine, San Pietro, San Francesco e una figura femminile che rappresenta la Fede. Venti anni più tardi tornerà a rappresentare l’Annunciazione sull’arco trionfale.

Quello fornito è solo un elenco parziale delle opere di Pauri e l’augurio è quello che i prossimi anniversari – i 100 anni della decorazione della chiesa di San Basso in Cupra Marittima, un altro vero gioiello del nostro territorio, o gli 80 anni dalla morte nel 2029 – possano essere l’occasione per riscoprire questa eminente figura di artista sambenedettese, meritevole senz’altro di una maggiore attenzione da parte della sua Città.

Nicola Rosetti: