ASCOLI PICENO – Martedì 30 giugno, presso l’Episcopio di Ascoli Piceno, si è tenuta la conferenza per la presentazione del primo bilancio sociale dell’associazione Betania. Tale iniziativa viene vista, come detto dal Direttore della Caritas di Ascoli Piceno, Giorgio Rocchi, come un’occasione di «restituzione sociale, oltre a essere un modo per valorizzare i rapporti coltivati tra i vari enti».
Alla conferenza erano presenti anche: il vescovo Gianpiero Palmieri, Emilio Bianchini, Presidente di Betania OdV, Pino Felicetti, Presidente del Polo Accoglienza e Solidarietà (PAS), Fernando Palestini, Vicedirettore della Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto, Massimiliano Brugni, Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Ascoli Piceno, Costantino Nepi, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Folignano, ed alcuni membri del CdA di Betania OdV.
Vescovo Palmieri: “Chiamati a uno sforzo di tipo umano”
Il primo a prendere la parola è stato il vescovo Gianpiero Palmieri, il quale ha introdotto la conferenza spiegando il perché l’associazione abbia scelto il nome “Betania”: «Betania nel Vangelo è la casa dell’amicizia; infatti Gesù era solito sostare lì, presso l’abitazione dei tre fratelli Marta, Maria e Lazzaro, ogni volta che si recava a Gerusalemme. Tuttavia Betania ha anche il significato di “casa del povero” o “casa del dolore”; si pensi, infatti, all’episodio di Lazzaro, in cui il dolore viene trasformato in un clima di profonda amicizia. Betania ha un significato fondamentale: fare in modo che l’esperienza vissuta nel contatto con la Caritas diocesana diventi “casa”, cioè un’esperienza di familiarità per tutti. Le iniziative di Betania parlano di situazioni di vulnerabilità sempre più in aumento; alla luce di questo, siamo tutti chiamati a uno sforzo non solo economico, ma umano».
Giorgio Rocchi: “Bilancio sociale: storie, non numeri”
Il vescovo ha poi dato la parola al Direttore Rocchi, il quale ha definito questo bilancio come «un’occasione di restituzione sociale delle attività svolte; infatti il bilancio sociale ci permette di rendere conto del tipo di relazioni che abbiamo intrattenuto con le istituzioni e gli enti con cui ci interfacciamo. Dunque è un’occasione per raccontare non numeri, ma storie di servizio che la Caritas riesce a svolgere proprio grazie a Betania.
Annualmente, nel mese di novembre, realizziamo un “Rapporto Povertà”, in cui ci confrontiamo, analizziamo le situazioni e ci poniamo delle domande; oggi invece è il momento di fornire alcune risposte, senza dimenticare di condividere il cammino.
Siamo reduci dalla pubblicazione dei primi dati del “Rapporto Caritas 2025: Report statistico 2026” di Caritas Italiana, dal quale emergono, come già ricordato dal vescovo, condizioni di vulnerabilità sempre più diffuse. Anche il titolo del rapporto, “Sempre più poveri, sempre più a lungo”, è particolarmente significativo.
Il report racconta un Paese in cui diminuiscono i nuovi poveri, ma aumentano la povertà cronica, l’intensità del bisogno e la solitudine. La povertà tende sempre più a perdere il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una “normalità strutturale”. Questo deve far riflettere molto le nostre comunità e i decisori politici.
Tra le tendenze più significative emerge l’aumento della componente anziana. In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. Si tratta di un dato che richiama l’attenzione sull’intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.
Betania, e il mondo Caritas in generale, vuole sollecitare tutti noi a impegnarci nella giustizia e nella carità, affinché questi nostri fratelli, di fronte alle difficoltà della vita, non trovino la fine ma un nuovo inizio».
Emilio Bianchini: “I quattro principi che guidano Betania”
Dopo Rocchi è intervenuto il presidente Bianchini, il quale ha sottolineato perché l’associazione abbia voluto condividere il bilancio sociale, pur non essendovi ancora un obbligo di legge: «Abbiamo sentito il dovere di restituire alla comunità ciò che facciamo con le risorse che ci vengono affidate. Consideriamo questo bilancio uno strumento per rendicontare il nostro operato e per misurare l’impatto etico e sociale generato sulle comunità, che rappresentano il nostro punto di osservazione più autentico.
I quattro principi che ci guidano sono: trasparenza e responsabilità, dovere morale verso chi sostiene l’ente (donatori, volontari e parrocchie); rafforzamento dell’identità, che aiuta l’organizzazione a mantenere saldi i propri valori. Spesso il volontariato si riduce ad azione filantropica; tuttavia la carità non è filantropia, bensì farsi carico dell’altro con spirito evangelico.
Rispetto degli obblighi di legge: non ci siamo limitati alla contabilità, ma ci siamo affidati a un revisore contabile esterno, che certifica la correttezza di quanto redigiamo. Inoltre, da quest’anno ci siamo avvalsi anche di un organo di controllo che verifica la coerenza delle nostre finalità statutarie e il rispetto del mandato annuale ricevuto dalla Caritas diocesana.
Tra le criticità emerse abbiamo riscontrato la mancanza di progettualità di accompagnamento dopo le esperienze di accoglienza e della scuola di italiano. Abbiamo inoltre avviato un lavoro con le parrocchie e ipotizzato alcune modifiche organizzative, tra cui l’inserimento di un ente ecclesiastico e un cambiamento della fisionomia del Consiglio Direttivo».
Fernando Palestini: “Aggiustare l’ascensore sociale è una sfida culturale”
A partire dal richiamo del vescovo all’importanza delle storie, è intervenuto Fernando Palestini, che ha presentato un libro recentemente pubblicato, intitolato “Eravamo due ragazzi”: «Il libro racconta la storia di Samba Manneh, uno dei nostri educatori. È una delle storie che danno senso, al di là dei numeri, alle nostre attività.
Stiamo vivendo un periodo storico in cui si è “rotto l’ascensore sociale” e chi nasce povero ha sempre meno possibilità di risalire. Per questo uno dei nostri compiti è provare a “riparare questo ascensore”».
Massimiliano Brugni: “Le risorse di Betania sono impegno e dedizione”
Il primo a intervenire tra le istituzioni è l’Assessore Brugni, il quale ha sottolineato l’importanza delle risorse umane: «I numeri mostrano una crescita delle emergenze. La nostra città ha bisogno di risorse per affrontarle e quelle messe in campo da Betania sono fondamentali non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto per l’impegno e la dedizione degli operatori. Le esigenze delle persone fragili non sono solo economiche: dobbiamo dare risposte e accompagnare i percorsi».
Costantino Nepi: “Questo bilancio fotografa l’immenso lavoro della Caritas”
L’ultimo a intervenire è stato l’Assessore Nepi, che ha definito il bilancio «una fotografia nitida di ciò che è stato fatto e di ciò che si potrà fare. È a tutti gli effetti una declinazione della missione evangelica della Chiesa.
I numeri sono significativi: 112 volontari, 8.843 ore di servizio, 716 richieste al Centro di Ascolto, 7.391 accessi all’Emporio della Carità, per un valore totale di 222.945 euro di beni distribuiti, 2.216 accessi al Centro Servizi alla Persona e molti altri dati che testimoniano l’enorme lavoro svolto.
Come Assessore di un piccolo Comune, quello di Folignano, ho riscontrato difficoltà nell’intercettare i bisogni, anche per la ritrosia di chi vive situazioni di fragilità. Abbiamo molto da imparare dal vostro esempio. Per questo ci impegniamo a migliorare la comunicazione con le parrocchie e a favorire l’integrazione, che passa dalla capacità di farsi capire e di essere compresi».