ASCOLI PICENO – “La vita coniugale ci sta insegnando che l’amore non è un’emozione da conservare, ma un’opera quotidiana da costruire insieme. E, nonostante la fatica della quotidianità a volte offuschi ogni matrimonio, noi riusciamo a vederne chiaramente la grande bellezza”.
Inizia così la bella intervista ai novelli sposi Cristina Iannibelli e Simone Cannella, i quali come regalo di nozze hanno ricevuto un dono decisamente fuori dal comune: un incontro con papa Leone IVX, un momento carico di emozione che ha reso la loro promessa ancora più speciale.
Quando Cristina e Simone iniziano a raccontarmi dell’incontro con il Santo Padre, lo fanno con una intensa luce negli occhi, probabilmente la stessa che avevano il giorno del matrimonio. Una luce che nasce da lontano, da due parrocchie che li hanno cresciuti e da un dono inatteso: quello di don Adam Baransky, il sacerdote che ha accompagnato Simone fin da ragazzo e che, il giorno dopo le nozze, ha svelato loro il suo regalo. “Il mio dono è portarvi dal Papa”, ha detto. Un annuncio che li ha lasciati increduli.
E poi c’è don Amedeo Matalucci, amico di famiglia da sempre: la mamma di Cristina è stata la sua madrina di Battesimo. “Questi due presbiteri sono stati presenti in tutte le fasi della nostra vita” – dicono entrambi -. Dall’adolescenza alle scelte importanti”.
Cristina viene da Villa Pigna, la frazione più popolosa del Comune di Folignano; Simone, invece, da Venagrande, una delle frazioni più grandi di Ascoli Piceno. Due mondi vicini, due comunità piccole, due parrocchie che hanno segnato le loro vite: San Luca Evangelista per lei, Maria Santissima Assunta per lui.
Il matrimonio lo hanno celebrato esattamente sei mesi fa, il 27 Dicembre 2025, una data che “sentivano” da sempre, attratti dall’atmosfera del Natale e dalla voglia di evitare il caldo dei matrimoni estivi. Solo dopo hanno scoperto che quel giorno coincide con la festa della Sacra Famiglia.
La data dell’udienza papale è arrivata qualche settimana dopo: prima fissata per il 25 Febbraio, poi rinviata al 4 Marzo. E quando don Adam ha detto loro che avrebbero dovuto indossare di nuovo gli abiti da sposi, l’emozione è diventata quasi vertigine.
Il 3 Marzo sono partiti insieme, in macchina, condividendo ricordi del matrimonio e confidenze da novelli sposi. “La mattina seguente abbiamo varcato in auto i confini del Vaticano, un privilegio raro. Davanti a noi, circa ottanta coppie da tutto il mondo: solo tre italiane” – racconta Simone. Cristina ricorda una coppia giapponese in kimono: “Eravamo io, Simone e il mondo. Una bellezza che non dimenticherò!“.
I novelli sposi erano seduti alla sinistra di Papa Leone IVX. A fine udienza, sono stati accompagnati sul sagrato della Basilica di San Pietro e, quasi senza accorgersene, si sono ritrovati in prima fila. “Quando il Santo Padre è passato, gli abbiamo donato la nostra bomboniera: un vasetto di miele prodotto dal cugino di Cristina” – dice lo sposo -. Papa Leone era stanco, lo si vedeva: aveva salutato centinaia di persone. Eppure è stato attento, gentile, presente“. “Gli abbiamo chiesto una preghiera per il nostro matrimonio. Lui ha sorriso” – aggiunge la sposa.
Ma il momento più indimenticabile è arrivato dopo. “Hanno aperto le porte della Basilica e siamo stati i primi ad entrare” – racconta Cristina -. Solo noi due e don Adam, davanti alle guardie svizzere. Un silenzio immenso, un privilegio che non dimenticheremo mai!“.
La giornata romana si è chiusa con una passeggiata nei Giardini Vaticani, prima del rientro a casa.
Cristina e Simone sono commossi: il racconto li ha emozionati. Per farli riprendere, chiedo loro di raccontarmi cosa facciano nella vita quotidiana e come si siano conosciuti. E capisco meglio la frase con cui è partita l’intervista: il loro è un amore che, nato nella semplicità e a tratti anche nelle difficoltà legate alla pandemia, ha conservato la sua straordinarietà.
Cristina ha 30 anni, è una banqueting manager a Villa Corallo. Simone, che invece ha 32 anni, lavora nel commercio di articoli per animali. Si sono conosciuti sette anni fa, alla festa di laurea di un’amica comune, il Sabato di Pasqua. Nonostante frequentassero spesso gli stessi luoghi, non si erano mai incontrati prima.
Simone l’ha notata subito. Si è avvicinato, le ha parlato, le ha chiesto il numero. Cristina scherza: “Mi stava attaccato come una cozza e io ho pensato: ‘Ma chi è questo?’. Eppure, dopo pochi giorni, qualcosa è cambiato. Mi ha fatto capire che ci teneva davvero a me. E io ho aperto gli occhi”.
Il primo bacio è arrivato quattro giorni dopo. Poi Cristina è ripartita per Milano, dove studiava alla Cattolica. Si sono sentiti ogni giorno. Dopo un mese, Simone ha preso il treno e l’ha raggiunta.
Poi è arrivato il Covid. Due anni difficili, vissuti in Comuni diversi, con le restrizioni che impedivano gli spostamenti. “Abbiamo festeggiato due compleanni e due anniversari nel parcheggio dell’Oasi”, raccontano ridendo. “Era l’unico modo per vederci”.
Quando parlano l’uno dell’altra, l’emozione prende il sopravventi e le parole si fanno più lente, ma più piene.
Simone: “Cristina è brillante, piena di vita. Con lei posso parlare di tutto, essere sempre me stesso”.
Cristina: “Di Simone ho amato subito l’attenzione alle parole. E il suo desiderio di famiglia, che è anche il mio”.
A Cristina e Simone auguriamo con tutto il cuore di realizzare proprio questo desiderio, che, con il loro matrimonio, non è più solo un sogno, ma un progetto che inizia a concretizzarsi.