Di Lucilio Santoni
Nei giorni scorsi mia figlia ha sostenuto l’esame di terza media. Mi ha invitato ad assistere. La commissione era formata da dieci donne e un uomo. Mi è capitato allora di riflettere sul fatto che l’educazione scolastica è affidata nella quasi totalità a donne. Cento per cento nell’infanzia, novantanove nella primaria, novanta nella secondaria di primo grado, ottantatré nelle superiori.
Come se non bastasse, dal prossimo anno scolastico 12.500 bambini dai 6 agli 11 anni, in 250 classi sparse in tutta Italia, verranno formati sul libro “Storie spaziali per maschi del futuro” di Francesca Cavallo. Un progetto pilota a livello nazionale di empowerment femminile e decostruzione del maschio.
Tali numeri si aggiungono alla guerra che il potere e i mass media hanno mosso nei confronti del padre. Uomo e padre sono da tempo nel mirino del mercato e degli interessi economici.
Le conseguenze umane, a mio parere, sono gravi. La forza vitale, dovremmo saperlo, arriva dalla madre e dal padre insieme. La madre dà il legame, la nutrizione, il calore. Il padre dà la spinta nel mondo, il coraggio, la capacità di agire. Se questo pilastro viene abbattuto, i figli crescono sbilanciati: camminano su una gamba, incapaci di diventare adulti veri. Oppure esplodono di rabbia, cercando il padre in sostanze, in avventure, in rischi estremi. È il tentativo disperato di colmare il vuoto lasciato da una cultura, e una giustizia, cieca che ha deciso che il padre non serve.
L’esclusione del padre nella società rappresenta un trauma transgenerazionale. È un taglio nel flusso della vita che si propaga come un’eco.
Una società che non ha padri è una società alla deriva, e dunque non ha direzione. Se oggi escludiamo i padri dalle famiglie e dall’educazione dei giovani, domani ci ritroveremo generazioni intere senza guida, senza confini, senza ordine interiore, in balìa del mercato più selvaggio. E già lo stiamo vedendo.
Perché non c’è pace, non c’è amore, non c’è forza vitale dove il padre non ha posto.
E allora forse è il caso di riunirsi in un appello: ridiamo ai padri il loro ruolo. Non solo per loro, ma per i figli, per i nipoti, per la società intera. Con i padri riconosciuti, il mondo può ancora avere una speranza.
Non serve che lo dica un avvocato, un giudice o un ministro. Lo si sente sulla pelle. Quando un padre viene escluso dalla famiglia, quando un uomo viene escluso dal sistema educativo è la società stessa a soffrirne.
Il padre non è solo “una figura di contorno”, ma è la radice verticale che offre al figlio la direzione, l’attitudine alla complessità, al coraggio di prendere posto nella vita. Quando questa radice viene recisa o sminuita, si genera uno squilibrio che si trasmette nel nucleo familiare e nella società.
L’unico modo di sanarlo è restituire al padre il posto che gli spetta, e riconoscere la sua presenza, anche se imperfetta, anche se ferita, anche se lontana.
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Solo che la cultura patriarcale è cultura di sopraffazione, e questo non va bene