DIOCESI – “La nostra carità non dev’essere mero assistenzialismo, ma è volta a integrare le persone, per la loro piena realizzazione – spirituale, intellettuale e fisica – e il loro inserimento degno e costruttivo nella comunità. Solo così il nostro incontrarci, anche a fronte di vicende difficili e dolorose, diventa occasione per gettare semi di speranza nel cammino dell’umanità verso un futuro migliore”.
Le parole pronunciate da Papa Leone l’11 giugno scorso, durante la visita apostolica a Las Palmas di Gran Canaria, trovano una concreta espressione anche nella diocesi di Ascoli Piceno. Un impegno quotidiano che si realizza attraverso il lavoro del Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS), gestito dal braccio operativo della Caritas Diocesana di Ascoli Piceno e da Betania Odv. Tra le tante esperienze che ogni giorno testimoniano il valore dell’accoglienza e dell’integrazione, ne raccontiamo una in particolare: una piccola storia che aiuta a comprendere la bellezza di una realtà più grande, quella di una comunità che cresce nel silenzio della quotidianità, seminando speranza e costruendo relazioni.
Nei giorni scorsi il CAS ha organizzato una mattinata di condivisione e spensieratezza rivolta a tutti gli ospiti delle strutture di accoglienza. Un’iniziativa pensata per offrire loro un momento diverso dalla routine quotidiana e per accompagnarli nel percorso di integrazione sociale e umana, promuovendo al tempo stesso la dignità della persona e il senso di appartenenza alla comunità.
A raccontare il tutto è la Direttrice del CAS, Nastasia Pescatore: “L’iniziativa di stare insieme è nata dagli operatori dell’equipe accoglienza, che dopo aver accolto ed essersi occupato delle necessità dei nuovi arrivati al Centro, hanno trovato il tempo favorevole per un incontro di conoscenza e divertimento”.
L’esperienza si è rivelata un’importante occasione di incontro non solo per gli ospiti, ma anche per gli operatori, che hanno potuto vivere una relazione più spontanea e autentica con le persone accolte. La Direttrice ha infatti proseguito dicendo: “È stata una domenica mattina dove noi operatori abbiamo avuto modo di coltivare di più la relazione con loro e non aver partecipato solo come semplici operatori. È stato bello vedere la risposta positiva dei ragazzi che hanno partecipato, quelli liberi da impegni di lavoro, abbiamo però anche constatato la tristezza di chi non ha potuto partecipare perché ha lavorato quella mattina. La risposta positiva è arrivata anche dalle famiglie e dalle donne. Il clima è stato avvolto davvero dal divertimento anche riguardo il viaggio stesso dalle strutture alla parrocchia. Terminata la mattinata si è visto il loro cambiamento, non erano più riservati come al momento dell’arrivo”.
Fondamentale per la riuscita della giornata è stata la collaborazione della parrocchia dei Santi Simone e Giuda, che ha accolto con disponibilità la proposta dell’equipe. A spiegare nel dettaglio lo svolgimento è stato il Vice Direttore del Centro, Piergiorgio Ragneni: “Abbiamo organizzato gli accompagnamenti dalle varie strutture presso la parrocchia Santi Simone e Giuda, la quale si è resa subito disponibile e a lei vanno i nostri più sentiti ringraziamenti. Si sono susseguiti due momenti: il primo ha riguardato i ragazzi dei centri maschili e a loro è stata data l’opportunità di giocare una partita a calcio. Il secondo momento ha riguardato le famiglie con i bambini e le donne, per loro abbiamo organizzato un breve corso di cucina durante il quale hanno imparato a fare la pizza”.
La condivisione di attività ricreative, sportive e formative ha favorito la nascita di nuove relazioni e rafforzato il clima di fiducia tra ospiti e operatori. Un cambiamento percepibile anche nei giorni successivi, come racconta lo stesso Ragneni: “Ci siamo accorti che erano molto sorridenti, segno della buona risuscita dell’iniziativa. Anche nei giorni successivi questi cambiamenti si sono susseguiti, uno dei ragazzi, uno dei più introversi, ci ha mandato un messaggio dove ci ha raccontato quanto questo nostro incontro lo abbia reso felice. Sulla scia di questo entusiasmo e raccogliendo i desideri dei nostri ospiti, come equipe abbiamo deciso di impegnarci anche questa estate nel proporre momenti simili a quello che abbiamo vissuto insieme”.
Quella vissuta al CAS è una delle tante esperienze che testimoniano come l’accoglienza non possa limitarsi a rispondere ai bisogni materiali delle persone, ma debba tradursi in percorsi concreti di relazione, inclusione e crescita reciproca. È proprio in questi piccoli gesti, spesso lontani dai riflettori, che le parole del Santo Padre trovano una realizzazione autentica: incontri che diventano occasioni di speranza, capaci di restituire fiducia, costruire legami e accompagnare ogni persona verso una piena partecipazione alla vita della comunità.







0 commenti