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CASTORANO – Si è tenuto venerdì 5 giugno, dalle ore 21, presso uno dei locali della Pievania a Castorano, un incontro dal titolo “Spopolamento dei borghi”. I relatori dell’incontro sono stati il vescovo Gianpiero Palmieri, la dottoressa Antonella Di Maso, ricercatrice presso l’Università di Bergamo, e la dottoressa Carla Piermarini, sindaco di Ortezzano e vicepresidente dell’Ecomuseo della Valle dell’Aso. A fare da moderatore è stato Maurizio Franceschi, presidente dell’associazione Padre Carlo Orazi che, insieme all’associazione 3Sicc e con il patrocinio del Comune di Castorano, ha reso possibile questo incontro.
L’evento è rientrato, insieme alle visite guidate svoltesi nel corso della giornata dalle 17 alle 20, tra le proposte promosse dal Comune che, per la prima volta, ha partecipato alla Lunga Notte delle Chiese.
Presenti anche altre autorità civili, tra cui Fabio Salvi, presidente della Provincia di Ascoli Piceno e sindaco di Venarotta, Francesca Pantaloni, assessore della Regione Marche al Bilancio, alle Finanze e alle Pari Opportunità, Rossana Cicconi, sindaco di Castorano, e Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno.
I ringraziamenti di Maurizio Franceschi
L’incontro è iniziato con i ringraziamenti di Maurizio Franceschi alle persone e agli enti che hanno reso possibile questo evento: il vescovo Gianpiero Palmieri, la dottoressa Di Maso, la dottoressa Piermarini, Rossana Cicconi, Fabio Salvi, Francesca Pantaloni, Marco Fioravanti, la parrocchia di Santa Maria della Visitazione, nelle persone di don Mauro e don Freddie, la dottoressa Maria Cristina Ceresa, responsabile della rivista online Green Planner Magazine, la diocesi di Ascoli Piceno e il Comune di Castorano per il patrocinio, l’ausilio e l’assistenza forniti.
Saluti delle autorità
Rossana Cicconi: «Oggi pomeriggio si è svolta la visita delle chiese, edifici di grande valore storico e culturale che custodiscono anche dipinti di pregio. Le chiese non sono soltanto luoghi di culto, ma anche centri di aggregazione e oggi pomeriggio c’è stata l’occasione per scoprire o riscoprire questi splendidi luoghi del nostro paese. Questa sera si parlerà di un tema molto importante, lo spopolamento, e, come sindaco di un piccolo borgo, credo che sia una questione di vitale importanza».
Fabio Salvi: «Ci ho tenuto particolarmente a essere qui sia perché mi faceva piacere essere a Castorano e dimostrare che la Provincia, nonostante le difficoltà, è sempre presente, sia perché il tema è molto interessante e, come sindaco al terzo mandato, mi sono documentato a lungo sull’argomento e mi sono fatto un’idea che spero di poter condividere».
Francesca Pantaloni: «Come Regione e come amministrazione, crediamo nei borghi e abbiamo il dovere di dimostrarlo con i fatti, stando vicini ai territori e ascoltandone le problematiche. Il tema di stasera non rappresenta soltanto un problema, ma anche un’opportunità: io sono innamorata dei borghi e credo profondamente nelle potenzialità e nelle peculiarità che possono offrire. Dobbiamo credere nei valori che custodiscono; viverci, infatti, non è un limite, ma un motivo di orgoglio e gratitudine».
Marco Fioravanti: «Io credo che il futuro dell’Italia passi attraverso il ripopolamento delle aree interne e la capacità di rigenerare le comunità attraverso opportunità economiche. Da Castorano parte questo grido per cambiare la rotta e ridare centralità ai territori. Ci sono due esigenze fondamentali: casa e lavoro. Attraverso la rigenerazione degli alloggi possiamo dare nuova vita ai borghi. Per quanto riguarda il lavoro, invece, le strade principali sono due: infrastrutture digitali e investimenti industriali. Castorano è una realtà attrattiva perché possiede un grande capitale umano e una forte identità storica: requisiti fondamentali per lanciare un messaggio chiaro, quello di mettere al centro la qualità della vita e la cura della persona».
Il vescovo Palmieri: “Il nostro desiderio è risvegliare tutte le risorse di cui la nostra società è portatrice”
Concluso il momento dei saluti istituzionali, è stato invitato a prendere la parola il vescovo Gianpiero Palmieri: «Già da qualche anno i vescovi italiani si riuniscono per un convegno dedicato alle aree interne. Questi incontri hanno coinvolto oltre un centinaio di vescovi e hanno portato alla stesura di un documento presentato al Presidente della Repubblica. Cosa c’è dietro tutto questo? Un auspicio e un desiderio: impegnarsi affinché il ricco patrimonio economico, sociale, religioso e culturale dei nostri territori non vada perduto. Il nostro obiettivo è risvegliare tutte le risorse di cui la nostra società è portatrice.
Per quanto riguarda la comunità cristiana, le manifestazioni di arte e bellezza costellano tutto il Centro Italia: basta visitare qualsiasi località montana per rendersi conto della quantità di ricchezze presenti. Allo stesso tempo, dobbiamo essere capaci di custodire le nostre identità, perché se non riusciamo a difenderle e a offrire loro una prospettiva futura, rischiano di scomparire.
Il momento che stiamo vivendo è particolarmente delicato: abbiamo una crisi demografica dovuta a molteplici cause e una crisi culturale che si manifesta nella tendenza ad arrendersi e a lasciarsi andare. Dobbiamo riscoprire la bellezza della vita e invertire questa tendenza mettendo insieme tutte le energie di cui siamo capaci. Facciamo fatica a unire le nostre identità, ma non è più tempo di divisioni. Pensiamo all’esperienza che potremmo offrire a chi visita il nostro territorio se lavorassimo tutti insieme. Dalla nostra tradizione dobbiamo saper far emergere non soltanto i valori identitari, ma anche quelli dell’accoglienza».
Antonella Di Maso: “Cosa sono le cooperative di comunità?”
Concluso l’intervento del vescovo Palmieri, è stata invitata a parlare la dottoressa Antonella Di Maso: «Le cooperative di comunità rappresentano uno strumento utile per contrastare alcune delle problematiche legate al calo demografico. In questi contesti convivono situazioni di marginalità e, allo stesso tempo, una grande ricchezza rappresentata dalle comunità stesse, che costituiscono una risorsa preziosa per i territori.
Le cooperative di comunità sono organizzazioni composte da individui che condividono valori sociali, culturali ed economici e che operano in una prospettiva di azione comune. Si tratta di società a proprietà condivisa e democraticamente controllate. Ciò che le distingue dalle cooperative tradizionali è proprio la centralità della comunità.
Si tratta di imprese fondate dalla comunità per la comunità, orientate alla produzione di beni e servizi di uso comune e capaci di favorire lo sviluppo sociale e territoriale. Nascono dall’iniziativa di persone che condividono interessi, valori e problematiche e che decidono di unirsi per individuare una soluzione comune.
Queste realtà si sviluppano spesso in risposta a criticità come lo spopolamento, la carenza di servizi e la disoccupazione. La risposta arriva dal basso: persone che si organizzano e scelgono di affrontare i problemi in maniera creativa. Sono comunità fortemente radicate nel territorio, accomunate da identità, valori e conoscenze condivise.
Partendo da un contesto locale, queste imprese producono beni e servizi destinati a soddisfare bisogni concreti, gratuitamente oppure a pagamento, con finalità commerciali o sociali. Le cooperative di comunità sono particolarmente attive nei settori del turismo, della conservazione e della tutela ambientale. Promuovono il territorio attraverso un approccio fondato sulla valorizzazione delle tradizioni locali e delle risorse esistenti, spesso poco conosciute o insufficientemente valorizzate».
Carla Piermarini: alla scoperta dell’Ecomuseo della Valle dell’Aso
A chiudere l’incontro è stato l’intervento della dottoressa Carla Piermarini: «L’Ecomuseo nasce otto anni fa dall’iniziativa di nove comuni che hanno compreso quanto la Valle dell’Aso sia un territorio straordinario. Pur possedendo ciascuno una propria storia, questi comuni hanno scelto di contribuire a un racconto collettivo di una terra profondamente agricola, che ha saputo mantenere relazioni solide tra le diverse comunità.
Questa storia spiega anche la capacità di collaborazione degli amministratori locali, figli di quel mondo contadino che rappresenta la nostra radice più autentica. L’Ecomuseo nasce da un’intuizione dei sindaci dell’epoca e dà avvio a un percorso di valorizzazione condivisa del territorio. Si è cercato di individuare i temi principali da raccontare all’esterno; sono state raccolte le diverse peculiarità e si è creato un logo che rappresenta la stilizzazione del fiume Aso, capace di collegare i Monti Sibillini al mare.
La mappa della nostra comunità è stata realizzata dagli alunni delle scuole primarie dei comuni aderenti e testimonia la volontà di coinvolgere non solo le amministrazioni, ma anche le nuove generazioni. I bambini devono sentirsi parte integrante di questa comunità e innamorarsi del luogo in cui vivono.
Hanno partecipato con entusiasmo alle attività proposte, comprese quelle svolte lungo il fiume, che ci hanno permesso di comprendere la loro percezione della Valle, generalmente molto positiva. Queste iniziative servono a far vivere ai più giovani esperienze simili a quelle delle generazioni precedenti, che avevano con il fiume un rapporto quotidiano e profondo.
Naturalmente, il nostro impegno comprende anche una forte attenzione agli aspetti ambientali. Un’altra caratteristica importante della nostra organizzazione è che ciascuno mette a disposizione ciò che sa fare meglio. Quando si decide di collaborare, non bisogna soffermarsi sui dettagli, ma guardare soprattutto alla sostanza».