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A Grottammare il progetto “Casa Mia”, Maestrini: “Non lasciate sole le famiglie, diventiamo comunità”

GROTTAMMARE – La solidarietà e il gioco di squadra portano sempre a bellissimi traguardi!

Sabato 6 Giugno 2026, alle ore 17:00, a Grottammare, in via Modigliani n. 4, sarà inaugurata la nuova sede dell’associazione “Omphalos – Autismo e Famiglie – ODV” e si darà il via al progetto “Casa Mia”,  alla presenza delle maggiori autorità civili e religiose della città.

La nuova struttura, che è una casa confiscata alla criminalità organizzata ed assegnata all’associazione tramite bando pubblico, è un luogo simbolo dove il male si trasforma in bene comune e speranza. Oltre ai laboratori educativi A.B.A. già attivi, prenderà vita una vera e propria “palestra” di autonomia abitativa e sociale per i ragazzi.

Per l’occasione, abbiamo incontrato il dott. Simone Maestrini, psicologo, padre di un ragazzo con autismo e coordinatore del Centro “BeBlu” di Grottammare, una delle cinque sedi di “Omphalos – Autismo e Famiglie – ODV“, oltre a quelle di Fano, Recanati, Osimo e Civitanova Marche. Con lui abbiamo parlato di autismo, comunità e futuro.

Dott. Maestrini, in cosa consiste il progetto “Casa Mia”?

“Casa Mia” è un progetto che nasce grazie a un bando del Comune di Grottammare, che ha affidato in concessione una villa confiscata alla criminalità organizzata. È un luogo simbolico, dove il male si trasforma in bene comune e speranza.
Qui i ragazzi e le ragazze con autismo potranno sperimentare le abilità apprese nel loro percorso di crescita, prima da adolescenti e poi da giovani adulti. Sarà una vera “palestra” di autonomia abitativa e sociale, un ambiente protetto ma aperto al mondo, pensato per accompagnarli verso un futuro il più possibile indipendente. Oltre a proseguire i laboratori educativi per bambini in età scolare, in questo spazio, terapisti certificati, educatori e supervisori aiuteranno i ragazzi ad imparare a prendersi cura di loro stessi e dei loro spazi, così da essere meglio preparati ad integrarsi nel tessuto sociale.
Il progetto, inoltre, si pone anche l’obiettivo di attivare collaborazioni con le attività produttive locali, avviando laboratori propedeutici all’inserimento lavorativo, affinché l’inclusione smetta di essere un’ideale e diventi il calore di una comunità che accoglie, valorizza e garantisce una vita dignitosa, serena e autonoma per i nostri ragazzi.

Come si inserisce questo progetto nel lavoro che Omphalos porta avanti da anni?

Dal 2008, la nostra associazione, nata da un gruppo di genitori volontari, crea progetti di vita su misura per le persone con autismo, attraverso le sue sedi nelle Marche. In questi diciotto anni, abbiamo realizzato moltissime iniziative: corsi di formazione per genitori, terapisti, docenti e volontari; laboratori per bambini e ragazzi (nuoto, cucina, motricità, autonomie domestiche); eventi solidali per sostenere le attività, come, ad esempio, il pranzo organizzato con Libera, Agesci e Azione Cattolica, che ha contribuito proprio a finanziare il progetto “Casa Mia”.

Lei è padre di un ragazzo con autismo. Come è arrivato a conoscere Omphalos?

La scoperta dell’autismo di mio figlio, nel 2017, è stata un momento difficile: nonostante lavorassi come psicologo, quando sono stato coinvolto emotivamente, tutto è cambiato.
In Omphalos ha trovato accoglienza, sostegno e una comunità: insomma, una famiglia, che mi ha portato ad impegnarmi sempre di più, prima come volontario e poi come coordinatore del Centro “BeBlu”.

Molte persone hanno ancora idee confuse sull’autismo. Come lo spiegherebbe in modo chiaro?

L’autismo non è una malattia, ma una condizione del neurosviluppo che riguarda comunicazione, socialità e comportamento.
Le persone autistiche sono neurodivergenti, cioè il loro cervello funziona in modo diverso da quello considerato tipico. Si tratta di una differenza neurobiologica naturale, non di una disabilità.
Ci sono vari livelli e tipologie di autismo: non a caso il manuale DSM-5, che è il manuale di riferimento per le valutazioni, non parla più di autismo, bensì di disturbi dello spettro autistico, proprio per definire una vasta gamma di condizioni che vanno dalla difficoltà nella comunicazione e nelle interazioni sociali a comportamenti ripetitivi o a interessi ristretti.
Non esiste una cura, dal momento che non è una malattia, ma esistono strategie e terapie efficaci per sviluppare abilità e migliorare la qualità di vita. La diagnosi precoce è fondamentale, ma serve ancora molta consapevolezza nelle scuole, nelle parrocchie e nei luoghi di incontro.

Quali sono le principali necessità delle famiglie?

Dopo una diagnosi, molti genitori si sentono soli e disorientati. Hanno bisogno di informazione, formazione, sostegno psicologico e terapeutico.
Spesso anche i fratelli e le sorelle dei bambini con autismo rischiano di essere trascurati: per questo Omphalos offre supporto anche a loro.
La comunità può fare molto: docenti più attenti all’inclusione, famiglie che organizzano momenti di condivisione, operatori pastorali più formati.
Fortunatamente negli ultimi anni la consapevolezza sta aumentando e la precocità nelle diagnosi è maggiore: questo è un fatto molto positivo, direi determinante, per insegnare nei tempi giusti un numero maggiore di abilità che renderanno il più possibile autonomi i futuri adulti con autismo. Tuttavia c’è ancora tanta strada da fare, soprattutto nelle scuole e nei luoghi di incontro: è necessario creare una comunità educante ed educata che sia in grado, da un lato, di riconoscere i bisogni e, dall’altro, di valorizzare le abilità e le risorse dei bambini e dei ragazzi con autismo.

In che modo la comunità ha contribuito alla nascita della nuova sede?

L’inaugurazione è stata resa possibile grazie ad una rete straordinaria di persone che hanno scelto di compiere del bene: prima di tutto le aziende e le attività commerciali del territorio che, aderendo ai progetti dell’associazione “I Bambini delle Fate”, hanno sostenuto il progetto “Casa Mia” di Omphalos; poi le associazioni di volontariato, come Libera” Ascoli Piceno, l’“Azione Cattolica” della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto e l’“Agesci”, i cui associati sono diventati come fratelli; poi i cittadini che, attraverso donazioni private, ci hanno sostenuto costantemente; infine il direttivo di Omphalos, che mi ha sempre supportato ed ha curato varie iniziative di raccolta fondi, come la vendita di panettoni e colombe solidali, l’organizzazione di piccole feste e maratone, la realizzazione di spettacoli teatrali, la proiezione di film cinematografici.
Un vero gioco di squadra che ha portato risultati e soprattutto speranza!

Cosa accadrà nei prossimi mesi dentro “Casa Mia”?

Da autunno partiranno i primi week-end di sperimentazione: piccoli gruppi di 3-4 ragazzi, accompagnati da due terapiste, vivranno momenti di autonomia reale, come fare la spesa, gestire la casa, muoversi sul territorio. Un’occasione imperdibile che rientra nell’ottica di realizzare, con e per loro, un progetto di vita sereno e protetto, ma allo stesso tempo autonomo ed indipendente, tenendo conto delle individuali capacità di autodeterminazione e nel pieno rispetto di abitudini, bisogni ed aspirazioni. La conformazione e l’ubicazione della struttura permettono di creare un “luogo aperto”, in cui far entrare il mondo e da cui poter uscire per incontrare il mondo.
È questa la novità assoluta per questa zona: un’opportunità di inclusione non solo per i ragazzi e le loro famiglie, ma soprattutto per la comunità, che verrà inevitabilmente coinvolta, imparando a conoscere i ragazzi e a non averne paura. Quando si conosce una cosa, non si ha paura! E i ragazzi si faranno conoscere andando a fare la spesa, visitando i negozi, frequentando i luoghi della zona, … Sarà un momento di crescita per tutti.

Che messaggio vuole lasciare ai nostri lettori e alle nostre lettrici?

Il mio desiderio è che la consapevolezza non si esaurisca con i palazzi illuminati di blu il 2 Aprile, quando si celebra la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, o in occasioni come quella di domani, in cui inaugureremo la nostra struttura.  Serve una presenza costante delle istituzioni e della comunità, perché l’inclusione non è un gesto simbolico, ma un cammino quotidiano.
Nonostante oggi ci sia una maggiore attenzione da parte delle istituzioni e una sensibilità più diffusa tra le persone, il percorso da fare è ancora lungo. A volte abbiamo la sensazione di essere lasciati soli, mentre ciò di cui avremmo davvero bisogno è camminare insieme come parte di una grande famiglia.
Nel mondo della scuola, ad esempio, gli insegnanti potrebbero fare molto di più per includere bambini e ragazzi con autismo: coinvolgerli nelle attività quotidiane, proporre esperienze extrascolastiche, favorire la partecipazione al gruppo classe. Anche le famiglie dei compagni potrebbero contribuire creando occasioni di incontro, come feste o pomeriggi di studio, per abbattere le distanze e costruire relazioni autentiche.
Allo stesso modo, nelle parrocchie e nelle associazioni, chi svolge un servizio potrebbe formarsi meglio e sviluppare una maggiore sensibilità verso le persone autistiche — che siano bambini, adolescenti o adulti — per accoglierle ed accompagnarle con competenza.
Informarsi, formarsi e coltivare la solidarietà sono gesti che oggi possono sembrare lontani dalla nostra vita quotidiana, ma domani potrebbero rivelarsi fondamentali per sostenere qualcuno che amiamo: un figlio, un fratello, un nipote, un amico.
Perciò invito tutti e tutte all’inaugurazione! La vostra presenza celebrerà il riscatto di questo luogo e l’inizio di una nuova storia! Una storia che sa di accoglienza, inclusione, comunità.

 

 

Carletta Di Blasio: