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FOTO Ascoli, Zarepta festeggia 30 anni, Vescovo Palmieri: Vi racconto la storia dei porcospini

ASCOLI PICENO – Si è tenuta il 1° giugno, dalle ore 17, presso la mensa Zarepta di Ascoli Piceno, la messa celebrativa per i 30 anni dell’associazione Zarepta.

La funzione è stata presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri, concelebrata da don Vincenzo Tassi e animata dal coro Canta che ti PAS, diretto da Maria Chiara Sabbatini.

Numerosi i fedeli che hanno preso parte alla celebrazione. Tra i presenti il vicesindaco del Comune di Ascoli Piceno, Massimiliano Brugni, l’assessore alla Pubblica Istruzione, Donatella Ferretti, il direttore della Caritas diocesana, Giorgio Rocchi, il presidente di Betania, Mimmo Bianchini, il presidente di Zarepta, Raniero Isopi, e il socio fondatore dell’associazione, Francesco Colonnella. Presenti anche volontari e ospiti della struttura.

Il ringraziamento di Raniero Isopi

Prima dell’inizio della messa, su invito di Giorgio Rocchi, prende la parola Raniero Isopi, che rivolge un sentito e caloroso ringraziamento a tutti i volontari che «quotidianamente danno una grande mano a far funzionare questa associazione», ai vari enti pubblici «che ci hanno sostenuto e ci sostengono nel corso degli anni» e al vescovo Gianpiero Palmieri, «che rappresenta la diocesi, la quale ci ha donato questo spazio». Il presidente di Zarepta conclude il suo intervento con l’augurio che l’associazione continui a portare avanti la propria missione con lo stesso impegno dimostrato in questi trent’anni di attività.

Omelia del vescovo Palmieri: “Zarepta, una comunità solidale che mette da parte la logica dei porcospini per acquistare la mentalità della carità”

Concluse le Letture e proclamato il Vangelo, il vescovo Gianpiero Palmieri apre la sua omelia: «La pioggia di oggi mi ha fatto pensare a un’interessante storia raccontata da un filosofo: “Era un freddo giorno d’inverno e, poiché faceva molto freddo, i porcospini si rifugiarono in una tana. Tuttavia, essendo porcospini, stringendosi l’un l’altro finirono per pungersi. Così si allontanarono, ma il freddo li costrinse a riavvicinarsi; si punsero di nuovo e si allontanarono ancora. Alla fine trovarono il giusto equilibrio: si davano il massimo del calore senza ferirsi”.

Questa storia richiama il modo in cui funzionano le relazioni umane: anche noi abbiamo la possibilità di stare insieme, ma, oltre a darci calore, possiamo anche ferirci. Siamo quindi chiamati a trovare il giusto equilibrio tra vicinanza e rispetto reciproco. Dove si trova questo equilibrio? Nell’avere ben chiara la finalità che vogliamo perseguire. Da trent’anni la finalità di Zarepta è molto alta, perché ci impone un passaggio decisivo: non guardare più a noi stessi, ma agli altri. È questo il punto di equilibrio che ci permette di non pungerci e di raggiungere il traguardo che ci siamo prefissati.

La Parola di Dio ci dice qualcosa di simile. In particolare, nella Prima Lettura Pietro afferma: “È straordinario vivere nella fede del Signore Gesù. È straordinaria la conoscenza di Gesù”, ma aggiunge anche che, nel cammino del discepolo, si susseguono realtà importanti: la Fede, la Conoscenza di Gesù, la Virtù, la Pietà, la Perseveranza, la Temperanza e, infine, il vertice, che è l’Amore. I discepoli sanno che il culmine di una vita pienamente realizzata è la capacità di amare: avere uno sguardo che esce da sé per rivolgersi all’altro.

Questo passaggio è profondamente umano e la fede spinge a viverlo. Anche Paolo lo ricordava: “Posso avere tutto, posso avere una fede capace di trasportare le montagne, posso conoscere tutti i Misteri di Dio, ma se non so amare sono come un bronzo che rimbomba, un timpano che tintinna”. Il Vangelo, poi, è fondamentale per comprendere Gesù. Presso l’ingresso del Tempio di Gerusalemme era scolpita una vigna. Quando questa avverte il pericolo, produce frutti acerbi oppure non produce nulla; allo stesso modo, gli agricoltori non consegnano al padrone la parte migliore del raccolto. Questa parabola, raccontata da Gesù, vuole dire che Dio ha mandato i profeti, ma essi non sono stati ascoltati; successivamente ha mandato Gesù, che è stato ucciso. Per questo la vigna verrà tolta agli agricoltori e affidata a un popolo che la farà fruttificare. Gesù allora afferma: “La pietra scartata dai costruttori è divenuta pietra d’angolo”. Non è il male ad avere l’ultima parola, ma Dio, che pone pietre d’angolo sulle quali costruire qualcosa di nuovo.

Trent’anni fa, dall’intuizione di alcune persone, è nata Zarepta. Tutto questo rappresenta, in qualche modo, quella pietra d’angolo di cui parlavamo: una comunità solidale che mette da parte la logica dei porcospini per acquisire la mentalità della carità. All’interno di Zarepta ci sono volontari credenti e non credenti, cristiani e persone di altre religioni, ma questo non sorprende: la carità unisce tutti ed è un linguaggio universale. San Francesco diceva: “Predicate a tutti il Vangelo, quando è necessario usate le parole”, intendendo che la prima forma di testimonianza è la vita stessa.

Oggi ricordiamo Giustino, grande martire, filosofo e teologo della Chiesa, e chiediamo al Signore di custodire tutti coloro che soffrono a causa delle persecuzioni, soprattutto nei Paesi segnati dalla guerra. Approfittiamo di questa messa per pregare per la pace».

Francesco Colonnella racconta Zarepta

Prima della benedizione finale viene invitato a prendere la parola Francesco Colonnella che, visibilmente emozionato e accolto dagli applausi dei presenti, presenta il libro Zarepta, dedicato alla storia dell’associazione, alle sue origini e al significato del suo nome.

Il nome Zarepta deriva da un episodio narrato nel Libro dei Re e intitolato “La vedova di Zarepta”. Protagonista è una donna fenicia che, nel pieno di una grave carestia, accoglie nella propria casa il profeta Elia. Quest’ultimo le chiede acqua e pane, ma la donna gli confida la sua disperazione: possiede soltanto un pugno di farina e un filo d’olio, sufficienti per un ultimo pasto prima di lasciarsi morire di fame insieme al figlio. Elia la rassicura e le chiede di preparare comunque una focaccia per lui. Qui avviene il primo miracolo: per tutta la durata della carestia, la farina nella giara e l’olio nell’orcio non vengono mai meno. In seguito il figlio della vedova si ammala gravemente e muore, ma Elia prega con forza il Signore e ottiene il miracolo della sua resurrezione.

«Il nome del libro – spiega Colonnella – indica la nostra storia e il nostro affidarci alla Provvidenza del Signore». Il socio fondatore conclude il suo intervento ricordando le difficoltà incontrate dall’associazione agli inizi del proprio percorso, in particolare quelle legate al reperimento dei fondi necessari per andare avanti. Per questo motivo, la riuscita dell’esperienza di Zarepta può essere definita a pieno titolo come «la nostra impresa».

Alessandro Palumbi: Nato ad Ascoli Piceno il 05/11/2001. Diplomato presso il Liceo Classico "Francesco Stabili" di Ascoli Piceno nel 2020. Laurea Triennale in Lettere Classiche ottenuta presso UNIMC nel 2023 Laurea Magistrale in Filologia Classica ottenuta presso UNIMC nel 2026