“Qui, in Terra Santa, dove spesso non è possibile trovare parole condivise, dove lingue, culture e appartenenze sono diverse, dove la tensione e la polarizzazione rendono difficile il dialogo, la nostra missione rimane quella di portare Cristo agli uomini e alle donne del nostro tempo, nella misura in cui noi stessi siamo abitati da Lui”.

Lo ha detto il Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, celebrando il maggio scorso la festa della Visitazione a Ain Karem. Nella sua omelia il Custode, rileggendo la visita di Maria a Elisabetta, ha ricordato che “la prima evangelizzazione non è fatta di strategie, ma di una vita abitata da Cristo. Maria non predica: porta Gesù, e questo basta. Anche la Chiesa è chiamata a questa testimonianza silenziosa ma efficace, soprattutto in contesti complessi come quello della Terra Santa”. Ponendo la fede di Maria come “modello per ogni credente, chiamato a generare Cristo nella propria vita”, padre Ielpo ha concluso: “Quando si è docili alla volontà di Dio, la presenza diventa luogo di incontro con Lui. È questo il cuore della Visitazione: una fede che si fa prossimità, servizio e segno di speranza, capace di far ‘sussultare’ il cuore degli uomini non per le parole, ma per la presenza del Signore”. Le festa, informa la Custodia, si è svolta senza la presenza dei pellegrini internazionali, a causa delle tensioni dell’area. La celebrazione, che solitamente ricorre il 31 maggio, è stata anticipata quest’anno al giorno 30, poiché la data consueta coincideva con la solennità della Santissima Trinità.

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