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Allarme Ue: le guerre pesano su famiglie e imprese europee

(Photo European Commission)

Di Gianni Borsa

“L’attività economica sarà più debole, poiché il conflitto in Medio Oriente innesca un nuovo shock energetico che riaccende l’inflazione e scuote la fiducia economica”. Lo si legge, nero su bianco, nelle Previsioni economiche diffuse la scorsa settimana dalla Commissione europea, con una prospettiva su 2026 e 2027. L’incertezza – termine che ritorna più volte nel documento – legata a conflitti reali e commerciali (dazi) frena la crescita, mortifica il Pil, scoraggia gli investimenti. E dunque i costi – economici, oltre che umani e politici – correlati alla guerra pesano sulle famiglie e sulle imprese. Anche su famiglie e imprese italiane. Non a caso la parola “famiglie” ricorre più volte nel documento previsionale ed è stata citata ripetutamente dal commissario Valdis Dombrovskis nell’illustrare i dati ai giornalisti presenti in sala stampa a Bruxelles.
“L’impennata dei prezzi dell’energia comporta un aumento delle bollette delle famiglie e un aumento dei costi delle imprese che riducono i profitti per molte industrie, reindirizzando i redditi fuori dall’economia dell’Ue e verso i Paesi esportatori di energia”.La Commissione chiarisce, in poche parole, che le guerre – in Medio Oriente, in Ucraina e altrove – generano sempre e comunque instabilità, pesando sui sistemi economici, fino a creare disagi e costi per la popolazione europea. “L’inizio del conflitto (Usa-Iran, ndr) ha visto la fiducia dei consumatori scendere a un minimo, tra i crescenti timori di un aumento dell’inflazione e la perdita di posti di lavoro”. L’altra ricaduta che si teme riguarda proprio l’occupazione: meno affari, meno investimenti, stretta nel mercato del lavoro.
I cinque messaggi chiave forniti dal commissario Dombrovskis non lasciano dubbi: “Il primo: il conflitto in Medio Oriente ha causato uno shock energetico che ha un impatto pesante sull’economia. Secondo: la crescita del Pil continuerà ma a un ritmo più lento. Terzo: l’inflazione sta aumentando e continuerà, in questo quadro, ad aumentare. Quarto punto: con la crescita lenta cresceranno i disavanzi pubblici. Quinto: c’è una incertezza di fondo” con la quale anche l’economia europea e dei suoi Paesi dovrà fare i conti.
Esiste una possibile ricetta, almeno per contenere i danni? Salvo, ovviamente, la cessazione di tutti i conflitti che, oltre a seminare morti, odio e distruzione, colpiscono la vita di ogni giorno e con essa i nostri portafogli?“L’Ue deve imparare dalle crisi passate, mantenendo il sostegno fiscale temporaneo e mirato e riducendo ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili importati, un cambiamento che ha già rafforzato la nostra resilienza. Agendo con unità e determinazione, l’Europa dovrebbe accelerare le riforme, rimuovere gli ostacoli alla crescita e salvaguardare la solidità delle finanze pubbliche”. Dombrovskis dixit. Risposta “tecnica”, in sostanza.
Fra l’altro occorre notare come il quadro economico possa caricarsi di nubi in particolare per l’Italia: aumento contenutissimo del Pil sia quest’anno che il prossimo, inflazione che lievita, debito pubblico verso il 140% (la peggiore performance in Europa) e rallentamento dell’occupazione.
Il punto è chiaro. La guerra è sempre sbagliata, dai conflitti la gente non ci guadagna mai. E mentre c’è chi ogni giorno – in troppe parti del mondo – muore sotto le bombe e i missili, le guerre arrivano, seppur indirettamente, a casa nostra con le sembianze di un’economia affaticata, di bollette che aumentano, di posti di lavoro a rischio. Se ce ne fosse bisogno, ecco altre ragioni per chiedere la pace. Ovunque e per tutti.

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