MARTINSICURO – “È una Liturgia sempre molto bella, quella in cui ci ritroviamo la sera, al tramonto ormai del sole, per poter vivere l’Eucaristia e ricordare la nostra Santa, Santa Rita. L’esempio dei Santi – di Santa Rita in modo particolare, ma anche di Paolo e di Pietro, di cui parlano le letture che abbiamo proclamato oggi – ci dice che la vita cristiana è prima di tutto una grazia. Essere discepoli di Gesù non è tanto un impegno della volontà, quanto una grazia, un dono“.
Con queste parole il vescovo Gianpiero Palmieri ha iniziato la sua omelia durante la Celebrazione Eucaristica da lui presieduta ieri sera, Venerdì 22 Maggio 2026, alle ore 21:00, presso piazza Santa Rita a Martinsicuro, in occasione della festa in onore della santa di Cascia. Con lui hanno concelebrato la Santa Messa don Luigino Scarponi, responsabile del Clero del Piceno, don Anselmo Fulgenzi e don Tojo Andrianasolo, rispettivamente parroco e collaboratore parrocchiale della comunità Sacro Cuore di Gesù e Santa Teresa di Calcutta. Presente anche il giovane seminarista Simone Gasperi.
Presenti inoltre il sindaco Massimo Vagnoni, il presidente del Consiglio Comunale Umberto Tassoni, il capitano di vascello Gabriele Martiniani, presidente dell’A.N.M.I. (Associazione Nazionale Marinai d’Italia), insieme ad un nutrito gruppo di associati e ad alcuni rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia Costiera e della Polizia Locale.
Il motore della vita del discepolo: la grazia dello Spirito
Durante l’omelia il vescovo Gianpiero ha spiegato che il segreto della vita del discepolo, il suo motore, è “la grazia, cioè il dono dello Spirito Santo che Gesù fa nell’ultima cena ai suoi amici” e che crea una relazione viva, affettuosa e reciproca con Gesù.
Gesù dice: ‘Io non vi chiamo più servi, io vi chiamo amici. Tutto quello che ho udito dal Padre ve l’ho fatto conoscere. E la relazione tra me e voi – dice Gesù – è un rimanere reciproco: voi in me, io in voi, insieme nel Padre’. Il rapporto col Signore, quindi, è un rapporto forte, intenso, di comunione, fatto di stima, di affetto, di amore. Questa è la grazia, cioè la radice di un discepolo del Signore”.
L’opposto – ha spiegato Palmieri – è il senso del dovere, che può servire in certi momenti, ma non può essere il fondamento della vita spirituale: senza amore, tutto si svuota.
Pietro: non il rimprovero, ma la domanda d’amore
Il vescovo Gianpiero ha quindi proseguito prendendo come modello l’esempio di Gesù con Pietro: “Dopo il rinnegamento, Gesù non rimprovera Pietro per non aver mantenuto la sua promessa, per aver mancato nel senso del dovere, per non aver fatto quello che era secondo la Sua volontà. Al contrario, gli chiede: ‘Mi ami?’. E Pietro risponde con umiltà: ‘Ti voglio bene come un amico’. Usa infatti il verbo greco fileo, che indica proprio l’affetto dell’amicizia”.
Questa sincerità, capace di riconoscere i propri limiti, e non l’amore eroico, capace di morire per Gesù, rende Pietro finalmente pronto a seguire Gesù. “La radice del discepolo – ha detto mons. Palmieri – è sentire di essere amato da Dio, non di essere perfetto. È questo che permette di camminare con Lui, nonostante fragilità e cadute“.
L’esempio di Santa Rita
Il vescovo Gianpiero ha quindi concluso la sua omelia, evidenziando come Rita viva tutte le stagioni della sua vita – quindi come sposa, madre e religiosa – con dedizione totale d’amore:
“Rita era una donna appassionata, con un cuore enorme. Amava tutti. Rita aveva una spina nella carne, ma non come quella che sentiva Paolo. La spina che porta Rita è simbolo dell’amore di Cristo che la trafigge e la spinge ad amare sempre di più. Come Paolo, anche lei riconosce la propria debolezza, ma la vive come luogo in cui Dio la ama e la sostiene.
Rita ci insegna che possiamo fare le cose in due maniere: per dovere o per amore. Fare le cose solo per dovere porta a sperimentare continuamente la propria fragilità. Invece, fare le cose per amore – perché ci sentiamo molto amati e vogliamo ridare l’amore che abbiamo ricevuto – cambia tutto! E anche ciò che costa fatica può essere trasformato, se ci mettiamo un pizzico d’amore. Se faremo così, vivremo nella grazia di un amore ricevuto e di un amore donato. La grazia, infatti, ci permette di andare a letto sereni non perché abbiamo fatto il nostro dovere, ma perché abbiamo amato. È questo che l’età e la vita ci insegnano”.
La preghiera per Martinsicuro
Al termine della Messa, i fedeli hanno portato la statua della Santa in processione per le vie del quartiere Santa Rita, accompagnati dalle riflessioni di don Tojo Andrianasolo e dalle note della Banda della Città di Ancarano. In tanti hanno addobbato i giardini, i balconi, i marciapiedi, testimoniando quanto sia grande la devozione dei Martinsicuresi verso la Santa da Cascia.
Tornati nella piazza, prima della benedizione finale, il vescovo Palmieri ha letto la preghiera a Santa Rita:
“Santa Rita, tu hai vissuto nella fede, nell’amore e nella speranza, rimanendo sempre unita a Gesù Cristo anche nelle prove più dure, aiuta anche noi ogni giorno, soprattutto nei momenti bui e nelle difficoltà, a non allontanarci mai dal Signore, a rimanere nel Suo amore, a custodire la speranza, ad andare avanti con fiducia nel cammino. Santa Rita, insegnaci a credere, ad amare e a sperare. Prega per noi e per le nostre famiglie. Prega per la nostra città. Amen!“.
La serata si è conclusa con un breve intervento del presidente del Comitato di Quartiere Santa Rita, Salvatorino Puglia, il quale, dopo aver donato un piccolo omaggio al vescovo Palmieri, ha ringraziato i rappresentanti dei Comitati degli altri Quartieri e tutte le autorità religiose, civili e militari intervenute.
















































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