DIOCESI – «Cosa mi impedisce di essere battezzato?»: questo interrogativo non è solo la domanda che l’eunuco etiope rivolge a Filippo nel celebre brano degli Atti degli Apostoli, ma anche il titolo dell’incontro di formazione che si è svolto ieri, Giovedì 14 Maggio 2026, alle ore 21:00, presso la chiesa del Santissimo Crocifisso a Castel di Lama, sul catecumenato dei giovani e degli adulti e sul ruolo determinante della comunità nella scelta di una persona di diventare cristiana.
A guidare la riflessione sono stati don Jourdan Pinheiro, responsabile del Settore per il Catecumenato dell’Ufficio Catechistico nazionale, e don Donato Pio Dota, giovane pugliese ordinato presbitero solo due anni fa nella Diocesi Suburbicaria di Albano.
L’appuntamento, organizzato dalle Diocesi del Piceno, ha registrato la partecipazione dell’arcivescovo Gianpiero Palmieri, di don Guido Coccia, responsabile del Servizio per l’iniziazione cristiana degli adulti della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, e di Francesca Russo, responsabile del gruppo di Apostolato biblico della Diocesi Truentina.
La missione è qui: giovani e adulti in ricerca
All’inizio dell’incontro, don Jourdan Pinheiro ha sottolineato come sia sempre più frequente, anche nel nostro contesto locale, incontrare giovani e adulti che chiedono di intraprendere un percorso di fede, spinti dal desiderio di ricevere i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana, ovvero Battesimo, Cresima ed Eucaristia.
“La missione è qui, tra noi – ha detto il presbitero -. Non bisogna andare lontano, ma bisogna comunque uscire di casa. L’angelo del Signore dice a Filippo di alzarsi e andare sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza. Allora Filippo si alza e si mette in cammino. Anche se all’inizio la strada è deserta, poi appare l’eunuco. E qui abbiamo queste due figure simboliche: l’eunuco rappresenta chi, pur desiderando Dio, si sente escluso o lontano; Filippo, invece, è l’immagine di chi si lascia guidare dallo Spirito per accompagnare altri nella fede. Così siamo chiamati a fare anche noi“.
La testimonianza di Roberta: “Credevo in un Dio che non conoscevo“
Dopo aver analizzato nel dettaglio la pericope degli Atti Apostoli riguardante l’incontro tra Filippo e l’eunuco, Francesca Russo ha letto la testimonianza di Roberta, una donna di 45 anni che, pur non essendo battezzata, ha sempre percepito una vicinanza a Dio e alla comunità cristiana, ad esempio attraverso l’appartenenza del figlio al Gruppo Scout parrocchiale.
L’esperienza della malattia della madre e la frequenza alla Messa l’hanno portata a interrogarsi più profondamente sulla fede. Come dice lei stessa: «Credevo in un Dio che non conoscevo».
Roberta racconta di essersi sentita accolta dalla comunità e dal parroco e questo ha fatto crescere in lei il desiderio di diventare cristiana:
«Mi sono sentita emozionata e con quanta gioia mi ha accolto e rassicurato”».
Quale missione?
Attraverso il brano degli Atti degli Apostoli e la testimonianza di Roberta, don Jourdan Pinheiro ha evidenziato alcuni aspetti della missione a cui siamo chiamati, coinvolgendo in maniera attiva le oltre 70 persone presenti.
La missione nasce sempre da un’iniziativa dello Spirito. L’illustre relatore ha commentato l’episodio di Filippo e dell’eunuco etiope per mostrare che la missione non è un progetto umano, ma un movimento che parte da Dio: “Lo Spirito di Dio lo aveva conosciuto e ha detto: «Filippo, esci. Vai sulla strada»”. La missione, quindi, è lasciarsi mandare, uscire dalla propria sicurezza per incontrare chi sta cercando un senso.
Il desiderio di Dio nasce spesso lentamente, dentro la vita quotidiana. Ripercorrendo la testimonianza di Roberta, don Jourdan ha evidenziato come il desiderio di Dio cresca nel tempo e si insinui tra le pieghe della vita, attraverso la testimonianza, attiva o silenziosa, di chi lo ha già incontrato.
La missione è andare verso chi è lontano o escluso. L’eunuco è descritto come un uomo escluso dalla vita religiosa; eppure è proprio lui che Dio mette sulla strada di Filippo. Il relatore ha sottolineato: “L’eunuco è un escluso: non solo perché è etiope, quindi uno straniero, ma perché sta leggendo il profeta Isaia senza comprenderlo, quindi è escluso anche dalla comunità religiosa. Filippo infatti gli chiede: «Capisci quello che stai leggendo?». La missione, allora, è avvicinare chi è ai margini, chi non si sente parte della comunità”.
La missione è ascoltare e accompagnare. Filippo non impone nulla: parte dalla domanda dell’altro, dalla sua ricerca. Il relatore lo dice chiaramente: “Filippo accompagna l’eunuco, partendo dalla Parola che ha in mano, sviluppando quella Parola, aiutandolo a comprenderla. La missione è camminare accanto, non fare proselitismo”.
La missione è accoglienza. Don Jourdan Pinheiro ha insistito molto su questo punto, soprattutto collegandolo alla storia di Roberta: “L’accoglienza che incontra un desiderio è fondamentale: se non c’è un ambiente accogliente, uno non ha il coraggio di intraprendere un cammino. L’accoglienza della comunità è decisiva: senza relazioni sincere e fraterne, nessuno trova il coraggio di fare passi nuovi. La missione, perciò, è creare luoghi dove le persone possano sentirsi viste, ascoltate, rispettate”.
La missione è comunitaria, non individuale. Ha detto il presbitero: “Dio all’inizio fa da sé, ma poi coinvolge una comunità intera per generare nella fede. La missione non è mai “io e Dio”, ma noi che accompagniamo chi cerca. Alla domanda di Filippo che gli chiede «Capisci quello che stai leggendo?», l’eunuco risponde: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». L’eunuco ha bisogno di qualcuno che lo guidi, lo accompagni. Lo stesso vale per Roberta, che ha trovato nella comunità una presenza calda ed accogliente. La fede non è un fatto privato, ma un cammino condiviso: Dio agisce nel cuore, ma coinvolge sempre una comunità. Esistono spesso delle resistenze e delle paure, perché ogni scelta comporta lasciare qualcosa, ma un annuncio caldo ed autentico aiuta a superarle. Credere, dunque, significa incontrare qualcuno, non un’idea astratta: il Dio di Gesù Cristo, il Padre che si rivela nella storia. Per diventare cristiani non basta un’esperienza personale: è necessario essere accompagnati, ascoltati, accolti. La comunità diventa così il luogo in cui la fede può nascere e crescere”.
Consigli per il discernimento
A seguire don Donato Pio Dota ha approfondito il tema del discernimento, focalizzandosi su tre punti:
Discernere con prudenza e delicatezza, ascoltando la storia personale
Ha detto il presbitero: “L’accompagnamento richiede ascolto profondo e discernimento. Per comprendere meglio il discernimento, potremmo paragonarlo ad un atto medico. Il discernimento pratico, infatti, è come un intervento chirurgico: ogni persona è diversa dall’altra. Per questo è necessario ascoltare la storia personale, poi capire eventuali ferite, traumi e situazioni familiari ed infine valutare il cammino più adatto.
Comprendiamo bene, quindi, come il discernimento non sia un insieme di regole astratte, ma un atto prudente e personalizzato.
Non esistono regole uguali per tutti: l’annuncio arriva a te, in quel momento della tua vita, che è diverso da quello di un altro. La stessa Parola di Dio viene accolta in modo diverso da chi è sereno e da chi, ad esempio, ha appena ricevuto una diagnosi grave. Per questo il discernimento non può essere a priori, ma deve partire dalla persona concreta”.
Accogliere senza giudicare chi chiede il Battesimo
Ha proseguito don Donato: “La Chiesa deve evitare di diventare dogana, cioè di essere un filtro che blocca; al contrario, la Chiesa è chiamata ad essere un canale che facilita l’incontro con il Signore. Per questo serve attenzione nel comprendere se una persona è stata già battezzata o meno, se è la prima volta che si accosta al Signore o se si tratta di un percorso interrotto o se invece sia un ritorno alla fede. E bisogna anche avere attenzione per particolari situazioni personali. Capire questo ci aiuta a preparare percorsi personalizzati”.
Accompagnare come Chiesa, non come individui isolati o movimenti
Dopo un breve spazio per le domande dei presenti, i relatori hanno concluso l’incontro, ricordando che “il catecumenato non viene affidato a un movimento o a un’associazione: è una responsabilità della Chiesa” ed invitando quindi ciascuno a fare la propria parte.