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Padre Giancarlo Corsini: Quando ci sono giornate ‘no’, ecco cosa fare

MONTALTO MARCHE – Il convegno dal titolo “Risana i cuori affranti e fascia le loro ferite” si è svolto sabato 9 e domenica 10 maggio tra il Duomo di Montalto delle Marche e il Santuario Madonna della Consolazione di Montemisio di Rotella. L’iniziativa è stata promossa dalla Vicaria Beata Assunta Pallotta della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto e dal Vicario Don Luca Rammella.

Nel pomeriggio di sabato 9 maggio, dopo il momento di accoglienza e la preghiera iniziale, si è tenuto l’intervento della scrittrice e giornalista Costanza Miriano. Prima del suo intervento, la Comunità Ramo di Mandorlo, organizzatrice dell’evento, ha ripercorso brevemente la propria storia e il proprio cammino spirituale.

Successivamente ha preso la parola Costanza Miriano, che ha voluto innanzitutto sottolineare di non sentirsi una vera e propria scrittrice, ma piuttosto una donna, moglie e madre cattolica che, attraverso i suoi libri, cerca di trasmettere la fede che vive quotidianamente. Uno dei suoi volumi più conosciuti, “Sposati e sarai sottomessa”, è stato tradotto in undici lingue.

La giornalista ha quindi raccontato alcuni passaggi significativi della propria esperienza personale e professionale: “Scelsi Roma per il mio stage da giornalista e lì conobbi mio marito. Quando ottenni il primo contratto aspettavamo già il nostro primo figlio. Il mio desiderio è sempre stato quello di scrivere per il Signore, utilizzando un linguaggio capace di raggiungere tutti e affrontando temi vicini alla vita quotidiana delle persone. In un periodo di grande incertezza, durante il quale ero convinta di avere sbagliato tutto, dal lavoro alla vita personale, lessi un articolo che parlava di Inferno e Paradiso. Scrissi all’autore e lui mi rispose: da lì nacque un’amicizia. Un giorno mi propose di scrivere un libro per una casa editrice, ma io non mi sentivo all’altezza. Lui insistette così tanto che alla fine accettai. Il mio primo lavoro era una raccolta di lettere e messaggi che inviavo abitualmente a parenti e amiche sul tema del matrimonio”.

La Miriano ha poi spiegato come il successo ottenuto dai suoi libri rappresenti per lei soprattutto un’opportunità per aiutare le persone e le famiglie nei momenti più difficili: “Sono contenta dell’accoglienza ricevuta dai miei libri, perché il mio intento è sostenere chi attraversa momenti di incertezza e di buio. Non sono diventata ricca: conduco una vita semplice e felice con la mia famiglia. Non desidero arrivare chissà dove; mi basta aver trovato una chiave per parlare del Signore ai “lontani”, a tutti coloro che cercano Dio nella quotidianità”.

Nel corso dell’incontro, la scrittrice ha condiviso anche alcune riflessioni legate alla vita concreta e alle difficoltà di ogni giorno: “Quando vivo momenti di crisi penso ai santi e mi domando cosa avrebbero fatto loro di fronte alle difficoltà quotidiane: quando la giornata va storta, i figli non si sentono compresi, la suocera brontola, la lavatrice si rompe oppure arrivano spese impreviste. Mi chiedo se anche loro si innervosissero come noi. Attraverso i miei libri — e ricordo sempre di non essere un’esperta, ma di raccontare soltanto la mia esperienza personale — vorrei invitare tutti a vivere il proprio tempo senza allontanarsi dal Signore, perché quel vuoto che spesso sentiamo dentro non potrà mai essere colmato e quello scoraggiamento non scomparirà se non manteniamo vivo il nostro legame d’amore con Dio”.

Costanza Miriano è quindi entrata nel merito delle dinamiche di coppia: “Donne e uomini sono diversi e molte incomprensioni nascono proprio da una differente interpretazione del “donare”. Per una donna, ad esempio, il tono conta più delle parole: ascolto e attenzione hanno spesso un valore maggiore delle opere stesse. Per l’uomo, invece, le azioni vengono messe in primo piano: fare la spesa o svolgere un servizio concreto può avere più importanza di un complimento. È necessario imparare a comprendersi reciprocamente. Le donne tendono spesso a correggere, ma bisogna ricordare che le caratteristiche maschili sono diverse da quelle femminili e che alcuni comportamenti non devono essere interpretati come mancanza d’amore, bensì come un modo differente di esprimere l’affetto”.

Riprendendo il tema del convegno, la Miriano ha aggiunto: “Risana i cuori affranti e fascia le loro ferite: siamo tutti chiamati, mantenendo lo sguardo fisso su Cristo, ad avvicinarci agli altri per curarne le ferite, sia corporali che spirituali”.

La giornalista ha poi ampliato il discorso alle problematiche più generali della società contemporanea: “Siamo continuamente tentati dal demonio a pensare che la nostra vita sia la più misera e difficile rispetto a quella degli altri. Il nemico riempie la nostra mente di pensieri negativi fino a farci credere che il Signore non ci ami perché non ci ha dato questa o quell’altra cosa. Il nostro impegno, invece, deve essere quello di riconoscere ciò che abbiamo e le possibilità che Dio ci offre ogni giorno. Io applico la “formula di Pollyanna”, anche se i miei figli non sempre sono d’accordo: quando mi lascio prendere dal pensiero che la vita degli altri sia migliore della mia, provo a guardare ciò che possiedo e tutto assume una luce diversa”.

Ha quindi concluso con una riflessione sul significato della sofferenza alla luce della fede: “Rileggendo le storie dei santi mi accorgo che ogni grande storia d’amore con Dio nasce da una ferita, da un dolore: il Signore ci toglie qualcosa per donarci di più. Se penso alla vicenda di Giuseppe, consigliere del faraone, mi colpisce la frase che pronuncia quando rivede il padre: non dice “Dio ha permesso questo”, ma “Dio ha fatto questo”. Dio ci conduce in determinate situazioni affinché possiamo comprendere il suo amore e costruire con Lui un legame profondo, indipendentemente dalla vita che conduciamo”.

L’intervento di Padre Giancarlo Corsini

Nella giornata di domenica 10 maggio, padre Giancarlo Corsini, nuovo Vicario Generale della Diocesi del Piceno, riprendendo il tema dell’incontro “Risana i cuori affranti e fascia le loro ferite”, ha approfondito il tema della guarigione spirituale offrendo anche alcuni consigli pratici per vivere autenticamente la fede cristiana.

“Partendo dal Salmo 147, in particolare dal versetto 3 — ha spiegato padre Corsini — vi invito a riflettere sui tre verbi utilizzati: sanare, guarire e fasciare. La prima guarigione che il Signore opera è quella del cuore. Dopo la guarigione il cuore diventa “unificato”. Noi siamo unità, ma purtroppo oggi l’uomo è frammentato e disperso, e fa molta fatica a ritrovare un’armonia interiore. Insieme al cuore e alla volontà deve essere guarito anche il corpo. Nella tradizione greca l’uomo è composto da corpo e anima, mentre nella tradizione ebraica è carne, spirito vitale e anima vivente”.

Il sacerdote ha poi approfondito il tema dei mezzi attraverso i quali Dio opera la guarigione dell’uomo: “È Dio che guarisce, in Gesù Cristo, per mezzo dello Spirito Santo. Il primo strumento di guarigione è la Parola, che ci permette di riconoscere le nostre malattie spirituali, spesso riconducibili ai sette vizi capitali. La Parola è come un amico che ci mostra i nostri errori: inizialmente non vogliamo ascoltarlo, ma poi comprendiamo che lo fa per il nostro bene. Il secondo mezzo è la preghiera: la Parola si trasforma in dialogo con Dio. Molti santi hanno sperimentato la forza salvifica della preghiera e, grazie ad essa, il loro carattere è diventato progressivamente più docile alle ammonizioni del Signore”.

Padre Corsini ha quindi proseguito soffermandosi sul ruolo dei Sacramenti: “Il terzo mezzo di guarigione sono i Sacramenti, in particolare la Confessione e l’Unzione degli infermi. Seguiamo il consiglio del cardinale Martini, che ci invita a lodare e ringraziare il Padre perché, attraverso la sua Misericordia e il suo infinito amore, è sempre pronto a perdonarci. L’ultimo mezzo è rappresentato dall’Eucaristia. Sant’Ambrogio ricordava che l’Eucaristia è medicina contro la morte”.

Il Vicario Generale ha inoltre ricordato come anche le prove della vita possano diventare occasione di crescita spirituale: “Il Signore ci educa anche attraverso le difficoltà. Ci sono giornate “no”, momenti in cui la nostra preghiera si eleva al Padre chiedendo forza e consolazione. Le provocazioni che arrivano dall’attuale contesto storico e culturale sono numerose, ma se seguiamo la Parola possiamo ritrovare la strada giusta. Lo Spirito Santo ci spinge a compiere il bene, perché spesso il bene riusciamo a vederlo, ma siamo tentati di scegliere il male. Dio si è fatto simile a noi in Gesù Cristo per insegnarci ad amare come Lui ha amato”.

L’incontro di padre Giancarlo Corsini si è concluso con tre indicazioni concrete affinché il cammino di guarigione spirituale possa essere autentico e duraturo: “Per chi non possiede la consapevolezza che Gesù è nato, morto e risorto, la catechesi rischia di ridursi a un semplice manuale di buone pratiche. C’è bisogno di uomini e donne dalla fede matura, capaci di superare ostacoli e superficialità. È più facile convertire un peccatore incallito che una persona superficiale, perché il peccatore è disposto al dialogo e può essere messo di fronte ai propri errori, mentre chi vive superficialmente non percepisce la gravità del peccato”.

Il sacerdote ha poi richiamato l’attenzione sul rischio dell’immobilismo: “Spesso siamo portati a pensare: “Si è sempre fatto così” oppure “Non si è mai fatto così”. Quando questi pensieri non sono sostenuti da valori autentici diventano deleteri. Dio ci ricorda: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”. Dobbiamo quindi affidarci con fiducia a Lui e mettere la nostra vita nelle sue mani”.

Infine, padre Corsini ha parlato del pericolo dell’improvvisazione nella vita spirituale: “Come in ogni altro ambito, anche nella vita spirituale servono preparazione e programmazione. Per questo è necessario un sano discernimento: non si può improvvisare. Rivolgiamo allora la nostra preghiera a Dio affinché ci aiuti a vivere una vita cristiana autentica”.

 

Patrizia Neroni: