SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I Santi e i saggi di Liturgia Pastorale ci dicono che, di fronte alla morte, anche il più alto pensiero filosofico si arrende e la Liturgia Cristiana, nel rito delle esequie, accoglie questo limite: non sono le parole dell’uomo, per quanto elevate, a dare senso alla fine, ma la Parola di Dio.
Ed è proprio dalla Parola proclamata oggi, Domenica 10 Maggio 2026, durante la Messa del funerale di Mimmo Minuto, che possiamo dare un senso alla sua intensa e fruttuosa vita: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (Gv 14,21).
Una vita spesa per la comunità, per farla crescere attraverso la lettura e quindi la cultura. Una cultura intesa come bene da condividere con tutti, non solo con una ristretta cerchia di fortunati o eletti. Forse è per questo che, tra tutte le definizioni che si davano di lui, la sua preferita era quella di libraio, che racchiude tutto ciò che Mimmo era ed amava fare: l’accoglienza dei clienti, l’ascolto delle loro esigenze, i consigli sui libri più adatti, il ruolo di mediatore culturale, la gestione dell’assortimento, la selezione dei titoli da tenere in libreria, la presentazione delle novità, l’animazione culturale attraverso laboratori e concorsi di scrittura, presentazione di libri, incontri con gli autori. Il suo fare era finalizzato all’altro, in primis a creare relazioni e legami, poi a promuovere e valorizzare il territorio, infine a dare al pubblico strumenti per la propria ricerca interiore e per analizzare al meglio la realtà. Mimmo era un cercatore di verità e di senso, tra la gente che incontrava e tra le pagine dei libri che proponeva.
L’omelia di don Gianni
La Santa Messa, che si è iniziata alle ore 16:00, presso la chiesa di San Filippo Neri, in San Benedetto del Tronto, è stata presieduta dal parroco don Gianni Croci e concelebrata da don Vincenzo Catani e don Gabriele Paoloni.
Durante l’omelia, don Gianni Croci ha detto: “Mimmo aveva capito il potere quasi sacro delle parole”, ricordando come, secondo lui, le parole possono cambiare la realtà: salvare vite, curare il dolore, creare speranza o persino provocare conflitti. Mimmo vedeva nelle parole uno strumento di cura, dialogo e umanità.
“La sua era una passione testarda, ma assolutamente disinteressata – ha detto il presbitero – che però non sempre ha sempre trovato sostegno nelle istituzioni” .
Citando poi il Vangelo del giorno, don Gianni ha aggiunto:
“Oggi la Parola di Dio ci propone una parola difficile, ‘Paraclito’, che letteralmente significa ‘che ti sta accanto'”.
E ha spiegato come lo Spirito Santo sia una forza invisibile ma viva, che continua a sostenere le persone anche nel dolore, anche dopo la morte. E di questa speranza cristiana, la figura di Mimmo era l’emblema. Egli, infatti, ha vissuto cercando la verità, il confronto e la cultura. Ci ha spinto a cercare la verità, perchè sapeva che nessuno ha la verità in tasca e che va ricercata. E ci ha spinto verso la cultura, perchè sapeva che la vera povertà non è quella economica, ma quella culturale. E ci ha quasi urlato che l’unica via per vincere questo momento storico difficile è restare umani. Sono nati così gli incontri con l’autore, l’associazione ‘I luoghi della scrittura’ e tutte le altre iniziative da lui curate.
Il presbitero ha ricordato quindi l’impegno di Minuto nella diffusione della letteratura, della poesia e del dialogo culturale, attraverso iniziative, associazioni ed eventi. Mimmo, infatti, credeva che la vera libertà fosse quella culturale e che la conoscenza nascesse dall’incontro con gli altri e quindi dall’apertura mentale.
Grande spazio infine è dato alla dimensione dell’amore:
“L’amore – ha detto don Gianni – è stata la dimensione più bella di tutta la sua vita. Un amore scoppiato a Milano e costruito per oltre 60 anni. Un amore fatto carne nei figli e nei nipoti. Un amore fatto anche di pacatezza e di una dignità rara. Forse questa è la cosa più bella da scrivere nella storia di un uomo”.
Ha poi concluso don Gianni:
“In questi giorni pensavo ad un libro acquistato nel negozio di Mimmo, ‘Il libraio di Gaza’. Il libro racconta di Nabil, che apre la sua bottega sotto le bombe e, attraverso le pagine dei suoi libri, cerca di sopravvivere alle macerie, al dolore e alla disumanità. Forse la nostra città non è Gaza, ma è vero che viviamo ferite etiche profonde. E la storia di Mimmo è la storia di un libraio che ha creduto che, ogni volta che leggiamo una pagina in più, diventiamo un po’ più liberi. La sua storia è quella di un uomo che ha deciso, attraverso i libri, di togliere un po’ di dolore al mondo”.
Evocando quindi l’immagine presente nel libro citato, don Gianni ha infine paragonato la perdita di una persona anziana alla distruzione di una biblioteca, perché con lei scompare un patrimonio di esperienze, memoria e saggezza. “Tuttavia – ha chiosato – immensa è la gratitudine per l’eredità lasciata da Mimmo: la sua capacità di creare comunità e di ispirare scelte significative. Mimmo continuerà a vivere attraverso il bene seminato negli altri”.
Il ricordo della comunità
Durante le esequie di una personalità eminente, la tentazione del panegirico è forte. Ma non è stato questo il caso. Il ricordo dei parenti e degli amici è stato misurato, proprio come era solito essere Mimmo durante gli eventi da lui curati.
Le prime a prendere la parola sono state le nipoti di Minuto, le quali hanno ricordato la figura del nonno ed hanno assicurato che la sua memoria ed il suo impegno proseguiranno attraverso di loro.
A seguire alcuni nipoti hanno voluto tracciare un ricordo del loro zio Mimmo, ricordando il suo essere stato “un instancabile costruttore di ponti”, “un uomo appassionato della cultura”. “Una passione fondata sulla convinzione che la cultura sia il lievito di una società migliore”.
È stata poi la volta di una poetessa che ha ricordato la capacità di Minuto di “riuscire a trovare perle in mezzo ai sassi. Ha promosso il senso di bellezza così tanto, che nessuno potrà più definirci un deserto culturale, come avvenuto in passato”.
A seguire anche un saluto da parte degli amici dell’associazione “I luoghi della scrittura”, i quali hanno ricordato in particolare “il personalismo comunitario di cui Minuto era promotore: l’uomo, per lui, doveva essere sempre al centro della collettività”.
A concludere è stata una rappresentante dell’AIDO (Associazione Italiana Donatoridi Organi), la quale ha ringraziato i familiari di Minuto per la scelta generosa di donare gli organi, permettendo così ad alcune vite di tornare a vivere.
Grande è dunque l’eredità lasciata da Mimmo: la testimonianza concreta che la cultura ha un senso solo se apre all’Amore.
Ne sono una conferma i lunghi e sentiti applausi che hanno accompagnato il feretro sul sagrato della chiesa.
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davvero complimenti a don Gianni per l'omelia puntuale ed aderente