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Giorgia, Greta e Michela del Liceo Orsini: “A 4O anni dall’incidente di Chernobyl la vita si riprende il suo spazio”

DIOCESI – Nell’ambito del progetto su comunicazione ed informazione denominato “La foresta che cresce“, il giornale L’Ancora ha indetto un concorso rivolto agli studenti e alle studentesse delle Scuole Superiori del Territorio: ogni giovane che ha preso parte al progetto potrà scegliere una notizia della settimana precedente e commentarla con un articolo scritto singolarmente o a più mani. Tutti gli articoli verranno pubblicati, di volta in volta, sul giornale L’Ancora e durante il Meeting Nazionale dei Giornalisti e delle Giornaliste, che si terrà tra la fine di Maggio e l’inizio di Giugno 2026 a San Benedetto del Tronto, verranno decretati i vincitori o le vincitrici.

Oggi pubblichiamo l’articolo scritto dalle studentesse Giorgia Mariani, Greta de Angelis e Michela Mazzaferri, della classe 3ªB del Liceo Scientifico “Orsini” di Ascoli Piceno.

Di Giorgia Mariani, Greta de Angelis e Michela Mazzaferri

CHERNOBYL: 4O ANNI DOPO LA CATASTROFE
Il 26 Aprile 1986, all’1:23, nella centrale nucleare di Chernobyl, quello che sembrava essere un semplice incidente industriale si rivelò essere un’esplosione che cambiò per sempre il rapportò dell’umanità con la scienza e con il progresso.

L’esplosione del reattore n.4, causata da un errore umano durante un test di sicurezza, liberò nell’atmosfera un’enorme nube di materiale radioattivo. Le conseguenze furono devastanti: basti pensare che, in un rapporto delle Nazioni Unite del 2005, sono state rilevate oltre 4.000 vittime nei paesi più colpiti, in particolare i cosiddetti “liquidatori”, ossia soldati, tecnici e volontari occupati nel contenimento della catastrofe. Molti tra questi si esposero a livelli altissimi di radiazioni senza adeguate protezioni, dimostrando con il loro impegno l’elevato senso del dovere, a discapito della loro salute.

L’incedente di Chernobyl, che è ritenuto il più grande incidente nucleare e civile della storia e che interessò principalmente Ucraina, Bielorussia e Russia, ma indirettamente influenzò il futuro di tutto il mondo, è diventato nel tempo simbolo della fragilità del progresso, se non accompagnato dal controllo e dalla responsabilità dell’uomo.

La giornata di Domenica 26 Aprile 2026, 40 anni dopo la catastrofe, ci ha ricordato non solo un avvenimento del passato, ma l’importanza della prudenza in ogni avanzamento scientifico. Questo è un argomento molto attuale, in quanto viviamo in un periodo di instabilità geopolitica in cui si torna a discutere del ruolo dell’energia nucleare, ed è quindi fondamentale ricordare il passato per non commettere gli stessi errori nel presente e nel futuro.

Proprio per tale ragione, in occasione dell’anniversario, l’Ufficio per l’Ecologia della Chiesa greco-cattolica ucraina ha promosso un’iniziativa significativa, invitando tutti gli abitanti del Paese ad accendere, alle ore 20:00, sul proprio davanzale, la “Candela del Ricordo”, come simbolo di preghiera e di speranza per non dimenticare.

Tuttavia, accanto al ricordo di un fatto negativo, emergono anche segnali incoraggianti: in un territorio che era stato abbandonato da migliaia di persone perché inabitabile, nell’ultimo periodo sta tornando la vita. Proprio l’assenza totale dell’uomo ha trasformato l’area in una gigantesca riserva naturale involontaria, dove animali come lupi, alci, caprioli, conigli e cavalli di Przewalski sono tornati, dopo che l’uomo li aveva progressivamente allontanati. Insomma, in uno dei luoghi più contaminati del pianeta, la natura ha trovato il modo di riprendersi spazio, ricordando a tutti che la vita non si arresta, ma si trasforma e rigenera.

Carletta Di Blasio: