MONTEMONACO – Tre opere d’arte tornano nella chiesa di San Benedetto Abate della comunità di Montemonaco al termine di un articolato intervento di recupero e conservazione. Si tratta del San Benedetto da Norcia, affiancato da scene della vita del santo, del Cristo deposto e della Flagellazione. Per quest’ultima è stato effettuato un intervento anossico mirato alla disinfestazione da insetti xilofagi, sufficiente a garantirne la sicurezza conservativa.
A raccontarci tutti i passaggi è la direttrice dei Musei Sistini, la dott.ssa Paola Di Girolami.
Direttrice Di Girolami: “Ringrazio fin da subito don Luca Rammella, parroco di Montemonaco e il comune per la bella collaborazione.
La restituzione delle opere era inizialmente prevista solo dopo aver reperito i fondi necessari anche per il restauro completo della Flagellazione, ma si è deciso di procedere anticipatamente, mantenendo comunque l’impegno assunto con la comunità al tempo del terremoto.
Nel corso degli anni, i Musei Sistini hanno promosso e sostenuto la ricerca di finanziamenti per il restauro delle numerose opere che necessitavano di interventi conservativi, un impegno importante reso possibile grazie al supporto della diocesi, degli enti, di diverse aziende private e di associazioni.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto di recupero che ha interessato numerose opere provenienti dal museo e da diversi edifici di culto del territorio, oltre alla Chiesa parrocchiale di San Benedetto Abate, le chiese di: San Lorenzo di Vallegrascia, Isola San Biagio e San Giovanni Battista.
Dopo gli eventi sismici, numerosi interventi sono stati avviati grazie a finanziamenti pubblici e privati. Tra questi, il restauro del crocifisso dell’altare maggiore della chiesa parrocchiale, sostenuto da fondi Unpli Lombardia, e quello della Vesperbild (Pietà), realizzato grazie al contributo dell’ANCI e del Pio Sodalizio dei Piceni. Il San Benedetto con storie della vita è stato invece restaurato con fondi del museo, mentre la Deposizione ha beneficiato del sostegno dell’associazione Arte Pro Arte.
Ulteriori interventi hanno riguardato opere di grande valore artistico e devozionale: la Sant’Orsola della chiesa di San Giovanni, finanziata dal Consolato Polacco; il paliotto in cuoio e la Madonna del Soccorso di Vergari, restaurati grazie ad Adip; e la Vergine col Bambino, anch’essa sostenuta dall’ANCI e dal Pio Sodalizio dei Piceni. A Isola San Biagio è stato recuperato un Cristo ligneo del Quattrocento attribuito allo scultore Teutonico, mentre più recentemente, il 23 marzo 2026, sono state riconsegnate due opere finanziate dalla ditta Sardellini di Macerata: San Giuseppe tra Sant’Antonio da Padova, Tobiolo e l’Angelo e il Cristo crocifisso con la Trinità.
Importanti anche gli interventi nella chiesa di San Lorenzo, dove sono state restaurate le lastre istoriate grazie al contributo dell’Associazione Sala delle Asse di Milano e del Comune di Monte Monaco. Il valore complessivo delle operazioni di restauro si avvicina ai 50 mila euro.
In alcuni casi, le opere restaurate sono state ricollocate immediatamente nelle rispettive chiese, come la Vesperbild e i crocifissi della Chiesa di San Benedetto Abate e Isola San Biagio.
Tuttavia, altre sono state temporaneamente custodite nel museo per motivi di sicurezza, legati all’assenza di sistemi di allarme negli edifici religiosi. Con l’installazione di adeguate misure di protezione, è ora stato possibile con il riposizionamento delle opere nella chiesa parrocchiale.
Tra i dipinti restituiti, il San Benedetto da Norcia riveste un particolare significato per la comunità, in quanto dedicato al fondatore dell’ordine benedettino. Studi recenti hanno inoltre permesso di attribuire l’opera al pittore Martino Bonfini, grazie a un’analisi stilistica resa possibile dopo il restauro, che ha riportato alla luce dettagli precedentemente oscurati.
Il Cristo deposto si configura invece come una copia dell’analogo soggetto realizzato da Annibale Carracci, oggi conservato al Louvre. L’opera testimonia la diffusione, soprattutto in contesti periferici, di modelli derivati dai grandi maestri, spesso su commissione di importanti committenze locali. La scena, che raffigura Cristo deposto tra la Madonna e Maria Maddalena, è arricchita dalla presenza di due angeli: uno con il volto segnato dal dolore, l’altro intento a indicare la ferita del chiodo.
Infine, la Flagellazione, opera del Seicento e documentata negli inventari storici della chiesa di San Benedetto, appare riconducibile a un prototipo del caravaggismo romano. Le caratteristiche fisionomiche dei carnefici e i dettagli dell’abbigliamento rimandano infatti a quel contesto artistico”.
L’intervento complessivo rappresenta un significativo esempio di collaborazione tra enti, associazioni e comunità locali, con l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare un patrimonio artistico profondamente radicato nel territorio.
La dott.ssa Di Girolami conclude: “Un particolare ringraziamento è rivolto al Vescovo Palmieri per averci accompagnato in questo ultimo percorso di ricollocazione delle opere.”.







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