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San Benedetto, grazie a Matteo Brandimarti (morto a 12 anni) sei famiglie hanno trovato speranza. Giovedì il funerale

“L’amore è magnanimo, benevolo è l’amore; non è invidioso, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’amore non avrà mai fine“. (1 Cor 13,4-8)

Ho sempre pensato che il capitolo 13 della Prima Lettera ai Corinzi fosse un testo da far leggere a tutti: le parole meravigliose di San Paolo, infatti, sono un inno all’amore vero, quello che trascende il semplice sentimento e diventa una scelta quotidiana, concreta e paziente, di mettere l’altro al centro. Quell’amore vero e così grande, che non tiene conto del male ricevuto.

Ma se il male ricevuto è il peggiore, quello che nessuno vorrebbe mai vivere, quello che mette alla prova tutta la tua esistenza, quello che ti fa perdere il senso di ogni cosa, quello che ti fa perdere colui che per te è il senso di ogni cosa, riusciresti ancora ad essere capace di quell’amore grande, magnanimo, totale?

Conosco due genitori che sono capaci di questo amore: Nicoletta Sprecacè e Maurizio Brandimarti, madre e padre del piccolo Matteo della comunità di San Pio X a San Benedetto del Tronto, che il giorno di Pasqua, Domenica 5 Aprile 2026, a soli 12 anni ha perso la vita a seguito dei danni subiti nella vasca idromassaggio di una spa in un hotel di Pennabilli, dove era in vacanza, risucchiato da un bocchettone che l’aveva bloccato sotto l’acqua.

Quando Giovedì 9 Aprile, dopo quattro giorni di speranze, hanno saputo che i danni al cervello erano troppo estesi a causa della prolungata assenza di ossigeno e che i medici avevano dichiarato la morte cerebrale del piccolo, appurato che ormai non ci sarebbe stato più niente da fare, in un momento di inimmaginabile sofferenza, questi due genitori hanno compiuto un atto di amore supremo, decidendo di non farsi imprigionare da quel dolore, bensì di donare gli organi del proprio figlio, trasformando una tragedia in un dono di speranza per altri bambini. Un gesto di altruismo estremo che ha permesso a sei piccole vite, in attesa di ricevere un cuore e altri organi, di avere una seconda possibilità di vita.

Quando il dolore ci attraversa come una spada, è difficile pensare ad altro. È difficile pensare all’altro. È difficile amare. Il dolore, infatti, paralizza e crea voragini che sembrano impossibili da colmare. Eppure, anche nel buio più profondo, questi due genitori hanno saputo trovare la forza di accendere una luce per gli altri.  Attraverso il loro dono, infatti, sei bambini hanno ricevuto il regalo più prezioso: il futuro. Quel futuro che Matteo non avrà qui, su questa terra.

Nicoletta e Maurizio sono stati capaci di questo amore grande. Un amore che va oltre la morte del loro figlio. Un amore che, attraverso questo gesto, dà un senso anche a quella morte. Un amore che si apre alla vita. Un amore che tutto può, tutto spera, tutto sopporta. Un amore grande come quello che Matteo sta ricevendo tra le braccia del Signore, lassù dove si vive la gioia della vita senza fine.

Un po’ di quell’amore la comunità proverà a restituirlo a questi due genitori già da domani, quando la salma del piccolo Matteo giungerà alle ore 18:00 presso la chiesa di San Pio X, dove Giovedì 16 Aprile, alle ore 15:30, verrà celebrato il funerale.

Il funerale di una vita donata. Pienamente e per sempre.

 

 

Carletta Di Blasio:

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  • Che bel gesto ďamore, il loro figliolo continuerà a vivere negli altri bimbi
    Dio benedica questi genitiri coragiosi e amanti della vita.