“La basilica di Sant’Agostino domina la città di Annaba dall’alto di una collina, mentre ai suoi piedi si stendono le rovine dell’antico sito di Ippona, di cui il santo fu vescovo per 34 anni, sino alla sua morte nel 430. In lontananza si vede il mare. Il luogo è carico di fascino e suggestione. Passato e presente, Africa ed Europa, le due sponde del Mediterraneo – e con esse culture, tradizioni e religioni diverse – si incontrano qui. E a fare da ponte c’è proprio lui, il santo di cui Papa Leone XIV si è detto ‘figlio’”. Lo si legge in un ampio articolo di Anna Pozzi, pubblicato oggi sul sito di “Mondo e Missione”. “Sarà proprio questa una delle tappe più significative del primo viaggio apostolico che un Pontefice compie in Algeria, dal 13 al 15 aprile, prima di recarsi in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Un viaggio sulle tracce di Agostino e alle radici di una presenza cristiana antichissima. E, allo stesso tempo, una visita che non guarda solo al passato, ma anche e soprattutto al presente e al futuro”. Pozzi scrive: “Nello spirito di Agostino – la cui vicenda esistenziale e spirituale parla incredibilmente anche all’uomo di oggi – dice della possibilità, e ancora più nella necessità, di incontro, dialogo e fraternità tra popoli e religioni diverse. È quello che provano a fare nella vita quotidiana condivisa con il popolo algerino musulmano i pochissimi cattolici rimasti attualmente nel Paese: un migliaio o poco più, in gran parte stranieri, dispersi tra le città e il deserto di questo immenso Paese di 48 milioni di abitanti”.

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