DIOCESI – Sabato 4 aprile, alle ore 22:30, Piazza Nardone si è trasformata in un luogo di raccoglimento e speranza per la celebrazione della solenne Veglia di Pasqua. Una liturgia durante la quale N‘Guessan Kenny Maria Berth Kassi ha ricevuto i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana: Battesimo, Confermazione ed Eucaristia e sua figlia Celeste Ester ha ricevuto il battesimo, entrando così a far parte della comunità cristiana.
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A presiedere la Veglia è stato il Vescovo Gianpiero Palmieri, a concelebrare il parroco Don Patrizio Spina, Don Romualdo Scarponi e Don Luciano Paci.
Ad animare la liturgia la corale diretta dal maestro Massimo Malavolta.
Il rito è iniziato in Piazza Nardone con la benedizione del fuoco e l’accensione del cero pasquale, simbolo della luce di Cristo che dissipa le tenebre del mondo. Guidati da questa luce, i fedeli hanno fatto il loro ingresso in chiesa, accendendo ciascuno la propria candela mentre il canto “Cristo Luce del mondo, rendiamo grazie a Dio” veniva intonato per tre volte.
Con l’illuminazione della chiesa e la proclamazione solenne dell’Exultet – antico inno pasquale attribuito a Sant’Agostino – si è aperto il cuore della Veglia. La Liturgia della Parola ha ripercorso le tappe fondamentali della storia della salvezza: dalla Creazione al sacrificio di Isacco, dal passaggio del Mar Rosso fino alle profezie messianiche, tracciando il cammino dell’umanità verso la Redenzione.
Con l’introduzione del canto del “Gloria” e il suono gioioso delle campane, la celebrazione ha raggiunto il suo centro. È stato il diacono Walter ad annunciare al Vescovo l’Alleluia, che dopo quaranta giorni di silenzio quaresimale ha risuonato potente in tutta la chiesa, proclamando la gioia della Risurrezione.
Durante l’omelia, il Vescovo Palmieri ha invitato i fedeli a riscoprire il cuore della fede cristiana: la risurrezione di Gesù come evento reale e trasformante, fondamento di tutta la vita credente.
«Il Signore è risorto, sì, è veramente risorto»: da questo annuncio, ha spiegato il vescovo, nasce la domanda decisiva sulla verità della fede. Non si tratta di un semplice ritorno alla vita, ma di qualcosa di radicalmente nuovo: «la risurrezione di Gesù è molto, ma molto più grande», perché apre «il varco alla vita eterna» per tutta l’umanità.
Palmieri ha utilizzato un’immagine forte per descrivere questo mistero: la risurrezione come «una specie di Big Bang primordiale», un’esplosione di vita divina che dalla tomba di Cristo si diffonde nel mondo attraverso lo Spirito Santo, «che irrompe dalla tomba di Gesù e si rifonde nel mondo intero».
Tre i segni di questa presenza dello Spirito. Il primo è interiore: nei cuori degli uomini nascono e si rafforzano «i desideri di bene, di giustizia, di pace». Il secondo è visibile nel Battesimo, che segna il passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo: «fa nuove tutte le cose» e trasforma profondamente la vita. Il terzo riguarda la Chiesa, chiamata a uscire dalla paura per annunciare il Risorto, come le donne del Vangelo.
Lo Spirito, ha sottolineato il vescovo, è una forza che non può essere fermata: «ribalta le pietre» e supera ogni tentativo umano di soffocare la speranza. Anche oggi, infatti, continua a operare nella storia, suscitando il coraggio dei credenti.
L’omelia si è conclusa con un augurio universale: che questa «onda dello Spirito Santo» possa rinnovare il cuore di ogni persona e l’intero mondo, rendendo concreta la forza della Pasqua nella vita quotidiana.
La celebrazione è poi proseguita con i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana: Battesimo, Confermazione ed Eucaristia per N‘Guessan Kenny Maria Berth Kassi e con il battesimo di sua figlia Celeste Ester.
Dopo aver ricevuto i sacramenti, in Kenny Maria è esplosa una gioia autentica e incontenibile: mentre tornava al banco, ha iniziato a cantare e a danzare, lasciando trasparire con semplicità e purezza la grazia ricevuta. Un’esultanza che non è rimasta solo sua, ma si è irradiata tra tutti i presenti, trasformando quel momento in una vera esperienza comunitaria di fede viva.
In quel gesto spontaneo si è colto qualcosa di profondamente teologico: la gioia come frutto dell’incontro con Dio, segno tangibile di una fede incarnata e non solo professata. La testimonianza di Kenny Maria ha così risvegliato i cuori, ricordando a ciascuno che la fede non è un’abitudine da dare per scontata, ma un dono da accogliere e rinnovare ogni giorno. Con la sua gioia semplice e travolgente, ha scosso l’assemblea, restituendo a tutti il senso vivo e vibrante della presenza di Dio.
Una notte di grazia, rinascita e bellezza, che ha rinnovato nel cuore della comunità diocesana la forza della speranza e il senso profondo della Pasqua: la vittoria di Cristo sulla morte per ciascuno di noi.