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Vescovo Palmieri: “Gesù, l’Innocente che ha cambiato il mondo”

ASCOLI PICENO – Si è tenuta ieri, domenica 29 marzo, dalle 18:00 presso la Cattedrale di Sant’Emidio in Ascoli Piceno, la Messa delle Palme, celebrazione che apre la Settimana Santa e che ci avvicina ulteriormente alla Pasqua.

La messa è stata presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri, concelebrata da don Luigi Nardi, parroco della Cattedrale di Ascoli e l’altare è stato servito dal diacono Giuseppe Golia. Presenti tanti fedeli accorsi per celebrare questo momento così importante.

Benedizione delle palme:

Il vescovo ha dato inizio alla funzione con il rito della benedizione delle palme: «Questa assemblea, che stiamo vivendo tutti insieme, è un anticipo della Pasqua del Signore, alla quale ci siamo preparati con la penitenza e le opere di carità. Accompagniamo il Signore nel suo ingresso nella Città Santa e chiediamo la grazia di seguirlo fino al momento della sua Resurrezione».

Momento successivo alla benedizione del vescovo è l’aspersione, con l’acqua benedetta, delle palme portate dai fedeli.

Vescovo Palmieri: “La presenza di Dio tra gli uomini sarà nella figura di Gesù Risorto e tutti coloro che furono un corpo solo con lui siamo noi, la Chiesa, il tempio eterno fatto di persone e non di mattoni

Dopo la lettura del Vangelo del giorno prende la parola il vescovo Palmieri per l’omelia: «Ogni Vangelo, nel raccontare l’episodio della Passione, approfondisce un dettaglio e descrive la vicenda da un’angolatura specifica: nella Passione di Matteo tanti personaggi sostengono l’innocenza di Gesù, come Pilato, ad esempio; per di più, al momento del processo, non si trovano testimoni che hanno da dire davvero qualcosa contro Gesù e persino Giuda è afflitto da un grande pentimento.

In questo Vangelo è sottolineato che Gesù è innocente e che solo il Sinedrio e gli scribi lo considerano colpevole, poiché Gesù ha detto che avrebbe distrutto il tempio per poi ricostruirlo in tre giorni. Dire una cosa del genere era considerato un grande capo d’accusa, perché il tempio, per gli Ebrei, è il luogo della presenza di Dio; infatti, al centro dell’edificio c’è una piccola stanza, detta Santo dei Santi, in cui, secondo Israele, è presente Yahweh. Quello spazio è protetto da un velo che, alla morte di Gesù, si squarcia: Dio abbandona il tempio.

Altro capo di accusa rivolto a Gesù è quello di aver bestemmiato: alla domanda del Sommo Sacerdote sull’essere davvero il Messia, Gesù ha risposto sì e, in tutta risposta, il primo si strappa le vesti. Tale atto è proibito per un Sommo Sacerdote e Matteo sottolinea questi dettagli: Dio se n’è andato, il velo è squarciato, il Sommo Sacerdote non è più tale poiché si è strappato le vesti. In realtà il Sommo Sacerdote è Gesù che offre sé stesso per amore dell’uomo, offre il Pane ed il Vino, segni sacramentali di quell’offerta di sé che egli fa sulla croce.

Perché Gesù rimane sulla croce? Che senso ha che lui muoia? Gesù grida in ebraico “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” e, da vero scriba, interpreta quanto gli accade, ovvero tutto ciò che è riportato nel Salmo 22: “hanno forato le mie mani e i miei piedi, non sono più uomo, come un coccio è la mia lingua che si attacca al palato. Sono disprezzato dagli uomini.” Il Salmo si conclude con: “io scenderò nella polvere e a Lui solo si prostreranno tutti quelli che dormono nella polvere ed io vi darò perdono, vi darò grazia”.

Il Sommo Sacerdote e gli scribi, nel Sinedrio, condannano a morte Gesù, ma quello che si vede è che il Sommo Sacerdote è Lui, lo scriba è Lui, il tempio si è svuotato: da ora la presenza di Dio tra gli uomini sarà nella figura di Gesù Risorto e tutti coloro che furono un corpo solo con lui siamo noi, la Chiesa, il tempio eterno fatto di persone e non di mattoni.

Matteo sottolinea l’innocenza di Gesù e che, nella croce, si rivela il mistero di Dio in mezzo agli uomini: Lui è tempio, Sommo Sacerdote e scriba ed è colui che spiega che Dio si è fatto vicino ad ogni uomo.

Come s’incrocia la nostra storia? Nel mondo ci sono potenti che vogliono la guerra e spartirsi il mondo azzardandosi di farsi benedire nel nome di Dio. Sono tutt’altro che innocenti e niente hanno a che fare con l’innocente Gesù di Nazareth. Per questo andate a casa con il ramoscello d’ulivo e credete davvero che Gesù è l’innocente che ha davvero cambiato il mondo».  

La messa si conclude con l’augurio, da parte del vescovo, di trascorrere questa Settimana Santa continuando a pregare perché ci sia vera pace: portare a casa il ramoscello d’ulivo diventa l’atto più sovversivo possibile, il vero modo per manifestare per la pace.

 

 

Alessandro Palumbi: Nato ad Ascoli Piceno il 05/11/2001, ho conseguito la laurea triennale in Lettere Classiche presso l'università degli studi di Macerata e sto per concludere il percorso di laurea magistrale in Filologia Classica