GROTTAMMARE – Lunedì Santo 30 marzo alle ore 4 del mattino si terrà il Santo Rosario presso la Chiesa di San Giovanni Battista a Grottammare. Alle 4,30 inizierà la celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo Gianpiero Palmieri delle Diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto – Ripatransone-Montalto. Al termine si darà l’avvio all’Adorazione Eucaristica prolungata fino alle ore 21 del martedì. Ricordiamo che la devozione si svolge nell’ambito della parrocchia di San Giovanni Battista, facente parte dell’Unità Pastorale di Grottammare, retta dal parroco Don Roberto Traini.
Un pizzico di storia. La “Devozione delle Quarant’ore” di Adorazione al Santissimo Sacramento è molto sentita a Grottammare ed è organizzata dalla Confraternita dell’Addolorata, che promuove anche la tradizionale Sacra Rappresentazione del Cristo morto, che si terrà quest’anno, Venerdì Santo 3 aprile alle ore 21.
Il significato.
Le “Quaranta ore” commemorano il tempo che il Corpo di Gesù giacque nel sepolcro tra morte e Resurrezione. Il riconoscimento ufficiale dell’adorazione dell’Ostia, avvenne dopo il miracolo di Bolsena del 1263. Ma si può conferire al Concilio di Trento, l’indicazione e l’istruzione, al cerimoniale dell’adorazione a conferma della teologia che vuole la presenza perenne del corpo di Cristo nell’Ostia consacrata durante la messa.
All’origine le “Quarant’ore” costituivano un tempo di rinnovamento spirituale e sociale, di preghiera e di penitenza, di comunione tra il clero e il popolo, di gratitudine alla manifestazione del Signore.
Questa pratica di adorazione e preghiera, diffusa in tutta Italia grazie ai Padri Cappuccini e ai Padri Gesuiti in epoca di Controriforma Cattolica a partire dal XVI secolo, fu approvata nel 1537 da papa Paolo III e poi regolamentata formalmente nel 1592 col documento : “Graves et diuturnae”. Maggiore centro di diffusione di questa pratica devozionale fu Milano, nata in origine per raccomandarsi al Signore-Eucaristia contro calamità e guerre – il che anche oggi sarebbe opportuno! Tra le varie figure che promossero questa antica devozione, come non ricordare San Filippo Neri, Sant’Antonio Maria Zaccaria e infine, San Carlo Borromeo?
La storia grottammarese.
Le Quarant’Ore in origine prevedevano la Messa a Santa Lucia e poi l’esposizione del Santissimo fino al Martedì Santo. Successivamente si optò per celebrare la Messa all’alba del Lunedì Santo nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, con breve processione Eucaristica fino alla Chiesa di Santa Lucia col trasporto ivi del Santissimo, per conservare la tradizione, rimasta fino a circa mezzo secolo fa. Attualmente, si celebra la Messa a San Giovanni ed il Santissimo resta nella stessa chiesa fino al martedì. Così sarà anche quest’anno.
Curiosità.
Dopo il Concilio di Trento, per rafforzare la fede nell’Incarnazione di Gesù Cristo, le devozioni delle “Quarant’ore” erano promosse anche con l’aiuto di apparati tecnici, vere scenografie che puntavano ad esaltare la centralità dell’Ostensorio con il suo Sacro contenuto, costituite da lumi, candele, lumini, nastri e mensole dorate.
Durante le Quarant’ore, anticamente, il ricco si univa al povero, il servo al padrone nella stessa fede e si creava una sorta di “parità” sociale di devozione e rispetto, davanti ed in onore a Gesù Sacramentato: si era tutti in comunione, clero, fedeli, donne ed uomini di varie età. I bambini erano accompagnati mano nella mano dalle mamme e nonne a pregare, affinchè venisse trasmessa la devozione all’Ostia Consacrata. Era ed è ancora oggi considerato un tempo di rinnovamento spirituale, di preghiera e meditazione silenziosa e pregna di rispetto in onore del Santissimo.
Durante l’esposizione fino al martedì, i confratelli e le consorelle dell’Addolorata si alternano nella vigilanza al Santissimo.