Ascoltare i poveri e la terra non è “un’opzione pastorale, ma un atto di fede costitutivo della missione ecclesiale, radicato nel duplice comandamento dell’amore e nell’esempio del Buon Samaritano”.

È quanto si legge nel Rapporto finale del Gruppo di studio n. 2, pubblicato oggi dalla Segreteria generale del Sinodo.

Il termine “ascolto” – scrive il card. Czerny nella sua prefazione – “designa un processo integrale che comprende l’incontro, la comprensione del problema, l’azione, la valutazione e il sostegno spirituale, e che riguarda ogni cristiano, anche chi si sente povero”. Di qui la domanda: “come può la Chiesa ascoltare meglio questi due gridi interconnessi, consapevole che rispondere al grido dei poveri significa anche rispondere al grido della terra, e viceversa?”. Dopo aver delineato le modalità di lavoro, i limiti riscontrati e le lezioni apprese, il Rapporto individua gli strumenti già disponibili nella Chiesa – parrocchie, comunità di base, movimenti, organismi Caritas, reti ecumeniche e internazionali – e ne valorizza la ricchezza, invitando al contempo a “superare la tentazione di una delega illegittima verso strutture specializzate, richiamando ogni battezzato alla corresponsabilità”. Tra le proposte concrete, la creazione di un Osservatorio ecclesiale sulla disabilità, suggerito da un sottogruppo composto in maggioranza da persone con disabilità, “quale modello replicabile a scala locale e regionale per dare voce a tutti i gruppi marginalizzati”. Sul piano teologico, il Rapporto richiama la necessità di “una teologia che nasca dall’ascolto dei poveri e della terra come luoghi teologici autentici (loci theologici), e chiede che teologi provenienti dalle comunità più fragili siano coinvolti attivamente nell’elaborazione dei documenti magisteriali”. Forte attenzione è riservata alla formazione: “i programmi formativi per laici, religiosi e seminaristi devono integrare l’incontro diretto con le periferie esistenziali, la competenza all’ascolto come disciplina spirituale – non solo come tecnica – e l’analisi sociale”. Il documento si conclude con una visione di Chiesa sinodale capace di diventare essa stessa “strumento di ascolto, non limitandosi ad avere strutture per ascoltare, ma trasformando ogni suo membro in presenza missionaria accanto ai più vulnerabili”.

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