La costruzione di un umanesimo degno di questo nome trova un contributo decisivo nell’esperienza di disabilità”.

Lo ha affermato Luciano Manicardi, biblista e monaco della comunità di Bose, nella sua lectio magistralis tenuta oggi, 20 Marzo 2026, al 5° Convegno nazionale del Servizio nazionale Cei per la pastorale delle persone con disabilità, in corso a Bergamo fino al 21 Marzo.

Nel suo intervento su “Un umanesimo integrale: la cura della vita e della dignità di ogni persona”, Manicardi ha sostenuto che la disabilità “è un’esperienza specifica che può rivelarsi capace di illuminare la complessità dell’umano”, denunciando la cultura della performance che rimuove le dimensioni di fragilità proprie dell’essere umano.

Il biblista ha ricordato che “la disabilità è una possibilità dell’umano”, il che rende il cosiddetto sano e abile semplicemente “un essere temporaneamente abile”. La disabilità, ha spiegato, “contesta la pretesa di controllo dell’uomo sull’esistenza, sulla vita e su ciò che è più che mai suo: il suo corpo, la sua mente, le sue relazioni”.

Per questo, ha concluso, “abbiamo bisogno dell’elaborazione di un umanesimo capace di includere ogni essere umano e riconoscervi uguale dignità, una dignità fondata sull’essere, non sul fare”.

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