CASTEL DI CROCE – Castel di Croce di Rotella ha celebrato l’82° anniversario della lotta di Liberazione, ricordando i giorni di marzo 1944 quando la Resistenza lasciò un’impronta profonda sul territorio tra Rovetino e Castel di Croce. La cerimonia ha visto la deposizione di due corone: una al Monumento ai Caduti, in memoria di tutti i partigiani morti nella lotta contro il nazifascismo, e una nel luogo dove furono trucidati Mario Mazzocchi e i suoi compagni.

Alle ore 11.00 il Vescovo Gianpiero Palmieri ha presieduto, per la prima volta, la Santa Messa in occasione dell’anniversario della Liberazione a Rotella. Durante la celebrazione ha ricordato tutti i caduti e, in particolare, i partigiani che persero la vita proprio in quei luoghi. Il Vescovo ha inoltre richiamato l’attenzione sui gravi fatti di questi giorni, sottolineando il momento difficile e delicato che la società sta attraversando.

Alla commemorazione hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni locali, associazioni e cittadini, tra i momenti più significativi c’è stato l’intervento di Emanuela Mazzocchi, che ha ricordato il sacrificio dei giovani della Resistenza e il significato civile della memoria. «Oggi ricordiamo chi ha lottato per cambiare questa parte di mondo. La cambiarono nel profondo, furono i catalizzatori del passaggio da una dittatura a una democrazia e ci hanno consegnato una nuova dignità, fondamentale per costruire la nostra Costituzione», ha spiegato Mazzocchi.
Il discorso di Emanuela Mazzocchi ha assunto anche un tono personale, legato alla vicenda familiare e alla memoria dello zio Mario Mazzocchi, ucciso durante quei tragici giorni. «Non ho conosciuto mio zio, ma la sua vita è stata lo sfondo della mia crescita. La sua morte, una tragedia, avvenuta per mano di un nazifascista a cui insieme ad altri compagni aveva salvato la vita, ha segnato profondamente la mia famiglia», ha raccontato.

L’intervento ha inoltre inquadrato gli eventi nel contesto storico internazionale e nel ruolo del diritto internazionale dopo la guerra. «Attraverso il processo di Norimberga fu introdotto per la prima volta il diritto internazionale, che permise di giudicare i criminali di guerra. È un principio che promuove la cooperazione, la pace e la stabilità tra stati sovrani», ha aggiunto Mazzocchi, ricordando come la memoria storica serva anche a comprendere la costruzione della pace globale. Non sono mancati riferimenti ad altre figure che segnarono la ricostruzione morale e civile del dopoguerra, come il professore e musicista Annio Giostra, perseguitato dal regime. «Amava suonare e portava sempre con sé un violino. Era stato arrestato dai nazifascisti per le sue idee politiche e deportato in Germania», ha ricordato Emanuela Mazzocchi, sottolineando come il coraggio individuale e l’impegno civile abbiano contribuito a riscrivere il futuro del Paese.

Concludendo, Mazzocchi ha ribadito il valore della memoria come strumento di partecipazione civile e difesa della democrazia: «Abbiamo il dovere di partecipare alla vita del nostro Paese e di ricordare. Ricordare è l’esercizio democratico che dobbiamo trasmettere a chi verrà dopo». La cerimonia ha rappresentato un momento di ricordo collettivo per la comunità, a 82 anni dagli eventi del marzo 1944, confermando come la memoria della Resistenza resti viva e significativa nel territorio piceno, capace di unire storia, impegno civile e riflessione personale.

 

 

 

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