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Il Progetto Policoro a 30 anni affronta una svolta decisiva

ROMA – A trent’anni dalla sua nascita, il Progetto Policoro entra in una fase che segna una svolta per l’intera esperienza. Non si tratta di un semplice aggiornamento organizzativo, ma di una ridefinizione complessiva che nasce dalla consapevolezza di quanto il contesto ecclesiale e sociale sia profondamente mutato rispetto al 1995.

«Non è un’altra cosa: è una riscrittura, una ridefinizione del progetto nel suo tempo». Con queste parole, don Bruno Bignami, Direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi Sociali e il Lavoro della CEI, ha sintetizzato il momento che il Progetto Policoro sta attraversando nel trentesimo anniversario della sua nascita. Le dichiarazioni sono state rese a Roma, durante il modulo formativo in presenza inserito nel percorso degli Animatori di Comunità Senior in occasione delle celebrazioni del trentennale.

Nato come risposta concreta alla disoccupazione giovanile, in particolare nel Mezzogiorno, il Progetto Policoro ha rappresentato un laboratorio ecclesiale originale, capace di coniugare formazione alla Dottrina Sociale della Chiesa, orientamento al lavoro e costruzione di reti territoriali. In questi trent’anni ha generato esperienze imprenditoriali, percorsi di accompagnamento e processi comunitari che hanno coinvolto diocesi di tutto il Paese.

Oggi lo scenario è mutato. «Questi temi non riguardano più soltanto il Sud – ha sottolineato don Bignami – riguardano tutto il Paese». Le aree interne segnate dallo spopolamento, la necessità di una formazione sociopolitica più solida e la valorizzazione generativa dei beni ecclesiali sono questioni che attraversano l’Italia nel suo insieme. È questo allargamento dell’orizzonte che rende necessario un ripensamento complessivo.

Il cambiamento non tocca l’identità profonda del progetto. Restano centrali le parole che ne hanno segnato l’origine: giovani, Vangelo e lavoro. Tuttavia, la loro declinazione assume oggi una dimensione pienamente nazionale. Per questa ragione è stata avviata una riflessione sulla denominazione stessa del progetto, affinché possa esprimere con maggiore chiarezza la fase che si apre.

Nel suo intervento, don Bignami ha richiamato con forza la dimensione della responsabilità. Il Policoro si è caratterizzato fin dall’inizio per un metodo che valorizza il protagonismo dei giovani, chiamati a mettersi in gioco dentro processi concreti. «Non chiediamo semplicemente se uno vuole lavorare, ma che progetto porta», ha ricordato. È una logica che promuove un coinvolgimento attivo e una corresponsabilità reale.

In questo senso, anche nel dialogo con l’episcopato, l’esperienza del Progetto Policoro viene riconosciuta come una forma significativa di accompagnamento che si sviluppa in modalità “peer to peer”, favorendo relazioni tra pari e processi di crescita condivisa. Non si tratta di sostituire altre forme di pastorale, ma di integrare l’azione ecclesiale con un approccio che responsabilizza e abilita i giovani a diventare protagonisti del bene comune.

A trent’anni dalla sua nascita, il Progetto Policoro non si limita dunque a celebrare la propria storia. Come ha affermato don Bignami, è chiamato a «riscriversi nel proprio tempo». È questa la svolta che si apre davanti alla Chiesa italiana, ovvero, custodire l’identità originaria e, insieme, ampliarne l’orizzonte per rispondere con maggiore incisività alle sfide dell’intero Paese.

Marco Sprecacè: