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“L’uomo è corpo”. Vescovo Palmieri: “In che modo l’antropologia biblica ci aiuta a capire le Scritture?”

ASCOLI PICENO – Si è tenuto il 27 febbraio, presso la Biblioteca comunale di Ascoli Piceno, un incontro con il vescovo Gianpiero Palmieri dal titolo “L’uomo è corpo”. Questo evento va ad inserirsi in una serie di incontri, organizzati dall’Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Ascoli Piceno, Donatella Ferretti.

Scopo di questo incontro è quello di imparare a conoscere le parti del corpo umano ed il loro significato all’interno delle Scritture.

Genesi, quale capitolo viene prima?

Prende la parola il vescovo Palmieri: «Parlare del corpo, nella Scrittura e nella tradizione cristiana, è abbastanza facile: noi viviamo questa tradizione, con i suoi elementi positivi e negativi; perciò, può essere un viaggio all’indietro che si rivelerà sorprendente, per chi non conosce l’antropologia biblica. Infatti, ci sono elementi non sempre conosciuti e che, rivisti in profondità, spiegano le nostre tradizioni e la nostra storia».

Per dar maggior chiarezza al proprio discorso, il vescovo parte direttamente dai due miti originali che si trovano all’interno della Scrittura: il primo mito è quello contenuto nel primo capitolo della Genesi, il secondo mito è quello contenuto nei due capitoli successivi. «Il primo racconto della Genesi – spiega il vescovo – non è il più antico, ma quello più recente; invece, il secondo, Genesi 2 e 3, è quello più antico. Le datazioni, a tal proposito sono discusse, ma si ritiene che il primo racconto, la Creazione, risalga al periodo esilico di Israele in Babilonia (587-539 a.C.); l’altro racconto, quello che parla dell’Eden e della creazione dell’uomo, d’altra parte, risalirebbe all’ottavo secolo a.C.

All’interno del primo racconto, ci sono elementi da sottolineare: innanzitutto Bereshit, ovvero in principio, parola che fa riferimento all’eternità di Dio, un contesto senza spazio e senza termini. In quel contesto avviene la creazione tramite la parola luminosa di Dio. Il testo della Creazione è un testo liturgico che si usava nel periodo postesilico quando a Gerusalemme fu ricostruito il tempio; allora lì un salmista raccontò la Creazione ed il popolo acclamò “Ki tov”, ovvero “che bellezza”.

Il secondo racconto, il più antico, nasce dal mito del Giardino. Qui Dio crea un essere, fatto di fango ed acqua, che chiama Adam, ovvero “tratto dalla terra”, che non è né maschio né femmina; in seguito, su di lui Dio riversa il suo respiro, che lo rende nèfesh, cioè “essere umano”. Questo essere è solo e la relazione con Dio non basta; allora, Dio lo addormenta e separa la parte maschile da quella femminile».

Gli organi del corpo, qual è il loro significato biblico?

Conclusa questa prima parte, il vescovo Palmieri fa girare delle fotocopie contenti alcuni organi del corpo umano ed il loro significato. «Questa scheda – afferma il vescovo – ci è utile perché abbiamo il significato di questi organi in italiano, nella Bibbia e nella tradizione occidentale, quest’ultima, tuttavia, non è fedele al pensiero biblico, perché impregnata dell’ideologia platonica che vede il corpo come carcere dell’anima, quindi c’è una netta distinzione tra materiale ed immateriale.

Per quanto riguarda il concetto biblico, voglio precisare che le categorie antropologiche e bibliche vedono l’uomo nel suo intero, mai una parte».

A conferma di questo, il vescovo parte con un’analisi di ogni organo presente nella fotocopia, soffermandosi sul concetto biblico di ognuno di questi.

  • Nèfesh: «Dal punto di vista biblico – dice il vescovo – l’anima non è una parte, ma indica l’intero, cioè l’organismo con tutte le sue funzioni. A titolo di esempio, per spiegare la vita dopo la morte, il pensiero platonico parla d’immortalità dell’anima; tuttavia, nelle Scritture non è affatto così: la morte è del corpo e dell’anima. Cosa s’intende con la parola nèfesh? L’essere umano intero, fatto di desiderio e di una parte vulnerabile. Indica gli stati d’animo, ma, soprattutto, indica l’essere vivente. La parte materiale del concetto di nèfesh è il Il concetto occidentale di anima è diverso da quello biblico: è un concetto filosofico che la tradizione cristiana ha fatto proprio, andando, tuttavia a tradire il significato biblico».
  • Basàr: «Si tratta di un concetto che può essere tradotto con “carne”, ma anche con “corpo”. Qual è il concetto biblico di corpo? Che ogni essere umano è un individuo inseparabilmente in relazione con l’ambiente e con gli altri esseri umani: con l’ambiente scambia materia, energia e cibo e lo fa stando in relazione con gli altri. La dimensione relazionale ideale, per l’uomo biblico, è il volto; per cui, nella Scrittura, le orecchie, la bocca, gli occhi e la lingua sono tanti sinonimi del corpo. Basàr può indicare il corpo, ma anche la carne: si parla dell’uomo debole, vulnerabile, limitato».
  • Rùakh: «Si tratta dello “spirito” inteso come qualcosa di complesso, che non è solo materiale, ma anche immateriale. Dal punto di vista materiale, parliamo del respiro di Dio, il vento, ma anche del respiro umano, non più inteso come nèfesh. Dal punto di vista immateriale, con rùakh, ci riferiamo alla forza di vita, è lo spirito umano, fatto di intelligenza e sensibilità, di conoscenza e di volontà e, nondimeno, è la sede della forza di volontà. Lo spirito nei testi biblici va distinto sempre: quando si parla della rùakh di Dio, parliamo dello spirito di Dio anche nell’Antico Testamento; invece, quando parliamo dello spirito umano dobbiamo tener conto che si sta parlando di tutto l’uomo, visto da angolature diverse».
  • Lev: «Ci riferiamo al “cuore”. È un elemento molto interessante: non stiamo parlando del solo muscolo, ma della sede della ragione. Il cuore dice tutto il mondo interiore dell’uomo, ma, nello stesso tempo, dice tutte le facoltà dell’uomo: la ragione, la volontà, il desiderio, il luogo delle decisioni ed è anche la sede dei sentimenti. Nella tradizione biblica e teologica il cuore diventa importante: indica l’interiorità dell’uomo nel suo insieme, nella sua globalità».
  • Dam: «Si tratta del sangue. Il significato biblico del dam è quello di “vita”; infatti, il sangue non è solo un elemento materiale, ma indica la vita che scorre nell’uomo. Esempio calzante è il brano del Vangelo che parla della donna emorroissa che, da anni, soffriva di emorragia e le era rimasto poco da vivere proprio per la perdita costante del sangue. Alla fine, toccando il mantello di Gesù, un legarsi simbolicamente alla Parola, viene guarita istantaneamente».
  • Meìm: «Sono le viscere, il luogo dei sentimenti e delle emozioni. Quando troviamo nella Bibbia le parole “commozione” e “Misericordia”, sono parole che condividono la stessa radice, meìm appunto, che ha anche il significato biblico di “utero materno”».
  • Kabèd: «E’ il “fegato”, sede del dolore, ma anche della gioia».
  • Kelayòt: «Sono i reni, questa parola, nel suo significato biblico, indica la sede della coscienza».

Il vescovo Palmieri conclude così: «Penso che possiamo comprendere quanto questa riflessione biblica cristiana sia molto importante anche per la nostra civiltà occidentale, per il concetto di persona. Questa cosa fu precisata ulteriormente al termine della questione della dottrina trinitaria: bisognava dire che Dio è uno; pertanto, venne usata la parola sostanza. Invece, per descrivere la relazione trinitaria venne proposto da Tommaso d’Aquino il termine relazioni sussistenti».

I prossimi incontri:

Alessandro Palumbi: Nato ad Ascoli Piceno il 05/11/2001, ho conseguito la laurea triennale in Lettere Classiche presso l'università degli studi di Macerata e sto per concludere il percorso di laurea magistrale in Filologia Classica