SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Uniscono il rigore del Liceo Scientifico alla forza dell’immaginazione, intrecciando numeri ed emozioni, metodo e creatività. Elisa Iannotti e Francesco Michieletto, studenti del Liceo Scientifico Rosetti di San Benedetto del Tronto, hanno conquistato ancora una volta il primo premio al concorso nazionale “Le nuove generazioni ripensano il mondo del 2030” con il racconto “Io ci andrò al mare!”. Nel loro dialogo emergono la consapevolezza dei temi affrontati, dalla guerra all’istruzione, il valore del lavoro condiviso e il desiderio di costruire un futuro in cui scienza e scrittura continuino a interrogare, insieme, la realtà.

Com’è nata l’idea del vostro racconto e qual è stato il primo passo concreto nella scrittura?

E.I.
Dopo esserci confrontati sui 17 Goal dell’Agenda 2030, l’idea di affrontare l’obiettivo numero 16, “Pace, giustizia e istituzioni solide”, e contestualmente il numero 4, “Istruzione di qualità”, è venuta da sé, considerando ciò che sta accadendo intorno a tutti noi. Ho sempre avuto una profonda passione per la lettura; quella per la scrittura, invece, è nata più tardi: dopo aver svolto un compito per casa, mi sono resa conto di quanto mi fossi divertita a plasmare le personalità dei personaggi, modellandole e facendole aderire, in parte, alla mia. Nonostante il Liceo Scientifico sia più centrato su materie scientifiche, ho sempre cercato di coniugare il rigore del pensiero matematico con la libertà della fantasia, intrecciando formule e parole, numeri ed emozioni.

F.M.
Dopo aver consultato il bando del concorso, legato agli obiettivi dell’Agenda 2030, abbiamo deciso di incentrare il nostro racconto sul punto 4, relativo all’istruzione. I due protagonisti rappresentano intere generazioni segnate dalla guerra; nonostante Nasir sia diventato un noto intellettuale, l’esperienza da bambino soldato continua a tormentarlo. L’idea per il personaggio proviene dalla lettura del romanzo “Limonov” di Carrère, dal quale ho imparato che un’infanzia caratterizzata dalla violenza si ripercuote inevitabilmente sull’esistenza individuale, al di là della propria posizione sociale.

Lavorare in coppia richiede equilibrio: come vi dividete il lavoro e come risolvete eventuali differenze di opinione?

E.I.
Dopo aver delineato a grandi linee la trama, consapevoli che durante la stesura avrebbe potuto subire cambiamenti, l’abbiamo suddivisa in due nuclei centrali, dai quali ciascuno ha avviato la propria narrazione: ognuno con un personaggio diverso oppure, come in questo caso, con lo stesso personaggio ritratto in due fasi differenti della sua vita. Quando si lavora a quattro mani è necessario scendere a compromessi, perché le differenze di opinione sono inevitabili: è accaduto anche con il finale di questo racconto e, finché non abbiamo trovato un’idea capace di convincerci entrambi, abbiamo lasciato la questione in sospeso.

F.M.
Come l’anno scorso, abbiamo deciso insieme la trama del testo, dividendolo in sezioni: io ho provveduto a scrivere l’inizio e la fine del racconto, mentre Elisa si è concentrata sull’analessi centrale. Le divergenze di opinione si sono risolte serenamente nel corso della stesura del testo; così entrambi abbiamo dato il nostro contributo al prodotto finale, con i nostri stili e la nostra creatività, realizzando un brano coerente e uniforme.

Cosa vi ha colpito di più nell’affrontare temi come guerra, sostenibilità e futuro?

E.I.
Ciò che mi ha colpito di più nell’affrontare questi temi è stato rendermi conto di quanto siano complessi e stratificati: non si possono trattare in modo superficiale, ma richiedono consapevolezza, sensibilità e una comprensione profonda delle loro implicazioni umane, sociali ed etiche. Scrivere un racconto incentrato sulla guerra ha richiesto un lungo e accurato lavoro di documentazione: ho sentito il bisogno di immergermi totalmente nel clima di disordine e smarrimento che solo la guerra sa generare, per riuscire a costruire una narrazione autentica e interiorizzare realtà tanto diverse dalla nostra.

F.M.
Quando si tratta dei problemi che affliggono il pianeta e l’umanità, l’Agenda 2030 non è altro che uno schema, una panoramica generale delle ingiustizie del mondo contemporaneo. Sta alle nuove generazioni iniziare sin da subito ad andare più a fondo, e questo concorso è stato un’opportunità per coniugare la passione per la scrittura con una riflessione più approfondita su temi vitali per il nostro futuro. Tutto ciò, oltre ad avermi coinvolto emotivamente, mi ha spinto a misurarmi con le sfide che ci aspettano nei prossimi decenni.

Quanto tempo dedicate alla scrittura al di fuori dei progetti scolastici? È una passione costante o legata a momenti particolari?

E.I.
Con il tempo, la scrittura è diventata un modo per esprimermi: è uno spazio in cui riesco a far emergere parti di me che, nella vita di tutti i giorni, faticano a trovare voce. Più che un semplice mezzo espressivo, è una vera e propria valvola di sfogo personale; raramente scrivo di qualcosa che non mi tocchi direttamente: ciò che metto su carta nasce quasi sempre da esperienze vissute, emozioni sentite sulla pelle, pensieri che mi attraversano in prima persona.

F.M.
La scrittura è una passione che vive di momenti particolari nella mia vita. Molto spesso sento il bisogno di annotare ciò che provo, un po’ per liberarmi di alcuni pensieri, un po’ per il desiderio di ricordare dei momenti. Purtroppo questo impegno, compresso dalle esigenze della quotidianità, raramente sfocia in progetti più organici e complessi; ma conto di potermi impegnare di più quando ne sentirò il bisogno o l’ispirazione. Proprio negli ultimi mesi ho iniziato a riflettere sulla possibilità di dedicarmi alla narrativa o alla saggistica filosofica, almeno come attività parallela a quella scolastica e professionale: ricevere l’approvazione di una giuria adulta non può che emozionarmi e spronarmi a perseverare.

Quali sono i vostri passatempi e interessi quando non siete sui libri o davanti a una pagina bianca?

E.I.
Fin da bambina, la lettura è stata il mio passatempo preferito perché la considero un modo per esplorare la mia interiorità; allo stesso tempo, mi offre modelli di scrittura e di narrazione su cui riflettere, esempi concreti da cui trarre ispirazione e stimolo. Anche il nuoto occupa un posto importante nella mia vita: lo pratico da ormai dieci anni e per me è molto più di uno sport; è un momento in cui riesco a ritrovare concentrazione, disciplina ed equilibrio.

F.M.
Al di là della lettura, della scrittura e degli impegni scolastici, sono appassionato di arte in tutte le sue forme: dalla poesia alla pittura, dalla musica al cinema. Imparare continuamente mi dà la piacevole sensazione di essere un po’ più padrone del mondo e di riconoscermi in ciò che mi circonda; perciò mi interesso di politica. Inoltre, quando posso, mi ritaglio del tempo per coltivare la passione per la matematica. Mi reputo fortunato di poter condividere passioni e momenti memorabili con una cerchia di amici e familiari sempre stimolante e vicina.

C’è un autore, un libro o un film che sentite vicino al vostro modo di raccontare?

E.I.
Al momento il mio stile di scrittura sta subendo cambiamenti radicali, perché sto sperimentando nuovi modi di dare voce alle mie idee e alle mie emozioni. Per temi, mi sento molto vicina a Luigi Pirandello: trovo intrigante il suo modo di esplorare la psicologia dei personaggi, la complessità dell’identità umana e il rapporto tra apparenza e verità, tra ciò che mostriamo all’esterno e ciò che viviamo dentro di noi.

F.M.
Inevitabilmente un ragazzo tende a identificarsi negli autori che più lo hanno segnato e a imitarli. Mi sopravvaluterei senz’altro se affermassi di raccontare e scrivere come Nietzsche, D’Annunzio o Sartre, ma posso con sicurezza identificarli come fonti di ispirazione e modelli letterari. Il primo riesce a colpirmi emotivamente, il secondo stilisticamente, il terzo completamente, per la sua capacità di raggiungere la profondità umana con un linguaggio pacato e privo di virtuosismi. Allo stesso tempo, ritengo che l’opera che ha cambiato il mio modo di pensare sia stata “Delitto e castigo” di Dostoevskij, letta in terzo superiore.

Che studenti siete nella vita di tutti i giorni? Più razionali, creativi, organizzati, impulsivi?

E.I.
Penso che nella mia vita scolastica mi contraddistinguano soprattutto la curiosità e la riflessione: ho bisogno di capire a fondo ciò che studio, di analizzarlo con logica e di organizzarlo in modo chiaro. Allo stesso tempo, però, non rinuncio alla creatività: quando un argomento mi coinvolge, mi piace approfondirlo, cercando di andare oltre e trovando prospettive diverse.

F.M.
Credo di essere uno studente metodico e organizzato, per come sono stato educato sin dall’infanzia. Allo stesso tempo, però, l’ambiente della scuola superiore e l’adolescenza hanno aperto in me spazi nuovi di creatività e libertà espressiva, che percepisco come essenziali per il mio benessere interiore. Scrivere dà sfogo a una parte di me che fino a qualche anno fa non avrei mai immaginato di avere.

Avete già deciso cosa fare dopo il liceo? La scrittura farà parte del vostro percorso futuro oppure resterà una passione?

E.I.
Mi piacerebbe seguire un percorso scientifico che mi permetta di approfondire i meccanismi che regolano la natura che mi circonda, dal subatomico all’infinitamente grande; il desiderio di indagare, di andare oltre la superficie delle cose e scoprire cosa si nasconde dietro tutto quello che osserviamo è ciò che mi spinge verso questi percorsi. Anche se il mio cammino sarà orientato verso materie scientifiche, la scrittura continuerà a far parte della mia vita, non solo come strumento per esprimermi ma anche come spazio personale di riflessione. In fondo, scienza e scrittura nascono dalla stessa esigenza: indagare in profondità e comprendere la realtà che ci circonda.

F.M.
Sono ancora alla ricerca di una facoltà che coniughi la matematica e la scienza con un’interpretazione umanistica e filosofica del mondo. Nel mondo iper-settorializzato dell’istruzione universitaria e del lavoro, intravedo una possibilità di sintesi nell’ambito delle neuroscienze: qualora decidessi di impegnarmi in un cammino di questo genere, conto di trovare un’unità tra tutte le branche del sapere e la possibilità di continuare a pormi domande sui misteri della coscienza attraverso la scrittura.

Quanto è stato importante il supporto dei docenti e il confronto con i compagni nel vostro percorso?

E.I.
Il Laboratorio di Scrittura Creativa per me rappresenta uno spazio in cui si discutono idee e queste prendono forma nella nostra immaginazione; è un’occasione per mettersi in gioco, sperimentare senza paura di sbagliare e costruire insieme un ambiente positivo, dove ognuno può esprimersi liberamente e sentirsi valorizzato. Il supporto della prof.ssa Micozzi e della mia docente di Lettere, la prof.ssa Nanni, è un punto di riferimento costante durante tutto il percorso: mi hanno accompagnata passo dopo passo, stimolandomi a riflettere e a rielaborare idee a partire dagli spunti proposti. Inoltre, il confronto con i compagni del Laboratorio di Scrittura Creativa ha avuto anch’esso un ruolo determinante: ascoltare prospettive diverse mi ha permesso di ampliare il mio punto di vista e di scoprire modi nuovi di raccontare una stessa esperienza.

F.M.
L’importanza dei docenti è duplice: per le conoscenze che trasmettono e per il contatto umano che stabiliscono con gli studenti. Nella stesura del testo sono stati preziosi i consigli degli insegnanti, nonché il supporto e il confronto con i compagni di classe: condividere l’ambiente scolastico con queste persone facilita lo sviluppo della capacità di pensiero critico e il confronto di idee.

Se tra dieci anni rileggerete questo racconto, cosa vi piacerebbe pensare di aver realizzato nel frattempo?

E.I.
Mi piacerebbe rileggere queste parole tra dieci anni e sentirle lontane, come qualcosa che appartiene a un passato ormai superato; vorrei poter credere che un mondo senza guerra non sia più soltanto un’utopia, ma una realtà finalmente possibile, dove qualsiasi tipo di conflitto sia sostituito dal dialogo. Dal punto di vista personale, vorrei aver trovato il mio posto nel mondo: un luogo, non solo fisico ma anche interiore, in cui sentirmi realizzata, utile e in armonia con ciò che sono. Mi piacerebbe aver coltivato le mie passioni e aver contribuito, anche nel mio piccolo, a rendere la realtà intorno a me un po’ migliore.

F.M.
Desidero trovare un ruolo nella società che mi consenta di lasciare un’impronta, un contributo prezioso, impegnandomi in ciò che mi riesce. Vorrei aver costruito una vita serena, fatta di soddisfazioni, piccole o grandi che siano, e conservare la spensieratezza che oggi mi consente di ridere di ciò che scrivo o realizzo, prendendo come un gioco perfino le cose a cui tengo di più.

Entra a far parte della Community de L'Ancora (clicca qui) attraverso la quale potrai ricevere le notizie più importanti ed essere aggiornati, in tempo reale, sui prossimi appuntamenti che ti aspettano in Diocesi.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *