
(Roma) “Abbiamo voluto immaginare questa occasione come un itinerario della memoria, nella tradizione di questi nostri appuntamenti pensati dall’Istituto a cui l’Azione cattolica ha specificamente affidato questo compito della memoria, proponendo di anno in anno occasioni di riflessione e di discussione. Le quali hanno sempre intrecciato sapientemente temi che ci permettono di approfondire l’eredità di Vittorio Bachelet nei suoi diversi ambiti di impegno e servizio con le questioni emergenti dall’attualità, secondo quello stile di approfondimento e valutazione critica cui lo stesso Bachelet, cresciuto alla scuola del Concilio ci ha educato, mostrandoci in diversi modi quell’esigente esercizio di lettura dei segni dei tempi”.
Si è così espresso Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana, nella relazione conclusiva del XLVI Convegno Bachelet a Roma.
(Foto Azione cattolica italiana)
“Ricordare Vittorio Bachelet è, prima di tutto, un’esigenza di tutta l’associazione – ha sottolineato il presidente dell’associazione laicale –: espressione di gratitudine e di responsabilità allo stesso tempo. L’Ac di Vittorio Bachelet diventa un’associazione unitaria, certo con una urgenza organizzativa di semplificazione ed essenzializzazione, ma credo soprattutto come valorizzazione della possibilità di vivere in modo più intenso e ordinario il dialogo intergenerazionale, ponendolo come fattore generativo per l’intera vita associativa”.
“In Azione cattolica – ha aggiunto – la dinamica di trasmissione delle fede s’intreccia in modo fecondo con la capacità apostolica di tutti, a partire dai più piccoli che proprio Vittorio Bachelet ci insegna a guardare non come destinatari di una proposta educativa ma come soggetti attivi e protagonisti nel compito gioioso dell’evangelizzazione”. “Sappiamo bene di vivere immersi in una cultura dello scarto che tende a marginalizzare i più fragili – ha osservato Notarstefano –, che siano giovani o anziani, adolescenti con molta fretta di diventare adulti o adulti con troppa nostalgia di restare adolescenti, ma proprio per questo dobbiamo considerare la profezia della scelta unitaria e tradurla oggi con nuova creatività. Formare coscienze mature si conferma ancora oggi il compito centrale dell’associazione per educare ciascuno alla complessità, senza averne timore e senza lasciarsi tentare dalla ricerca di facili scorciatoie o, peggio ancora, di comodi ripiegamenti”.




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