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Fraternità Le Grain de Blé: “Lasciatevi riconciliare: un’esortazione d’amore che aspetta risposta”

Riflessione della Fraternità Le Grain de Blé

C’è una parola che Paolo scrive ai Corinzi e che attraversa i secoli per raggiungerci ancora oggi, in questo tempo quaresimale: «Lasciatevi riconciliare con Dio». Non è un comando, non è una minaccia. È una supplica. È quasi la voce di qualcuno che bussa alla porta con delicatezza, sapendo che dall’altra parte c’è qualcuno che aspetta, forse senza saperlo.

Paolo si definisce ambasciatore della riconciliazione. Un ambasciatore non parla a nome suo: porta la voce di qualcun altro, di Qualcuno più grande. E quel Qualcuno — sorprendentemente — non ci convoca davanti a un tribunale. Ci invita a un incontro.

Non un imperatore, ma un amante

C’è un dettaglio filologico che vale la pena non trascurare. Il verbo greco che Paolo usa per indicare la riconciliazione non è quello dei trattati diplomatici tra potenze rivali. È lo stesso verbo usato per descrivere la riconciliazione tra due sposi dopo un’infedeltà, dopo uno screzio, dopo il gelo del tradimento. Un’immagine che i profeti conoscevano bene: Osea, Geremia, Ezechiele avevano già cantato un Dio che ama come uno sposo ferito, che non rinuncia, che torna a cercare.

La relazione che ci lega a Dio non è quella tra un imperatore e uno schiavo, fredda e verticale. È quella che unisce due persone che si amano, e tra le quali il peccato ha lasciato una distanza dolorosa. Quella distanza non è voluta da Lui. Siamo stati noi ad allontanarci.

 

Quando è il momento favorevole per la Riconciliazione? Adesso!

La Quaresima porta con sé questo annuncio potente: il momento è adesso. «Ecco il momento favorevole, ecco il giorno della salvezza» (2 Cor 6,2). Non domani, non dopo Pasqua, non quando ci sentiremo pronti. Ora.​

Il Sacramento della Riconciliazione — la Confessione — è esattamente questo: lo spazio fisico e spirituale in cui tornare. Non per essere giudicati, ma per essere abbracciati. È il figlio prodigo che rientra in sé stesso e si alza, e trova il Padre che correva già verso di lui.​

Paolo insiste: non perdete i segni, le occasioni, le strade. La Quaresima non è una stagione di tristezza o di penitenza fine a sé stessa. È una soglia aperta, un’opportunità che Dio stesso ci offre per riallacciare quel legame di intimità che il peccato ha logorato.

Un sposo che ardentemente attende

Allora, lasciati interrogare da questa immagine: Dio non ti aspetta come un giudice con le carte in mano, ma come uno sposo che ha tenuto il posto a tavola. Che cosa ti trattiene? Forse la vergogna, forse la sensazione di non meritare, forse la convinzione che tanto nulla cambierà.

Eppure l’ambasciatore continua a bussare. E il messaggio è sempre lo stesso, antico e nuovo come il primo giorno: «Vieni. Lasciatevi riconciliare con Dio».​

Questa Quaresima, fa’ della confessione non un obbligo da sbrigare, ma un atto d’amore ricambiato.

Redazione: