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Mancato rinnovo del trattato New Start tra Stati Uniti e Russia, i possibili scenari

(Foto: L’Osservatore Romano /Sir)

Di Simonetta Venturin

L’orologio dell’Apocalisse non è mai stato così vicino alla mezzanotte: è l’ora più pericolosa di sempre per gli abitanti della terra, ora che le due potenze atomiche in assoluto, Usa e Russia – detentrici del 90% degli arsenali atomici del pianeta – non hanno rinnovato l’accordo New Start (firmato a Praga nel 2010 dall’allora presidente Usa Obama e dal russo Medved).

Un pericolo avvertito perfino da Putin – lo stesso presidente che da quando ha dato inizio alla guerra contro l’Ucraina non ha lesinato minacce anche atomiche all’Occidente -, che sei mesi fa aveva proposto una proroga del trattato per un anno. Ma Trump ha declinato dichiarando: “Se scade, scade. Ne faremo uno migliore”. Al sentire gli esperti, parrebbe in realtà che lo stesso miri a siglarne uno che faccia capo alla sua persona e che diventi non più un accordo a due ma a tre, Cina compresa. Nazione che quanto alle atomiche non sta a guardare e che, politicamente ed economicamente parlando, è la potenza emergente con cui il mondo – non più in mano alle sole due potenze della guerra fredda – deve fare sempre più i conti.

Se poi qualcosa nascerà dalla mente e dalla politica dell’uomo che agogna al Nobel della pace staremo a vedere ma, ad oggi, il mondo è in balia della de-regolarizzazione, altrimenti detto è in piena anarchia, ora che anche Mosca ha dichiarato: “A questo punto, non abbiamo più obblighi”.

Il New Start, infatti, era doppiamente tutelante: da una parte limitava il numero delle testate atomiche, dall’altra imponeva ispezioni. Così, per gli anni in cui è stato attivo, aveva vincolato gli arsenali russi e americani ad un limite massimo di 1.550 testate schierabili e 800 missili a lungo raggio. Non poco dato che gli Usa posseggono 5.200 atomiche e la Russia 5.500 (complessivamente nel pianeta ce ne sono circa 12.300, ma erano 70mila nel 1986). Di non minor importanza erano le ispezioni reciproche: circa 300 quelle effettuate dal 2010.

Ora che nessuno controllerà nessuno e che nel mondo infuriano guerre e divampano raid improvvisi c’è poco da star tranquilli. Per questo l’orologio dell’Apocalisse si è avvicinato pesantemente alla mezzanotte, segnando l’ora più critica di sempre da che è stato ideato: solo 85 secondi alla mezzanotte.

L’orologio dell’Apocalisse segna quanto tempo manca alla fine del mondo (la mezzanotte). E’ stato ideato all’Università di Chicago nel 1947, finita la seconda guerra mondiale e dopo l’uso delle bombe atomiche in Giappone. Fu impostato alle 23.53, sette minuti dalla mezzanotte. Erano i tempi della cortina di ferro e la sfida del mondo diviso in due blocchi si andava misurando anche sulla capacità nucleare delle due superpotenze.

Da allora, pian piano, le lancette si sono avvicinate sempre più minacciosamente al momento fatidico. Solo in un’occasione hanno registrato un deciso balzo all’indietro: era il 1991 e Bush (Usa) e Gorbacev (Urss) firmavano il trattato Start (Strategic Arms Reduction Treaty, Trattato di riduzione delle armi strategiche). In quell’occasione le lancette camminarono all’indietro, lasciando una distanza di ben 17 minuti alla mezzanotte. Un unicum che potuto solo peggiorare: dai tempi della prima presidenza Trump, quando la tensione era con la Corea del Nord e il suo leader Kim Jong-un, e poi con il conflitto in Ucraina che già nel 2025 aveva portato l’orologio a 89 secondi dalla mezzanotte.

Il record negativo è dei nostri giorni: 85 secondi all’ultima mezzanotte del mondo e non si palesano al momento azioni che possano far camminare all’indietro l’orologio. Così “Se il tempo fosse un gambero” resta un’utopia che vive solo a teatro, in una commedia portata in scena alla fine degli anni ’80 da Garinei e Giovannini.

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