“Molte persone cominciano ad aprirsi a una ricerca più onesta e autentica, una ricerca che, accompagnata con pazienza e rispetto, le sta conducendo nuovamente all’incontro con Cristo”.
Lo scrive il Papa, nella lettera in spagnolo inviata al presbiterio dell’arcidiocesi di Madrid, in occasione dell’assemblea presbiterale “Convivium”, in corso oggi e domani. Nel testo, Leone traccia l’identikit dei sacerdoti: “non uomini definiti dalla moltiplicazione dei compiti o dalla pressione dei risultati, ma uomini configurati con Cristo”.
Per Leone XIV, “non si tratta di inventare nuovi modelli né di ridefinire l’identità che abbiamo ricevuto, ma di riproporre, con rinnovata intensità, il sacerdozio nel suo nucleo più autentico — essere alter Christus —, lasciando che sia Lui a configurare la nostra vita, unificare il nostro cuore e dare forma a un ministero vissuto dall’intimità con Dio, dalla fedeltà alla Chiesa e dal servizio concreto alle persone che ci sono state affidate”. “Il sacerdote non vive per mettersi in mostra, ma neppure per nascondersi”, il monito del Papa: “La sua vita è chiamata a essere visibile, coerente e riconoscibile, anche quando non sempre venga compresa. Il sacerdote non è mai fine a se stesso. Tutta la sua vita è chiamata a rimandare a Dio e ad accompagnare il passaggio verso il Mistero, senza usurpare il suo posto”. “Non smettete di confessarvi, di tornare sempre alla misericordia che annunciate”, l’altra raccomandazione papale: “Siate adoratori, uomini di profonda preghiera e insegnate al vostro popolo a fare lo stesso”.




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