Di Giovanni M. Capetta

Se si vuole rappresentare la famiglia una delle prime dimensioni che vengono alla mente è quella della casa. Che sia piccola o grande, attorno e dentro essa confluiscono desideri, attese, caratteristiche e peculiarità dei vari membri del nucleo famigliare e questo luogo si impregna come nessun altro della vita e dello stile della famiglia che lo abita.

Ecco perché essere privati della casa, da un giorno con l’altro, come è accaduto a Niscemi, mette a dura prova una famiglia che inevitabilmente si interroga, disperata, su quando potrà riavere un luogo dove incontrarsi e condividere la vita. La casa è necessaria perché in essa, anzitutto, la famiglia si forma, e si costruisce. L’arredamento e l’organizzazione della casa parlano dei suoi abitanti fin dalla porta all’ingresso e dallo zerbino. Il nome sul campanello, una scritta di “benvenuto”… prima ancora di entrare si può assaporare il calore e l’accoglienza di chi vive quell’appartamento e poi addentrandosi si possono riconoscere i luoghi di vita come il salotto o la sala da pranzo e la cucina. Ci sono parti della casa che evolvono secondo l’età dei famigliari. Una casa con dei bimbi piccoli si nota subito per la quantità di giochi e suppellettili a loro dedicati e così – è il cerchio della vita – quando in casa vi sono degli anziani fanno capolino strumenti e attrezzi per loro. Nel tempo i vani cambiano destinazione: lo studio di mamma o papà diventa la stanza di uno dei figli che si separa dal fratello più piccolo; oppure la stessa stanza di un figlio torna ad essere uno spazio per i genitori quando questo da grande lascia la casa natia. Ogni casa, poi, ha i suoi spazi comuni che sono il centro della vita della famiglia, pensiamo alla tavola o alla cucina se si è abituati a mangiare in essa. I luoghi del pranzo e della cena sono quelli del dialogo e del confronto e meritano sempre la precedenza sulla zona della tv o quelle adibite al lavoro al computer. A tavola ci si racconta reciprocamente e si fanno confluire le singole storie in una sola. Le stanze da letto, invece, è bene che custodiscano un’intimità, ci si entri in punta di piedi.

Anche la camera dei genitori è giusto che sia come custodita da una soglia che i bambini fin da piccoli imparano a rispettare. Ogni regola poi è fatta per essere trasgredita in quelle eccezioni in cui si lasciano venire i ragazzi nel lettone per qualche coccola in più. I muri di una casa devono trasudare lo stile della famiglia che li abita, altrimenti risultano freddi e anonimi. La bellezza di una casa si misura anche dalla sua capacità di essere accogliente, di essere disposta in modo tale da mettere a proprio agio l’ospite che sente di poter condividere quello spazio rilassandosi e con gratitudine per la generosità dimostrata. Guardando al dramma di Niscemi essere accoglienti dovrebbe venire naturalmente. Che l’accoglienza della casa sia importante i cristiani non possono avere dubbi perché Gesù ha più volte voluto sperimentare questa dimensione. Si pensi a quando si reca a casa di Pietro, oppure quando viene invitato a casa di Matteo, esattore delle tasse, creando scandalo fra i farisei e parimenti quando chiede a Zaccheo di essere ospitato a casa sua. Vi è poi la casa di Betania, quella degli amici Maria, Marta e Lazzaro. Qui addirittura la frequenza delle visite è tale che ci fa intuire come egli si sentisse “a casa sua” e considerasse quel luogo una sorta di rifugio dall’incontro con le folle e un luogo per rigenerarsi in una quiete domestica conosciuta bene. Ebbene sì, possiamo essere sicuri che tenere aperte le porte di casa, essere sempre pronti ad ospitare ed accogliere non solo l’amico, ma anche lo straniero siano attitudini gradite a Dio fin dai tempi di Abramo. Non dobbiamo cedere alla tentazione di temere l’ospitalità e di fare della casa solo uno spazio chiuso, troppo privato. Una casa aperta e ospitale diventa fonte di comunione e di amicizie. Ne hanno bisogno urgentemente le famiglie di Niscemi. Possano al più presto ritrovare una casa nella quale stare e ridare personalità al loro essere famiglia. Possano intanto sperimentare la solidarietà e l’ospitalità di amici e della comunità.

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