Di Riccardo Benotti
“Il caso è sconvolgente. Sembrerebbe non ci sia limite agli abissi nei quali può sprofondare l’uomo, diventando così sempre meno umano”. Don Michele Ferrari, cappellano dell’Università Lateranense e dell’Istituto Giovanni Paolo II e docente di teologia morale, commenta l’emergere di nomi eccellenti dai documenti legati al caso Epstein: figure con enormi responsabilità pubbliche coinvolte in vicende che sollevano gravi interrogativi sul rispetto della dignità della persona.
Dai file Epstein emergono nomi di persone con grandi responsabilità pubbliche. La separazione tra vita pubblica e privata è ancora sostenibile?
La separazione tra privato e pubblico necessita oggi di essere ripensata.
Viviamo nell’epoca della vetrina, ogni nostro atto è facilmente e velocemente sotto i riflettori e questo dovrebbe spronare a una maggiore coerenza con ciò che affermiamo.
Ma il motivo della necessità della coerenza dovrebbe venire ancora prima di tutto ciò, dovrebbe avere radici più profonde. Come scriveva Hannah Arendt nella “Banalità del male”, il male si diffonde proprio perché non ha radici, non conosce limiti. Il male non fa mettere radici nell’essere, non contribuisce allo sviluppo della persona per quello che dovrebbe e potrebbe divenire.
Un ulteriore aspetto emerso è la perdita del senso di responsabilità. Il potere può diventare una forma di anestesia morale?
Un aspetto che è venuto meno nella nostra epoca è il senso di imputabilità: l’onore di sentire che siamo responsabili delle conseguenze delle nostre scelte e che ne dobbiamo rispondere. Che il potere possa portare alla tentazione di sentirsi al di sopra delle norme morali è purtroppo vero. È una tentazione specifica, potremmo dire, del politico. C’è il rischio di dimenticare che, come diceva Caterina da Siena, “la città è prestata”, perché ci si prenda cura di essa, non perché si abusi o si prenda per sé.
Il caso Epstein
Tra gennaio e febbraio 2026 il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti ha reso pubblici oltre 3 milioni di pagine di documenti giudiziari legati al caso Epstein: email, registri di volo, testimonianze, fotografie e materiali digitali raccolti nelle indagini federali avviate dal 2006 in poi. Parte dei file è stata diffusa in forma non integrale, con ampie sezioni oscurate. Nei documenti compaiono più di 150 nomi di persone con ruoli pubblici, politici, economici e culturali, citati a vario titolo. La presenza nei fascicoli non equivale a un’imputazione, ma il quadro evidenzia una rete di relazioni costruita attorno a posizioni di potere che, per anni, ha favorito opacità, ritardi investigativi e carenze nella tutela delle vittime.
Quali anticorpi servono per evitare che il potere diventi terreno di corruzione?
Weber, nel suo testo “La politica come professione”, parla della necessità di un’etica della responsabilità e di un’etica della convinzione
Il primo anticorpo è quello di vivere la responsabilità caratterizzata da cura e attenzione per il bene comune, e coltivare la capacità di riflettere, analizzare profondamente la realtà.
In una parola: il pensiero. Poi ricorderei che già Platone nella “Repubblica” tratta della necessità di alcune virtù particolari per i governanti, virtù che sempre più sembrano preziose, veramente indispensabili: saggezza, temperanza, coraggio tra queste.
Quando la vita privata di un leader contraddice i valori professati pubblicamente, che tipo di responsabilità scatta?
La coscienza è la sede nella quale l’uomo decide e assume la responsabilità di quanto compie. Essa poi, quando ci si decide per ciò che è giusto, bello, vero, cresce nella capacità di vedere la realtà rettamente, di comprendere gli altri, di operare perché si possa camminare verso il bene di tutti e di ciascuno. Prima ancora che a giudici esterni a noi, rispondiamo alla nostra coscienza che è fatta per cercare il bene.
L’apostolo Paolo parla della coscienza come testimonianza più grande…
Nella Seconda Lettera ai Corinzi, Paolo afferma che una coscienza immacolata costituisce la testimonianza più grande di fronte agli altri e che questo è il suo vanto.
Per ciò che attiene la collettività, è prioritario rendersi conto che l’attuale situazione deve farsi appello alla coscienza.
Paolo VI molte volte si è soffermato su questo: la politica è, nel suo pensiero, un modo esigente di porsi al servizio dell’uomo, una forma eminente di carità.
La dottrina sociale della Chiesa come legge questa contraddizione tra vita pubblica e vita privata?
Alla luce dei principi della Dottrina sociale della Chiesa si comprende bene come crescita nelle virtù, sviluppo del senso di responsabilità e coerenza siano elementi indispensabili per percepire il governo e la politica come un servizio indispensabile ed esigente, capace di mettere al centro lo sviluppo della persona e non se stessi.
Ci sono elementi culturali contemporanei che aggravano questa situazione?
Non può passare inosservato che l’uso ingente dei social, la mancanza di reale formazione – che non coincide con accumulo di informazioni – e la violenza comunicativa anche in campo politico non contribuiscono allo sviluppo integrale della persona e al bene comune.
Quale parola può offrire la Chiesa davanti a scandali che rivelano crisi di responsabilità?
La Chiesa è chiamata a esercitare la profezia, guardando, giudicando e agendo alla luce del Vangelo e con principi conformi a esso. La Chiesa, ancora oggi, può riscoprire l’importante contributo che può dare promuovendo la capacità di pensare, formando persone in grado di discernere ciò che è giusto, in modo libero e autentico. La sussidiarietà ci insegna anche a farci prossimi perché l’uomo divenga più libero e capace di operare per il bene e, oggi più che mai, è fondamentale dedicarci alla formazione delle coscienze su questa linea.