GROTTAMMARE – Stiamo per entrare nella Quaresima e ci sovviene una tradizione antichissima come quella del Cristo Morto a Grottammare, che risale al XVIII secolo, esattamente al 1738. Sarebbe dovuta cadere 3 anni dopo il 2018, cioè nel 2021, ma fu stoppata dall’epidemia da Covid-19. Così la sequenza fu fatta ripartire dal 2023. La prossima si svolgerà, pertanto, il Venerdì Santo 3 aprile 2026, quest’anno.
Un pizzico di storia
La Sacra Rappresentazione del Cristo Morto fu fondata nel 1738 da un frate, Padre Antonio Petrocchi, originario di Castignano. Nasce quindi nell’ambito dell’Oasi francescana di Santa Maria dei Monti, sopra il Paese Alto di Grottammare.
Ad accogliere con benevolenza e incoraggiamento la proposta del religioso fu il Vescovo di Ripatransone dell’epoca, Francesco Correa. La tradizione, che si perpetua ogni 3 anni – allora fu deciso questo stacco per motivi economico-organizzativi – fa partire il tutto dal raduno dei partecipanti in Piazza San Giovanni, al Paese Alto di Grottammare, nella prima serata del Venerdì Santo, intorno alle 20.45.
Successivamente il corteo scende fino alla cinquecentesca chiesa di Sant’Agostino (1517), affacciata sull’omonima via, dove vengono prelevate le cinque statue storiche: la Sacra Bara con il corpo velato giacente di Cristo sul baldacchino, la statua della Madonna Addolorata “vestita”, quelle di San Giovanni Evangelista e della Maddalena con la Veronica e il velo.
Le Autorità Religiose con il Vescovo ed anche le Autorità Civili attendono già qui, con i Carabinieri con il pennacchio in alta uniforme al corteo funebre, per poi mettersi in fila secondo la sequenza e iniziare, in rigoroso silenzio, a scendere sempre lungo via Sant’Agostino, fino al cosiddetto “nuovo incasato” o “marina”. Tanta gente aspetta incoronando il curvone che dalla Via Cuprense congiunge alla Strada Statale 16, commossa, la discesa del Cristo morto, nel silenzio, pur affollatissimo di fedeli giunti anche dai paesi vicini e dall’Abruzzo.
Un silenzio pregno di emozione e commozione. Si sentono gli zoccoli dei cavalli dei soldati romani, intervallati solo da marce funebri suonate dal vivo dalla banda, ma soprattutto dai tre cori femminili: il primo, il secondo e il terzo Coro delle Pie Donne.
Si parte dalle bambine del I Coro, per poi proseguire con le ragazzine del II Coro e infine con il Coro grande, il III, delle donne adulte, le vere e proprie “Pie Donne”.
Tutte le coriste sono in nero fino alla caviglia e soprattutto rigorosamente velate in capo e in volto, secondo l’uso antico. I canti risalgono a varie epoche, dal Seicento fino all’Ottocento. Ricordiamo il suggestivo “Miserere”, lo “Stabat Mater”, “O tu che muovi il passo”, “Stava Maria dolente” del III Coro e, per il primo e secondo coro: “La colpa moja pur, moja il peccato” delle ragazzine, a cui fa eco il coro delle bimbe: “A patir la cruda morte, il mondo indegno il buon Gesù inchiodò sopra di un legno…”.
Questi due cori, soprattutto quello delle bambine, fanno veramente venire i brividi. Poi c’è “Gesù Mio” di Sant’Alfonso Maria de Liguori (1696-1787). Questi canti sono stati tramandati per via orale e soprattutto per via matrilineare, raccolti da alcune donne appassionate di storia e cultura tradizionale di Grottammare e messi al sicuro per iscritto, quindi consegnati alla Confraternita dell’Addolorata e del Cristo Morto di Grottammare.
Sono tante edizioni che il III Coro è diretto dal Maestro Massimo Malavolta, mentre per il I e il II ci sono volontarie con conoscenze musicali ad organizzare le bambine. Queste Sacre Rappresentazioni hanno origini probabilmente greche, in quelle rappresentazioni teatrali drammatiche del periodo preromano e della Magna Grecia, per questo molto sviluppate al sud d’Italia. A Monteprandone c’è un’analoga Sacra Rappresentazione, tuttavia di matrice ottocentesca, quindi più recente, molto bella e significativa.
Nel 1930 a Grottammare parteciparono circa 500 figuranti in costume, seguiti da tutta la popolazione orante. Prossimamente tratteremo dello svolgimento processionale.