ASCOLI PICENO – Come di consueto, in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e delle giornaliste, mons. Gianpiero Palmieri, vescovo delle Diocesi del Piceno, ha voluto incontrare gli operatori dell’informazione operanti nel territorio. La novità è che, a partire da quest’anno, l’incontro non si terrà più nella Sala Regina Apostolorum della Curia di Ascoli Piceno, come è sempre avvenuto da un decennio, bensì sarà itinerante di anno in anno presso le redazioni della varie testate giornalistiche del territorio.
Ad inaugurare il primo della serie di incontri è stata la redazione del Corriere Adriatico, che ieri, Venerdì 6 Febbraio 2026, ha ospitato il vescovo Gianpiero Palmieri, accompagnato da don Giampiero Cinelli, direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali, ed alcuni giornalisti e giornaliste che hanno accolto l’invito a partecipare all’appuntamento. A fare gli onori di casa è stato Mario Paci, caposervizio responsabile delle cronache delle province di Ascoli Piceno e Fermo. Da tutti un sentito ringraziamento ai membri della redazione del Corriere Adriatico per aver messo a disposizione la loro sede per questo evento.
Durante la mattinata, il vescovo Palmieri ha commentato il Messaggio di Sua santità Papa Leone XIV per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali dal titolo “Custodire voci e volti umani”, approfondendo in particolare i pericoli e le sfide a cui l’intelligenza artificiale conduce.
L’incontro è stata anche l’occasione per rispondere alle domande dei giornalisti presenti su temi di particolare attualità ed urgenza riguardanti il territorio piceno, in particolare il disagio giovanile, le sfide a cui è chiamato il mondo degli adulti, l’alleanza educativa tra i genitori e le istituzioni (clicca qui per approfondire: https://www.ancoraonline.it/2026/02/07/sui-giovani-lappello-del-vescovo-palmieri-non-lasciateci-soli/), l’accoglienza dei migranti, il servizio delle Caritas diocesane, la solidarietà e la pace sociale (clicca qui per approfondire: https://www.ancoraonline.it/2026/02/07/vescovo-palmieri-su-poverta-ed-accoglienza-costruiamo-una-rete-di-solidarieta/).
L’IA: una sfida non tecnologica, ma antropologica
Dopo aver consegnato ai presenti una copia del Messaggio di Papa Leone XIV per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il vescovo Gianpiero ha commentato:
«Il discorso del Pontefice riguarda l’ambito della comunicazione, quindi del giornalismo, ma allo stesso tempo va ben oltre l’aspetto comunicativo: è una riflessione molto più ampia che tocca anche l’aspetto antropologico della questione. Uno dei più grandi esperti in materia, che abbiamo invitato anche qui ad Ascoli quattro anni fa, è padre Paolo Benanti, docente all’Università Gregoriana ed esperto del Papa sulle problematiche legate all’intelligenza artificiale. Benanti lavora da anni sugli aspetti etici connessi all’uso dell’IA ed è inoltre colui che, su mandato del Governo italiano, all’interno dell’UE, studia questi aspetti etici. Non faccio fatica ad immaginare che anche dietro a questo testo ci sia il suo contributo».
Il mons. Palmieri ha quindi proseguito toccando quella che è la massima preoccupazione legata all’uso dell’IA, ovvero l’evoluzione delle relazioni. Queste sono le sue parole:
«Ciò che viene presentato qui è già espresso nel titolo: come costruire voci e volti umani. È esattamente l’esperienza dell’incontro e della persona umana nella sua identità, che entra in contatto con gli altri, diventa riconoscibile, capace di interagire ed instaurare relazioni: tutto ciò che è più squisitamente umano. L’uso dell’IA è sicuramente una grandissima risorsa: è una gigantesca possibilità di accesso ad informazioni e conoscenze. Nello stesso tempo, però, le cose possono complicarsi da diversi punti di vista e portare ad alcune conseguenze che, come sostiene il Papa, si possono collocare a più livelli».
Non rinunciare al proprio pensiero
Come riportato nel Messaggio del Papa, da tempo ci sono molteplici evidenze del fatto che gli algoritmi sono progettati per massimizzare il coinvolgimento sui social media, perché è un fatto che risulta molto redditizio per le piattaforme, quindi vengono premiate le emozioni rapide, mentre vengono penalizzate le espressioni umane più bisognose di tempo, come lo sforzo di comprendere e la riflessione.
Ha quindi piegato il vescovo Gianpiero: «Questo fatto conduce a due rischi: il primo è che le persone si chiudano in bolle di facile consenso o di facile indignazione; il secondo è che la ricerca del massimo coinvolgimento non permetta alle persone di sviluppare un pensiero critico, bensì le spinga a reagire immediatamente sulla base delle emozioni. Questo introduce un altro passaggio molto interessante: la questione centrale non è ciò che la macchina riesce a fare, ma ciò che possiamo e potremmo fare noi, crescendo in umanità e conoscenza, usando in modo sapiente strumenti che sono al nostro servizio. Si tratta di evitare che ciò che è più specificamente umano, il volto e la voce, perdano rilevanza».
Essere o fingere: simulazione delle relazioni e della realtà
Mons. Palmieri ha proseguito approfondendo i rischi connessi alla simulazione delle relazioni su cui l’IA è basata:
«Il problema si pone quando non interagiamo con altri esseri viventi, ma con un virtual influencer o un chat bot. Alcuni episodi, che riguardano le conseguenze di queste finte relazioni, spesso compaiono anche sui giornali: ricordo, ad esempio, la storia di un ragazzo indotto a comportamenti autolesionistici. Quando le persone, soprattutto i giovani, cercano di risolvere i loro problemi personali o affettivi consultando l’IA come se fosse un amico, chiedendo consigli e simulando una relazione, si perde qualcosa di profondamente umano: la capacità di entrare in relazione con un altro essere umano. Da questo tipo di relazione infatti non si riceve nulla di autentico, se non informazioni o consigli generici, vissuti per di più nel massimo isolamento. La simulazione viene percepita come una risposta alla solitudine, ma è una finzione».
Una possibile alleanza
Il vescovo Gianpiero ha infine commentato l’ultima parte del Messaggio, nella quale il Papa menziona tre parole di grande importanza: responsabilità, cooperazione ed educazione:
«Dal punto di vista dell’informazione, una delle grandi questioni etiche riguarda la raccolta dei dati che alimentano l’intelligenza artificiale e che sono controllati da un oligopolio: a volte, infatti, i dati provengono anche da siti discutibili, talvolta portatori di visioni antidemocratiche o razziste, creando bolle potenzialmente molto pericolose. Papa Leone XIV, allora, propone una possibile alleanza per un uso dell’intelligenza artificiale che produca una comunicazione realmente a servizio dell’umanità.
A tal proposito insiste su tre parole: responsabilità, cooperazione ed educazione. Questo però implica qualcosa che facciamo molta fatica ad accettare: porre dei limiti all’uso delle tecnologie. Ogni volta che si affronta questo tema, ci si divide tra progressisti e oscurantisti. Ma forse dovremmo chiederci se sia davvero così. Pensiamo ai recenti divieti sull’uso dei cellulari: sono segni di oscurantismo o il riconoscimento di un limite oltre il quale il progresso diventa pericoloso per l’umano? Porre limiti etici ed educativi non significa andare contro il progresso, ma permettere che il progresso sia umanizzato.
Quando si perdono il volto e la voce, tutto diventa simulato da una macchina. Potremmo persino chiedere a una macchina di scrivere un testo nello stile di una persona specifica, ma questo limita profondamente la libertà umana, il diritto di sorprendere, di dire e fare qualcosa di imprevedibile. Questo la macchina non lo fa.
Il Papa parla anche fatto che il giornalismo non è più, nella maggior parte dei casi, quello della verifica sul campo. Ci fidiamo di informazioni non verificate, anche a livello locale. La possibilità di verificare richiede tempo e oggi il tempo sembra mancare. Ma la verifica, in alcuni casi, è possibile solo attraverso la voce e il volto, cioè attraverso la vita reale.
Dal punto di vista etico e antropologico, i problemi sono evidenti. Viviamo un periodo estremamente delicato, come ricordava anche il cardinale Zuppi. Custodire l’umano significa evitare che la forza, il profitto e l’individualismo prendano il sopravvento.
Credo che sia davvero necessario costruire un’alleanza a tutti i livelli. È un discorso ampio, ma che ci interpella profondamente».
La mattina si è conclusa con un momento di convivialità che è stata anche un’occasione per scambiare due parole tra colleghi di diverse testate.