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Diocesi Ascoli, Anita Gasparrini: “Custodiamo la vita, il più grande dono di Dio per ciascuno noi”, il racconto della Veglia

DIOCESI Venerdì 30 gennaio, presso la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo in Ascoli Piceno, si è tenuta una veglia Eucaristica, organizzata dal CAV, ovvero il Centro Accoglienza Vita, per celebrare la Giornata per la Vita. A presiedere la cerimonia don Lino Arcangeli, presbitero della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo.

Presenti, insieme a molti fedeli, Anita Gasparrini, presidentessa del CAV, con alcune volontarie e, ad animare la veglia, il bravissimo coro “Voci della città”.

Anita Gasparrini: “Siamo qui chiamati a riconoscere la vita come qualcosa di prezioso, quel grande dono fatto a noi da Dio”

Ad introdurre la veglia ci ha pensato la presidentessa del CAV ed organizzatrice dell’evento, Anita Gasparrini che non solo ringrazia i fedeli per la presenza, ma ha tenuto anche a spiegare il perché di questa veglia: ringraziare il Signore per il dono della vita che ha fatto a ciascuno di noi. Queste sono le sue parole: “Questa sera siamo alla presenza del Signore per rivolgere a Lui la nostra preghiera e per ringraziarlo del dono della Vita che ha fatto a ciascuno di noi. E, come dono, è in sé stessa preziosa e dev’essere custodita. Custodire ogni vita significa sorvegliarla, in ogni sua forma, in ogni suo momento ed in ogni sua espressione, con attenzione e cura, in modo che non subisca danni. Siamo qui chiamati a riconoscere la vita come qualcosa di prezioso, quel grande dono fatto a noi da Dio.

Dopo il canto “Ora è tempo di gioia” cantato dal coro “Voci della città”, prende la parola don Lino Arcangeli per la benedizione iniziale e per l’esposizione del Santissimo Sacramento.

Lettura del messaggio della CEI: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3)

Durante la celebrazione è stato letto il messaggio della CEI, ovvero la Conferenza Episcopale Italiana, che ha come tema “Prima i bambini”.  A seguire il testo:

“L’accoglienza gentile e affettuosa di Gesù verso i piccoli sorprende i suoi contemporanei, discepoli inclusi, abituati a considerare assai poco i bambini. Eppure, nella Scrittura il rapporto di Dio con il suo popolo è spesso paragonato a quello di una madre amorevole e di un padre premuroso verso i bimbi; il loro atteggiamento, infatti “riflette il primato dell’amore di Dio, che prende sempre l’iniziativa, perché i figli sono amati prima di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo” (AL 166). Lasciarsi amare e servire con semplicità, riconoscersi dipendenti senza imbarazzo, attribuire primaria importanza alle leggi del cuore, desiderare il bene […] sono alcune delle lezioni che i bambini danno agli adulti e che Gesù presenta come condizioni per accogliere la novità del Vangelo: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3). Essi, dunque, non vanno mai disprezzati, scartati, subordinati perché proprio di loro il Creatore ha particolare cura. […] le vite dei bambini vengono molto spesso asservite agli interessi dei grandi. Pensiamo a tanti, troppi, bambini “vittime collaterali” delle guerre degli adulti: uccisi, mutilati, resi orfani, privati della casa e della scuola, ridotti alla fame, come effetto di bombardamenti indiscriminati. Pensiamo ai “bambini soldato”, rapiti ed utilizzati come “carne da cannone” nei tanti conflitti che si combattono in varie parti del globo, soprattutto in quelli a “bassa intensità”, di cui quasi nessuno parla. Pensiamo ai bambini “fabbricati” in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti: a loro viene negato di poter mai conoscere uno dei genitori biologici o la madre che li ha portati in grembo. Pensiamo ai bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere, probabilmente perché non risultano perfetti in seguito a qualche esame prenatale.
Pensiamo ai bambini implicati in casi di separazione e divorzio dei propri genitori, a volte usati come strumenti di rivalsa sull’ex coniuge.
Pensiamo ai bambini fatti oggetto di attenzioni sessuali o alle bambine date precocemente in sposa, spesso a uomini assai più grandi di loro. Pensiamo ai bambini lavoratori, privati dell’infanzia perché inquadrati come manodopera a basso costo dai “caporali” di turno, in contesti di degrado sociale e abbandono scolastico. Pensiamo ai bambini rapiti o dati indiscriminatamente in adozione nelle tristi operazioni di pulizia etnica. Pensiamo ai bambini coinvolti nelle violenze domestiche, che li privano di uno o entrambi i genitori e li segnano profondamente. Pensiamo ai bambini che i trafficanti di vite strappano per vile interesse alle proprie famiglie, fino a espiantare i loro organi a vantaggio di chi può permettersi di pagarli. Pensiamo ai bambini costretti a migrazioni faticose e pericolose, con esiti a volte mortali, per sfuggire ai conflitti, agli impoverimenti e alle carestie spesso provocate dagli adulti. Pensiamo ai bambini indottrinati da un’educazione ideologica, funzionale non alla loro crescita, ma alla diffusione di idee che interessano questo o quell’altro gruppo di potere. Pensiamo ai bambini maltrattati o abbandonati a loro stessi da genitori o educatori cui poco interessa il vero bene. In questi e altri casi l’interesse che prevale è quello dell’adulto, cioè del più forte, del più ricco, del più istruito, che può decidere anche della vita altrui e che è anche capace di mascherare il proprio egoismo dietro parole “politicamente corrette” e falsamente altruiste. A ben vedere, la pace, la libertà, la democrazia, la solidarietà non possono che iniziare dai più piccoli. Dove una società smarrisce il senso della generatività, servendosi dei figli invece di servirli e donare loro la vita, si imbarbariscono esponenzialmente anche le relazioni tra gli adulti dando spazio alla ricerca egoistica e violenta dei propri interessi.

Tanti bambini fin dall’inizio sono rifiutati, abbandonati, derubati della loro infanzia e del loro futuro. […] Che ne facciamo delle solenni dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dei diritti del bambino, se poi puniamo i bambini per gli errori degli adulti?” (AL 166). Ci sono tuttavia nella società e nella Chiesa moltissime persone e istituzioni che operano attivamente per custodire i bambini, attraverso azioni di tutela e accoglienza delle maternità difficili e di protezione nelle situazioni di violenza, nell’educazione, nella risposta ai tanti bisogni e povertà delle famiglie numerose e dei piccoli, nella prevenzione dello sfruttamento minorile nella sue varie forme, nel sostegno alla genitorialità, nella sorveglianza degli ambiti che mettono a rischio l’integrità fisica, morale e spirituale in età sempre più precoce. La Giornata per la Vita sia l’occasione per un serio esame di coscienza, basato sul punto di vista dei piccoli nelle questioni che li riguardano e sostenuto dalla voce sincera dei bambini, cui chiedere come vorrebbero che andassero le cose”.

Don Lino Arcangeli: “La vita è sacra in ogni suo momento, dal primo concepimento all’ultimo respiro”

Conclusa la lettura del messaggio della CEI, don Lino riserva ai fedeli una breve riflessione in cui ringrazia per la grande affluenza a questa veglia, sintomo di quanto i fedeli tengano a questo tema, e spiega il perché il tema di quest’anno non sia casuale: “Certamente la vita è sacra in ogni suo momento” – dice don Lino – “dal primo concepimento all’ultimo respiro”. L’omelia di don Lino si concentra soprattutto sul brano del Vangelo di Matteo in cui Giuseppe fugge in Egitto, insieme a Maria e Gesù, per sottrarre quest’ultimo ad Erode; dice don Lino: “Il Bambino ha dovuto fuggire, per non essere ucciso e Giuseppe, che appare poco, è il custode di Gesù: con l’aiuto di Dio e degli angeli, riesce, infatti, a salvarlo. È una vocazione aiutare e custodire i bambini; quando si parla di custodire dobbiamo pensare a farlo in ogni aspetto, non solo quello fisico, ma anche quello intellettuale e spirituale. Una cosa che dobbiamo toglierci dalla testa è che “ai bambini ci pensano i genitori”, in realtà, ai bambini serve l’aiuto di ciascuno di noi”.

Consegna del mandato

Alla fine della veglia don Lino porge i suoi saluti alla comunità qui presente e, con l’aiuto di alcune volontarie del CAV, fa passare tra i banchi il mandato: si tratta di un libricino sulla vita di Madre Teresa di Calcutta e di un santino della stessa con una sua preghiera. “Non è proprio un mandato” – dice don Lino – “ma è un simbolo, l’immagine di una donna che, nel suo Santo Servizio, si è sempre fatta garante della vita.

Ringraziamenti di Anita e del CAV

Torna Anita Gasparrini a parlare e lo fa ringraziando tutti i presenti, le volontarie che da sempre la aiutano nella sua missione di custodia della Vita, don Lino per aver offerto la sua chiesa ed il coro “Voci della città” per aver animato così splendidamente la funzione.

Alessandro Palumbi: Nato ad Ascoli Piceno il 05/11/2001, ho conseguito la laurea triennale in Lettere Classiche presso l'università degli studi di Macerata e sto per concludere il percorso di laurea magistrale in Filologia Classica