PROVINCIA – La recente circolare interministeriale firmata dai ministri dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e dell’Interno, Matteo Piantedosi, emanata a seguito del grave episodio di violenza avvenuto in una scuola di La Spezia, ha riacceso il dibattito sull’adozione di metal detector negli istituti scolastici. Una possibilità, non un obbligo, che affida ai dirigenti scolastici la valutazione di misure di sicurezza straordinarie, da adottare solo in contesti specifici e critici.
La dirigente Elisa Vita
Sul tema intervengono la dirigente scolastica del Liceo Scientifico “Benedetto Rosetti” di San Benedetto del Tronto, Elisa Vita, la dirigente dell’Istituto di istruzione superiore Liceo scientifico e liceo artistico “Antonio Orsini – Osvaldo Lucini” di Ascoli Piceno, Cinzia Pettinelli, e la dirigente scolastica dell’IIS Guastaferro di San Benedetto del Tronto, Marina Marziale, che offrono riflessioni articolate sul delicato equilibrio tra sicurezza, clima educativo e tutela degli studenti.
La dirigente Vita, che richiama innanzitutto il carattere non vincolante della circolare: “La circolare interministeriale firmata dai ministri Valditara e Piantedosi non dispone in modo categorico l’introduzione dei metal detector, rappresenta solamente una facoltà per i dirigenti, dunque un mezzo di prevenzione, uno strumento da attivare solo in casi di pericolo o in contesti specifici e storicamente nel nostro istituto non si sono mai verificati episodi di violenza né di aggressione”.
Secondo la dirigente, la scuola deve restare prima di tutto un luogo educativo e accogliente: “Innanzitutto, la scuola non dovrà essere percepita come un ambiente autoritario e repressivo, ma accogliente, preparata a risolvere problemi e comporre eventuali situazioni di controversie. Ogni decisione dovrà essere condivisa con la comunità scolastica e l’eventuale uso del dispositivo dovrà rispettare la privacy degli studenti”. Per il momento, dunque, spazio al confronto: “Per ora diamo spazio alla riflessione e al confronto per valutare e adottare strategie mirate a scongiurare eventuali rischi”. Parallelamente, la dirigente sottolinea la centralità di strumenti educativi e di ascolto: “Ritengo tuttavia fondamentale potenziare gli sportelli di ascolto, predisporre possibili percorsi di educazione all’affettività e invitare i docenti a instaurare un dialogo sempre più aperto e schietto con gli studenti al fine di individuare eventuali disagi ed evitare situazioni di criticità.
La dirigente Cinzia Pettinelli
Sarà essenziale la collaborazione scuola-famiglia, per me cardine del processo educativo, perché proprio quest’ultima rappresenta il più importante presidio di controllo e di relazione”.
Sulla stessa linea si colloca la dirigente scolastica Pettinelli, che chiarisce le modalità operative previste dalla direttiva: “La direttiva congiunta emanata dal Ministro dell’Istruzione e del Merito e dal Ministero dell’Interno prevede, su richiesta dei dirigenti scolastici, l’utilizzo di dispositivi manuali per la rilevazione di oggetti metallici, esclusivamente da parte degli operatori di pubblica sicurezza”.
Una misura che, secondo la dirigente, va considerata come straordinaria: “Tale misura si configura, a mio parere, come uno strumento di tutela ulteriore da adottare in scuole operanti in contesti sociali difficili o al verificarsi situazioni problematiche che possono rappresentare un rischio per la sicurezza e un limite al sereno svolgimento delle attività scolastiche. È pertanto un’azione straordinaria per gestire emergenze specifiche, da attivare in modo mirato e calibrato. Indubbiamente una misura importante, di aiuto e di deterrenza”. Ma, avverte Pettinelli, la prevenzione della violenza non può esaurirsi in interventi di controllo: “Tuttavia, se si vuol intervenire in maniera strutturale e profonda rispetto al disagio, alla degenerazione dei rapporti, alla violenza (non solo giovanile) che a volte si riversano nei contesti scolastici, sono a mio parere necessarie – parallelamente – azioni educative ordinarie e sistematiche”. Dalla promozione delle competenze relazionali al rafforzamento degli sportelli di ascolto psicologico, fino alla costruzione di reti territoriali, la dirigente sottolinea come “per gestire la complessità, risulta oggi essenziale creare reti per la segnalazione, l’intercettazione, l’ascolto e la gestione del disagio e presidiare in senso prevalentemente educativo i contesti scuola”.
La dirigente Marina Marziale
La dirigente Marziale richiama il quadro normativo di riferimento: “È opportuno innanzitutto precisare che la circolare congiunta del Ministro dell’Istruzione e del Merito e del Ministro dell’Interno, del 28 gennaio 2026, non è indirizzata direttamente a noi dirigenti scolastici, ma ai Prefetti e ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali, individuando nei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica le sedi deputate al coordinamento delle azioni di prevenzione e controllo”.
Ai dirigenti, spiega Marziale, spetta una valutazione responsabile e ponderata: “L’eventuale ricorso a strumenti di controllo degli accessi, inclusi i dispositivi manuali di rilevazione di oggetti metallici, è infatti previsto esclusivamente in presenza di specifiche situazioni di criticità e sempre nel rispetto della normativa vigente e dei diritti fondamentali degli studenti”.
Non mancano le riflessioni sull’impatto organizzativo ed educativo: “Tali misure pongono inoltre rilevanti questioni sia sul piano organizzativo e gestionale sia sul piano educativo, per le possibili ricadute sul clima scolastico e sul benessere della comunità educante”. Infine, la dirigente ribadisce la necessità di un approccio integrato: “Certamente la prevenzione della violenza richiede un approccio articolato e diversificato. Interventi di sicurezza come quelli previsti possono contribuire a ridurre i rischi, ma le prime azioni, indispensabili e urgenti, devono prevedere una osservazione sistematica del contesto scolastico, percorsi di supporto psicologico e strategie educative congiunte scuola e famiglia”.
Un coro di voci che, pur nella diversità dei contesti, converge su un punto fermo: la sicurezza è una priorità, ma non può prescindere dalla missione educativa della scuola e dalla costruzione quotidiana di relazioni, ascolto e comunità.