SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il liceo classico “G. Leopardi” di San Benedetto del Tronto vive un momento di transizione: sono in corso lavori di ristrutturazione, alcune classi sono temporaneamente spostate nella sede del Liceo Scientifico B. Rosetti, e si stanno sperimentando nuove iniziative per favorire l’aggregazione e l’orientamento degli studenti. Per comprendere meglio le esigenze e le aspirazioni dei ragazzi, abbiamo raccolto le opinioni di due rappresentanti di istituto, Sofia Croci e Silvia Scartozzi, su alcuni temi centrali della vita scolastica.
Quali sono, secondo voi, le priorità più urgenti da affrontare nella tua scuola in questo momento?
SILVIA: Presso la sede del Liceo Classico sono in corso da circa due anni importanti lavori di ristrutturazione, che a breve interesseranno anche l’Istituto Socio-Sanitario di Cupra. Al momento alcune classi sono collocate nelle aule del Liceo Scientifico Rosetti. I lavori hanno comportato la chiusura di due piani dell’edificio scolastico, riducendo gli spazi disponibili soprattutto durante lo svolgimento delle assemblee scolastiche. Inoltre, gli studenti che svolgono le lezioni nelle classi del Liceo Scientifico, essendo soltanto cinque classi, fanno fatica a vivere pienamente il clima e l’identità della nostra scuola; proprio per questo motivo, a partire dal mese di gennaio, ci sarà una rotazione delle classi. È però importante ricordare che questi temporanei disagi sono necessari per un obiettivo futuro: il miglioramento complessivo dell’istituto. I lavori in corso permetteranno infatti di offrire ai futuri studenti spazi più moderni e funzionali.
SOFIA: Una delle priorità più urgenti riguarda sicuramente la situazione degli spazi scolastici. A causa dei lavori in corso, alcuni studenti si trovano a svolgere le lezioni nella sede del Liceo Scientifico B. Rosetti, che non sempre permette di vivere la quotidianità scolastica con serenità e di sentirsi pienamente parte dell’istituto. Un’altra priorità riguarda gli incontri svolti in orario scolastico con esperti su diverse tematiche: ritengo che, accanto al loro valore formativo, sarebbe utile renderli ancora più rispondenti ai reali bisogni degli studenti, potenziando in particolare quelli legati all’orientamento e alle scelte future.
In che modo il ruolo di rappresentante di istituto può contribuire concretamente a migliorare la vita scolastica degli studenti?
SILVIA: Credo che il rappresentante d’istituto sia una figura centrale e attivamente coinvolta nella vita scolastica. Il suo compito principale, come il termine stesso suggerisce, è quello di rappresentare gli studenti, facendosi portavoce della loro voce all’interno del consiglio d’istituto e favorendo un dialogo costruttivo con il corpo docente e la dirigenza. Si occupa inoltre dell’ideazione dei progetti scolastici, contribuendo in parte alla loro organizzazione. Dunque, il rappresentante d’istituto è “un intermediario” tra le esigenze degli alunni e la volontà dei docenti, adoperandosi affinché il maggior numero possibile di esigenze venga accolto e soddisfatto.
SOFIA: Il ruolo di rappresentante di istituto è fondamentale perché permette di fare da ponte tra studenti e istituzione, raccogliendo le esigenze dei ragazzi e portandole nei contesti opportuni, favorendo il dialogo e il confronto. Allo stesso tempo, credo sia importante rendere la vita scolastica meno pesante e più stimolante, organizzando assemblee e attività che possano dare colore, momenti di condivisione e leggerezza a studenti spesso immersi nello studio, soprattutto in un percorso impegnativo come quello del liceo classico.
Quali difficoltà incontrate più spesso nel rappresentare le esigenze degli studenti nei confronti dell’istituzione scolastica?
SILVIA: Oltre ai molteplici vincoli burocratici che noi rappresentanti riscontriamo, talvolta risulta complesso organizzare attività capaci di conciliare le esigenze e le aspettative sia degli studenti sia dei docenti. In tali circostanze, si rivela essenziale l’intervento del nostro preside che, sempre disponibile all’ascolto, si impegna a comprendere le motivazioni dietro alle nostre richieste e a riferirle al corpo docente. È vero che non tutte le proposte vengono accolte; tuttavia, le ragioni che ne impediscono la realizzazione vengono sempre dettagliatamente spiegate.
SOFIA: La difficoltà principale è riuscire a far arrivare in modo efficace le istanze degli studenti, soprattutto quando i tempi sono ristretti o quando le richieste devono confrontarsi con limiti organizzativi e burocratici. Il confronto resta comunque uno strumento fondamentale per migliorare la scuola, anche grazie alla disponibilità al dialogo da parte della dirigenza, che rappresenta un punto di partenza importante.
Come descrivereste il rapporto tra studenti e docenti nella tua scuola? Ritenete che ci siano aspetti da migliorare?
SILVIA: Sulla base della mia esperienza, posso affermare che il rapporto tra studenti e docenti sia profondamente umano. Nella maggior parte dei casi noi studenti non incontriamo particolari difficoltà nell’esprimere eventuali disagi alle professoresse e ai professori, che vengono visti come veri e propri punti di riferimento. Molti docenti, infatti, riescono a creare durante le lezioni un clima di tranquillità e serenità, ritagliandosi momenti di dialogo e confronto su tematiche che spesso toccano da vicino il mondo dell’adolescenza. Proprio per questo, talvolta il rapporto tra docente e classe diventa così significativo che noi studenti ci sentiamo liberi di condividere anche esperienze personali ed extrascolastiche attraverso racconti e fotografie.
SOFIA: Nel complesso, il rapporto tra studenti e docenti è positivo e, in molti casi, molto umano. Ci sono insegnanti disponibili, comprensivi e capaci di creare un clima quasi familiare, che rappresenta una grande ricchezza della scuola. Naturalmente, esistono alcune situazioni più complesse, in cui il dialogo risulta meno immediato, ma credo che lavorare sull’ascolto reciproco possa rendere il rapporto ancora più sereno ed equilibrato.
Secondo voi, come potrebbe essere migliorata la qualità dell’insegnamento e il metodo didattico adottato in classe?
SILVIA: In generale, ogni docente sceglie il metodo didattico che ritiene più adatto, anche in base alla materia che insegna. In discipline come italiano e inglese, durante le lezioni vengono spesso proposti dibattiti e momenti di confronto, utili per migliorare le nostre capacità espressive e linguistiche. In altre materie, come storia, almeno nella mia classe si predilige invece la lezione frontale. Nel corso degli anni, quindi, il metodo di insegnamento viene modellato in base alle esigenze delle classi, così che gli studenti possano esprimere al meglio le proprie capacità. Le nuove tecnologie potrebbero forse essere utilizzate ancora di più, anche se ogni classe è dotata di una lavagna digitale e i docenti sono abbastanza preparati nel loro utilizzo.
SOFIA: La qualità dell’insegnamento è generalmente molto alta e i metodi didattici risultano efficaci. Tuttavia, ritengo che un aspetto migliorabile sia la gestione del carico di verifiche e interrogazioni, che spesso si concentrano nella stessa settimana, rendendo difficile uno studio realmente approfondito e costante. Inoltre, la suddivisione dell’anno in trimestre e pentamestre porta spesso a dover correre nei primi mesi: una scansione più equilibrata, come quella in quadrimestri, potrebbe favorire un apprendimento più sereno e consapevole.
Che valore attribuite all’amicizia e alle relazioni tra studenti all’interno della scuola? In che modo la scuola può favorirle?
SILVIA: Nel liceo siamo circa cinquecento studenti e questo fa sì che, almeno di vista, ci conosciamo un po’ tutti. Tale dimensione favorisce molto i rapporti tra noi studenti, che con il tempo spesso si trasformano in amicizie solide e durature. Personalmente mi sento molto fortunata, perché i miei compagni di classe sono tra gli amici più importanti della mia vita: posso dire senza esagerare che per me rappresentano una seconda famiglia e non come semplice modo di dire, ma perché è davvero così. Noi rappresentanti cerchiamo di creare momenti che prevedono la partecipazione di tutti gli studenti: durante le assemblee organizziamo attività che coinvolgono molti ragazzi per favorire la socializzazione e l’inclusione. Si potrebbero però introdurre ulteriori iniziative come incontri tra gli studenti del primo anno e quelli del quinto, così da aiutare i più piccoli a sentirsi accolti e rappresentati fin da subito in un ambiente che, all’inizio, può sembrare molto grande.
SOFIA: Le relazioni tra studenti sono un elemento fondamentale della vita scolastica. Quando sono arrivata al liceo, soprattutto nei primi anni, ho percepito un clima molto vivo e accogliente, con un forte senso di comunità che andava oltre la singola classe. Negli ultimi anni si avverte un calo nella partecipazione e nell’entusiasmo generale. La scuola può favorire le relazioni attraverso attività e momenti di aggregazione, ma anche il ruolo dei rappresentanti è centrale: personalmente mi impegno con passione e con il cuore per mantenere viva quella componente di socialità che, nonostante tutto, è ancora presente.
Per quale motivo avete deciso di assumerti l’impegno di rappresentante di istituto?
SILVIA: In realtà ricoprire il ruolo di rappresentante d’istituto è sempre stato un mio piccolo sogno: ho sempre desiderato mettermi in gioco e contribuire attivamente alla vita scolastica, partecipando all’organizzazione e al miglioramento delle attività dell’istituto. Arrivata al quinto anno, anche dopo aver potuto osservare l’impegno e il lavoro dei precedenti rappresentanti, mi sono sentita pronta ad assumermi questa importante responsabilità, con l’obiettivo di intervenire sugli aspetti più critici della scuola. Sono consapevole che le nostre competenze siano naturalmente limitate, ma il mio intento è quello di offrire maggiore chiarezza agli studenti e creare spazi in cui tutti possano esprimersi liberamente, accogliendo anche eventuali critiche che considero fondamentali per la crescita personale e collettiva. Vorrei dunque riuscire a mettere a frutto le capacità organizzative che ho sviluppato nel corso degli anni al liceo, lavorando per gli studenti e per l’introduzione di nuove attività stimolanti nel corso del pentamestre.
SOFIA: Ho deciso di candidarmi perché credo che sia facile criticare l’organizzazione dall’esterno, ma molto più utile provare a dare un contributo concreto. Anche se non sempre si riesce a raggiungere ogni obiettivo, per me è importante mettersi in gioco. Inoltre, mi considero una persona organizzata e creativa, e mi piace l’idea di poter portare nuove proposte e contribuire a creare un clima più gioioso e accogliente tra gli studenti.
Quali obiettivi concreti vi siete poste per questo anno scolastico nel tuo ruolo di rappresentante?
SILVIA: Come detto, il mio obiettivo principale è intervenire sugli aspetti più critici della scuola, cercando di offrire maggiore chiarezza agli studenti e di creare spazi in cui tutti possano esprimersi liberamente. Inoltre, voglio accogliere eventuali critiche che considero fondamentali per la crescita personale e collettiva, e mettere a frutto le capacità organizzative che ho sviluppato negli anni per introdurre nuove attività stimolanti nel corso del pentamestre.
SOFIA: Un obiettivo che mi sta particolarmente a cuore è cercare di riaccendere quel senso di calore e appartenenza che caratterizzava la scuola quando ero più piccola e che mi ha fatta innamorare di questo percorso, nonostante le sue difficoltà. Vorrei che i ragazzi riuscissero a percepire lo stesso clima accogliente e coinvolgente che ho vissuto io, sentendosi parte attiva della comunità scolastica.
Di cosa avrebbe maggiormente bisogno la tua scuola per funzionare meglio: risorse, spazi, ascolto, organizzazione o altro?
SILVIA: Ritengo che la mia scuola, oltre alla questione degli spazi già affrontata nelle risposte precedenti, abbia bisogno di maggiori fondi, anche se credo si tratti di una problematica comune a molte altre scuole. L’istruzione ha un ruolo fondamentale nella vita dei ragazzi e dovrebbe essere maggiormente incentivata e valorizzata, poiché il futuro del Paese è nelle mani delle nuove generazioni. Con un aumento delle risorse economiche si potrebbe investire maggiormente nella formazione dei docenti attraverso corsi sulla digitalizzazione, così che siano poi loro stessi a guidarci nell’utilizzo consapevole delle nuove tecnologie, mostrandoci non solo le potenzialità ma anche i possibili rischi. Inoltre, si potrebbero organizzare più attività e corsi pomeridiani, offrendo agli studenti l’opportunità di approfondire i propri interessi. Questo in parte è avvenuto lo scorso anno: grazie ai fondi del PNRR, la scuola ha attivato numerosi corsi pomeridiani di inglese, matematica e chimica.
SOFIA: La scuola avrebbe bisogno di miglioramenti su più fronti. Sarebbero utili maggiori risorse economiche per sostenere le attività proposte dai rappresentanti e spazi più adeguati durante i lavori in corso, che in questo periodo comportano anche alcuni piccoli disagi, come rumori durante le ore scolastiche e temperature poco confortevoli in alcune aule, aspetti che però sono legati a competenze esterne alla scuola. Anche l’organizzazione e l’ascolto restano elementi importanti: il dialogo con la dirigenza è presente e rappresenta una base positiva, ma può sempre essere rafforzato per rispondere in modo ancora più efficace alle esigenze degli studenti.
Se poteste cambiare una cosa della tua scuola, quale sarebbe e perché?
SILVIA: Ritengo che un aspetto migliorabile della scuola sia il dialogo e la chiarezza nella comunicazione tra gli organi organizzativi e gli studenti. Il liceo propone numerose gite e progetti, come il progetto neve o il soggiorno studio in Inghilterra per la preparazione al Cambridge; tuttavia, talvolta le date di queste iniziative non vengono comunicate con sufficiente anticipo. Questo può creare qualche disagio tra noi studenti, che avremmo bisogno di maggiore tempo per organizzarci e conciliare gli impegni scolastici con altre attività.
SOFIA: Se potessi cambiare qualcosa della scuola, interverrei sulla gestione del carico di studio, non tanto per la quantità dei contenuti, quanto per l’eccessiva concentrazione di verifiche in brevi periodi, che rende lo studio più stressante del necessario. Al di là di questo, il liceo classico mi ha dato moltissimo: amicizie, professori straordinari, un importante bagaglio culturale e una formazione che ha contribuito a costruire il mio carattere, ed è per questo che resta una scelta che rifarei senza esitazione.