DIOCESI – Si è svolto a Roma, dal 26 al 28 gennaio 2026, il Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana. Ad aprire i lavori, è stata l’articolata relazione del Cardinale Matteo Zuppi. A partire dai contenuti del documento presentato, abbiamo intervistato il Vescovo Gianpiero Palmieri, Vicepresidente della CEI, per approfondire come i pronunciamenti emersi possano essere accolti e vissuti concretamente nella Chiesa locale.
Vescovo Gianpiero, quali sono, secondo lei, le priorità da assumere nelle diocesi del Piceno perché non resti una riflessione di alto livello ma diventi orientamento pastorale concreto?
L’argomento di fondo affrontato dal cardinale Zuppi è l’analisi della trasformazione in atto della società italiana e la “collocazione” della Chiesa. Il Censis nel suo report annuale, citato nella relazione del presidente CEI, parla di un’“età selvaggia, del fuoco e del ferro”, mentre Giorgio La Pira già usava l’espressione “età della forza”: due formulazioni diverse che descrivono la nostra come una società in cui la forza e l’aggressività rischiano di prevalere sul diritto, sulla legge e sulla costruzione del bene comune. Secondo il Censis, metà degli italiani e oltre il 55% dei giovani non credono più che il futuro sarà un progresso. Quasi il 40% pensa che in questa fase storica contino soprattutto la forza e l’aggressività e quasi il 30% ritiene preferibili regimi autocratici a quelli democratici.
Questo indica una tendenza molto forte verso l’affermazione dell’io e della volontà individuale, a scapito del “noi” e della sua dimensione solidale. Di fronte a questo scenario, la prima priorità irrinunciabile per la Chiesa è continuare a esserci: esserci curando le ferite, come ha detto il cardinale, ed esserci proponendo continuamente “case”, cioè spazi di comunità, fraternità e solidarietà. Le comunità cristiane fanno questo lavoro da sempre: creare luoghi in cui il noi non venga smantellato, ma costruito giorno dopo giorno.
La priorità pastorale, dunque, è continuare a creare spazi di accoglienza, fraternità e solidarietà, contribuendo a costruire un modo diverso di stare nella società e nel mondo e contrastando concretamente la deriva verso una società della forza. In questo senso si inserisce anche il cammino sinodale, non come semplice applicazione di documenti, ma come recezione creativa e critica delle scelte comuni, secondo la sensibilità e i bisogni della realtà locale.
Papa Leone XIV richiama il rischio di un “arianesimo di ritorno”, una fede che ammira Gesù ma non lo riconosce come Dio vivo. Come aiutare le nostre comunità del Piceno a riscoprire l’essenziale della fede cristiana, in un linguaggio comprensibile e non astratto?
Il richiamo di papa Leone XIV si collega profondamente alla centralità della Parola di Dio e alla vita concreta delle comunità. Aiutare le comunità a riscoprire l’essenziale della fede significa evitare un cristianesimo ridotto a valori generici o a una semplice ammirazione etica di Gesù e quindi tornare a una fede vissuta, celebrata, incarnata e condivisa.
Nelle diocesi del Piceno sono tante le realtà ecclesiali che mettono “al centro” la parola di Dio nei cammini di fede che propongono alle persone, una Parola che non va solo annunciata, ma ascoltata insieme, pregata e tradotta nella vita. Un linguaggio comprensibile nasce da comunità che vivono ciò che annunciano: comunità in cui la fede si riconosce nella prossimità, nell’accoglienza, nella fraternità e nella cura delle ferite. Quando la fede diventa esperienza condivisa, non resta astratta e non rischia di trasformarsi in una forma di “arianesimo”, ma diventa incontro con Cristo vivo che cambia la vita.
Tutte le comunità sono chiamate ad essere creative nel proporre percorsi spirituali adatti al tempo presente e che mettano i fedeli e le persone in ricerca a contatto con la Parola. Solo a titolo di esempio, sta per iniziare in tre luoghi diversi, il cammino delle 10 Parole, una proposta per tornare a riscoprire l’essenziale della nostra fede.
I primi incontri si terranno:
– Ad Ascoli nella Chiesa di Santa Maria Goretti (dal 9 febbraio ogni lunedì alle ore 21.00)
– Ad Acquasanta Terme nella Chiesa di San Giovanni Battista (dal 10 febbraio ogni martedì alle 21.00)
– A Porto d’Ascoli nella Chiesa di Cristo Re (dal 10 febbraio ogni martedì alle 21.00).
Il testo del Cardinale Zuppi invita a ritrovare forza ecclesiale prendendosi cura delle ferite del prossimo. Quali ferite vede come più urgenti oggi nel Piceno e come la Chiesa locale può farsi realmente prossima, non solo a parole?
Una prima ferita è quella legata alla situazione dei ragazzi. Il lavoro di indagine (novecento questionari compilati liberamente da adolescenti del Piceno) svolto da un gruppo di lavoro guidato da Paola Bignardi, è arrivato a una fase conclusiva e ora chiede un’assunzione di responsabilità da parte di tutti: istituzioni scolastiche e politiche, famiglie e comunità ecclesiali. Da qui a giugno sono previsti incontri con dirigenti scolastici, docenti di tutte le discipline e con gli stessi ragazzi; a settembre si lavorerà per costruire un’alleanza educativa più ampia. L’obiettivo è creare spazi di ascolto, attenzione e cura, e promuovere un mondo adulto capace di accompagnare davvero i più giovani.
Un’altra grande ferita riguarda il rifiuto e la marginalizzazione delle persone più fragili: migranti, persone senza dimora, situazioni di estrema vulnerabilità. In una società che spesso condanna senza farsi carico, la Chiesa continua a impegnarsi nell’accoglienza e nell’accompagnamento concreto. Molti episodi di degrado o violenza nascono proprio dall’abbandono e dall’assenza di progetti di accompagnamento. La comunità cristiana cerca di prevenire queste situazioni facendosi carico delle persone, pur sapendo che non può essere lasciata sola e che serve una responsabilità condivisa con la società civile.
È chiaro che chi delinque deve essere fermato con gli strumenti della giustizia. Ma allo stesso tempo, se si vuole davvero prevenire, queste situazioni vanno accompagnate e non lasciate a sé stesse.
Di fronte al disagio giovanile e alla violenza, il testo ribadisce il primato dell’educazione. Quali scelte concrete dovrebbero compiere le diocesi del Piceno per investire seriamente sull’educazione, anche con risorse limitate?
La scelta educativa passa innanzitutto dalla costruzione di un’alleanza educativa reale tra Chiesa, scuola, famiglie e istituzioni. Le diocesi stanno già investendo nell’ascolto dei ragazzi, nella restituzione dei dati emersi dall’indagine compiuta e nel coinvolgimento diretto dei giovani.
Accanto a questo, è fondamentale sostenere il mondo adulto e genitoriale, che oggi vive una grande fatica nel compito educativo. I Centri Famiglia, il Centro Accoglienza alla Vita e le realtà come il Centro Siloe rappresentano strumenti concreti attraverso cui la Chiesa mette in movimento volontariato e professionalità per accompagnare le famiglie e prevenire situazioni di disagio. Anche con risorse limitate, la scelta è quella di investire su relazioni stabili, ascolto e presenza continuativa.
Papa Leone XIV chiede che ogni comunità diventi una “casa della pace”. Quali criteri concreti possono aiutare le parrocchie del Piceno a verificare se stanno davvero diventando luoghi di dialogo, riconciliazione e fraternità?
Una comunità diventa casa della pace quando è realmente accogliente, quando crea spazi di dialogo e quando non esclude. I criteri concreti sono semplici ma esigenti: la capacità di ascoltarsi reciprocamente, di accogliere le differenze, di costruire relazioni fraterne e di offrire spazi di partecipazione reale.
Le parrocchie possono rendersene conto chiedendosi se sono luoghi in cui le persone si sentono a casa, se esistono spazi di confronto sinodale, se si pratica la riconciliazione e se la fraternità diventa stile quotidiano.
Entriamo nella fase di recezione del Cammino sinodale. Quali cambiamenti reali si aspetta nelle diocesi del Piceno, perché lo stile sinodale non resti un’esperienza episodica ma diventi modo ordinario di essere Chiesa?
La recezione del cammino sinodale non può ridursi a un’applicazione formale dei documenti. Ci si aspetta un cambiamento nello stile: più ascolto, più corresponsabilità, più valorizzazione dei ministeri battesimali e una maggiore partecipazione dei laici, sia all’interno che all’esterno delle comunità.
Nelle linee pastorali del 2026 si è cercato di tradurre questo stile in scelte concrete: centralità della Parola di Dio, spazi sinodali di accoglienza reciproca, ripensamento dei modi di evangelizzare. Lo stile sinodale diventa ordinario quando entra nella vita quotidiana delle comunità e nelle decisioni pastorali.
Se dovesse indicare una o due scelte pastorali decisive per le Chiese del Piceno nei prossimi anni, alla luce di questo testo, quali indicherebbe come prioritarie e perché?
Il primo compito della comunità cristiana è sicuramente quello dell’annunciare il Vangelo e di testimoniarlo non solo con le parole ma anche con le opere. Si concretizza attraverso anche il rafforzamento delle comunità cristiane, affinché possano esprimere pienamente la responsabilità e l’azione dei laici. Comunità più forti e vive sono in grado di annunciare il Vangelo non solo a parole, ma con le opere, umanizzando la società attraverso la prossimità ai più fragili.
La seconda scelta prioritaria riguarda il compito educativo e la solidarietà: investire sui ragazzi, sostenere le famiglie e farsi carico delle persone più fragili: poveri, anziani, persone senza dimora, famiglie in difficoltà economica. Sono ambiti fondamentali per evitare che la società si disgreghi ulteriormente e per testimoniare un Vangelo che si fa cura, presenza e speranza.
Nel testo del Cardinale Matteo Zuppi ha suscitato molto dibattito l’intervento sul referendum sulla giustizia e il tema delle cure palliative e del suicidio assistito. Che lettura possiamo darne?
Da un lato, per quanto riguarda il tema del referendum, una lettura attenta e non strumentale delle parole del Cardinale mette in evidenza che la posta in gioco è di natura costituzionale, in particolare l’autonomia e l’autogoverno della magistratura. Proprio perché si tratta di una questione così rilevante, Zuppi sottolinea che è necessario informarsi ed esprimere il proprio voto, evitando l’astensionismo. Allo stesso tempo, però, evidenzia come non sia sufficiente limitarsi al quesito referendario: è necessario lavorare affinché la giustizia diventi sempre più efficace ed efficiente anche dopo l’eventuale consultazione.
L’altra grande questione affrontata è quella del suicidio assistito, un tema complesso e particolarmente delicato. Qui emerge la preoccupazione di evitare una frammentazione normativa dovuta a interventi differenti da parte delle singole regioni. Per questo si auspica un quadro legislativo nazionale chiaro e condiviso: una legge che metta al centro la tutela e la salvaguardia della vita e che parli innanzitutto di cura delle persone.
In questa prospettiva, il Cardinale richiama con forza la necessità di rendere realmente accessibili, su tutto il territorio nazionale, le cure palliative, così da offrire risposte concrete alla sofferenza senza dover ricorrere al suicidio assistito. Pur nella consapevolezza della difficoltà e del dolore che una legge su questi temi comporta, appare necessario intervenire per evitare risposte disomogenee tra le regioni, con l’auspicio che il quadro normativo che verrà delineato sia davvero orientato alla tutela della vita.